72 Festival di Cannes: La Gomera di Corneliu Porumboiu (Concorso)

La Gomera è l’approdo al concorso di uno degli esponenti più ‘dirompenti’ (a dire di molti) del nuovo cinema rumeno. Il film di Corneliu Porumboiu già divide Cannes 72 tra chi lo osanna come il migliore finora visto nel Concorso e chi lo relega ad un giochino inutile, fine a se stesso

  • Anno: 2019
  • Durata: 97'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Romania, Francia, Germania
  • Regia: Corneliu Porumboiu

La Gomera è l’approdo al concorso di uno degli esponenti più ‘dirompenti’ (a dire di molti) del nuovo cinema rumeno. Il film di Corneliu Porumboiu già divide Cannes 72 tra chi lo osanna come il migliore finora visto nel Concorso e chi lo relega ad un giochino inutile, fine a se stesso.

The whistlers, i fischiatori, nel suo titolo originale, racchiude il fulcro del metaracconto che dovrebbe incarnare: un poliziotto, Cristi (l’incolore Vlad Ivanov), tra il cinico ed il disilluso, approda a La Gomera, isola delle Canarie, per imparare El Silbo gomero, il famoso linguaggio fischiato praticato dagli autoctoni. Il linguaggio in codice serve a trovare informazioni che dovrebbero far liberare Zsolt, un uomo d’affari dalle mani decisamente in pasta, imprigionato in carcere a Bucarest. Nell’isola lo attende la donna del boss, Gilda: femme fatale (dipinta dentro uno stereotipo che non lascia nulla all’immaginazione), una delle sue insegnanti, insieme ad altri malavitosi. Dall’arrivo di Cristi veniamo catapultati in una falsa combinazione di non sense, tra La gomera e Bucarest, dove tutto è mescolato in un puzzle che non attrae né per un ritmo-montaggio lento e statico rispetto all’avvicendarsi degli avvenimenti, né per la sostanza di ciò che vuole comunicare. Non riesce a generare alcun minimo di curiosità una storia incapace di autoalimentarsi da sola, trascinandosi stancamente nella caccia del gatto al topo dove i ruoli si interscambiano, dentro un già visto che semplicemente annoia.

La presunta mescolanza di generi cinematografici non può essere resa con dei semplici inserti di capolavori del cinema o con simulazioni di apici hitchcockiani (se per originalità si intende il reinventare per l’ennesima volta la scena della doccia di Psycho, veramente non riesco a rimanere folgorata). Cristi-John Wayne inconsapevole eroe non affascina per niente. Il discorso sul linguaggio, nella metafora di una lingua fischiata, unica e possibile evasione da una comunicazione più controllata, semplicemente non si materializza. Qualche leggera risata qua e là: nulla di più lascia ai suoi spettatori La Gomera. Mentre scorrevano le immagini del film, la mia mente riproduceva come contraltare brillante Finalmente domenica!, ultimo e magnifico lungometraggio di François Truffaut, per rimarcare un esperimento cinematografico decisamente bocciato. Il passaggio dalle sezioni collaterali (Quinzaine des Réalisateurs dove Porumboiu aveva convinto con A Est di Bucarest nel 2006) al Concorso risulta davvero non all’altezza.

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Utlima modifica: 19 maggio, 2019



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