In prima serata su Spike (canale 49) alle 21,30 Febbre da cavallo di Steno, con Proietti e Montesano

Lode al cinema popolare e sanguigno di Steno che, senza inutili orpelli, è stato capace di raccontare con impareggiabile umorismo un'epoca e una tipologia umana pittoresca, come quella degli scommettitori delle corse dei cavalli. Eccezionali Gigi Proietti ed Enrico Montesano, così come l'ottimo parterre di caratteristi

  • Anno: 1976
  • Durata: 100'
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Steno

In prima serata su Spike (canale 49) alle 21,30 Febbre da cavallo, un film del 1976 diretto da Steno. Interpretato da Gigi Proietti ed Enrico Montesano, con Francesco De Rosa, Mario Carotenuto, Catherine Spaak, Gigi Ballista, Ennio Antonelli e Adolfo Celi, la sceneggiatura venne ideata da Massimo Patrizi con la collaborazione di Alfredo Giannetti, e fu poi rimaneggiata in fase di pre-produzione. Considerato, con il passare degli anni, un film di culto della commedia italiana, ha lanciato le carriere dei protagonisti Proietti e Montesano, oltre a essere ricordato per la sua particolare scalata al successo nel corso degli anni. Dopo aver ottenuto tiepidi incassi nelle sale, all’epoca della sua uscita, i molteplici passaggi televisivi, in particolare sulle TV locali romane, lo hanno nel tempo rilanciato fino a farne un’opera cult per appassionati della commedia leggera all’italiana nonché per frequentatori più o meno assidui di sale scommesse e ippodromi, generando altresì gag e scene comiche rimaste nell’immaginario collettivo. Questa sorta di resurrezione del film si concretizzerà definitivamente nel 2001 quando, oltre all’annunciato sequel diretto dai figli di Steno, il giornalista Alberto Pallotta pubblica un libro sul film dal titolo Febbre da cavallo, presentato all’Isola del cinema di Roma, comprendente la sceneggiatura integrale del film, recensioni e statistiche dell’epoca, dietro le quinte e altro. Pallotta dice che: «È stato un film salva serate, specie per i giovani, che si sono spesso ritrovati per vederlo la sera». Enrico Vanzina, nella prefazione del libro, attribuisce al padre Steno gran parte della riuscita dell’opera, sottolineando la grande maestria nell’aver scelto gli interpreti ideali al ruolo affidatogli.

Sinossi
Mandrake, Pomata e Felice, tre amici con il comune vizio delle scommese clandestine sui cavalli e allo stesso tempo alla disperata ricerca di denaro (per i debiti contratti con le scommesse), cercano di truccare una corsa. Uno di loro dovrà prendere il posto del fantino di un cavallo dato per sicuro vincente, facendo in modo che vinca invece un brocco su cui loro punteranno molti soldi.

Febbre da cavallo è una commedia popolare realizzata con perizia da Steno, un maestro che qui trovò una vena particolarmente felice, lontana anni luce dalla volgarità della commediaccia sexy che in quel periodo iniziava a fare furore ai botteghini. Si parla dell’ossessione per le scommesse ippiche di tre sempliciotti, ma la trama è solo la scusa per affilare una serie di scenette e di battute entrate nella memoria collettiva, tanto da renderlo un vero film di culto a Roma, e non solo. Steno non aveva la pretesa di fare una commedia alla Lubitsch o alla Billy Wilder, ma il film può contare ugualmente su un tripudio di invenzioni grottesche, su gag sanamente cattive che in qualche caso strappano l’applauso (che dire di “un fischio maschio senza raschio” o della scena in cui la Montagnani si finge morta), su un ritmo e una vis comica tutt’altro che disprezzabili. E poi lo spettacolo è garantito dagli attori, da un Gigi Proietti che avrebbe meritato un Oscar come miglior attore comico, davvero in forma strepitosa, a un Montesano ugualmente irresistibile nella parlata burina e nelle imitazioni, fino a una schiera di caratteristi fra cui vanno citati almeno Mario Carotenuto, una breve partecipazione di Adolfo Celi come giudice, lo sfortunato Francesco De Rosa come co-protagonista, una Catherine Spaak bella ma un po’ decorativa. È chiaro che se si volesse farne un’analisi “obiettiva” salterebbero fuori numerosi difetti, ma in questo caso si tratta di una commedia che riesce a strappare molte risate senza ricorrere all’armamentario nudi, parolacce e simili: si ride senza provare vergogna. Movimentata colonna sonora di Tempera, Bixio e Frizzi e sceneggiatura a cui partecipò anche il figlio di Steno, Enrico Vanzina, che non manca di un suo valore sociologico sull’Italia un po’ cialtrona di quegli anni. All’epoca solo un modesto successo, che poi divenne un cult grazie ai passaggi sulle reti televisive commerciali.

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Utlima modifica: 28 luglio, 2019



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