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CORTOMETRAGGI

Il cinema indie di Stefano Simone

“L’uomo vestito di nero” (12’) “Lo storpio” (20’) “Kenneth” (25’) “Contratto per vendetta” (24’) Classe 1986, il giovane Stefano Simone, originario di Manfredonia, è stato autore tra il 2007 e il 2008 dei quattro cortometraggi “L’uomo vestito di nero”, “Lo storpio”, “Kenneth” e “Contratto per vendetta”, facenti parte di una filmografia totale di undici short.

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“L’uomo vestito di nero” (12’) “Lo storpio” (20’) “Kenneth” (25’) “Contratto per vendetta” (24’) Classe 1986, il giovane Stefano Simone, originario di Manfredonia, è stato autore tra il 2007 e il 2008 dei quattro cortometraggi “L’uomo vestito di nero”, “Lo storpio”, “Kenneth” e “Contratto per vendetta”, facenti parte di una filmografia totale di undici short.

Il primo, in cui l’uomo vestito di nero è il misterioso individuo che in una casa di montagna incita il giovane Morgan a trucidare i suoi amici Jonathan e Marco, i quali lo costringono come uno schiavo a pulire e preparare da mangiare mentre si dedicano alla nullafacenza, s’ispira con ogni probabilità allo slasher-movie proto-“Venerdì 13”, anche se la storia appare più vicina a quella del dimenticato “976-Chiamata per il diavolo” (1988) di Robert Englund. Ma, a causa probabilmente della quasi totale assenza di budget, a non essere mostrato, nel corso dei 12 minuti di durata, è proprio il tanto atteso massacro, punto di forza di tutti i prodotti di questo genere.

Del resto, come testimoniano il sonoro, la notevole presenza di totali e la recitazione, siamo nell’ambito del “lavoretto” amatoriale realizzato tra amici, anche se una certa attenzione per il montaggio, accompagnato dalle apprezzabili musiche di Gigi Cosi, permette di non annoiarsi affatto nel corso della visione. E le musiche, ossessive e questa volta a firma di Nico Rubini, sono anche la nota positiva de “Lo storpio”, in cui il personaggio del titolo, emarginato e sbeffeggiato a causa del suo handicap fisico, si trova immerso in eccesso di contrasti fotografici e ombre sui volti per una trama che sfocia nel thriller, venendo però tirata un po’ troppo per le lunghe (siamo sui 20 minuti). Come pure quella di “Kenneth” (qui la durata è addirittura di 25 minuti), tratto da un racconto breve di Gil Brewer e noiosamente incentrato sull’improvviso sfogo violento da parte del disoccupato e solitario protagonista nei confronti dei responsabili della sua frustrata esistenza.

Pur senza sfuggire al look dell’operina fatta in casa, va un po’ meglio in “Contratto per vendetta” che, ispirato a Lawrence Black, racconta in circa 24 minuti e con un po’ di splatter la vicenda di una sorta di giovane giustiziere incaricato, per un compenso di 35000 euro, di eliminare i due criminali che hanno messo in ginocchio una pacifica cittadina attraverso attività illegali e delinquenza. Con sorpresa finale.

Francesco Lomuscio

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