Il Campione di Leonardo D’Agostini: un’opera prima fenomenale come il suo protagonista

Quinto titolo del progetto "Adotta un film", Il Campione di Leonardo D'Agostini fotografa in maniera implacabile il mondo del calcio con i suoi miti ed i suoi demoni

  • Anno: 2016
  • Durata: 01 Distribution
  • Distribuzione: 105'
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Leonardo D'Agostini
  • Data di uscita: 18-April-2019

Dal 2015 01 Distribution e Rai Cinema hanno dato vita ad un progetto chiamato “Adotta un film”, per promuovere e supportare il lavoro di giovani cineasti italiani; per il quinto anno consecutivo è stato scelto Il Campione, opera prima di Leonardo D’Agostini, che racconta la storia di Christian Ferro (Andrea Carpenzano), giovane promessa dell’AS Roma, dedito a una vita di eccessi e costretto dalla società a diplomarsi, con la speranza di dargli una maggiore disciplina e stabilità. Allo scopo viene assunto Valerio Fioretti (Stefano Accorsi), un professore di storia e filosofia apparentemente allo sbando ma di polso.
Alla domanda, sollevata nel corso della narrazione, se sia giusto o no assecondare gli eccessi di un grande ma immaturo talento, segue il ritratto, per lo più realistico anche se talvolta forzato, di una società come la nostra, inebriata dal mito del calcio e dei calciatori, per cui si spendono e spostano milioni di euro, si creano disagi di difficile gestione e si accendono gli istinti più disumani di coloro che si definiscono tifosi, ma poco o nulla hanno di chi ha davvero a cuore una propria squadra.

Il romano D’Agostini (collaboratore anche al soggetto e alla sceneggiatura) sceglie tutto ciò come sfondo per la sua storia, affidata a un protagonista d’eccezione: CF24, come viene soprannominato Christian Ferro – con un esplicitissimo rimando al CR7 di Cristiano Ronaldo – è un fuoriclasse, uno di quei fenomeni come se ne vedono di rado in giro, istintivo, fisico, arrogante. Caratteristiche che il giovane esibisce anche fuori dal campo, nella vita di tutti i giorni, con le persone che incontra per strada e che lo riconoscono come un modello da seguire. In realtà, dietro la facciata del cattivo ragazzo, oltre all’indiscutibile talento, si nascondono un’insicurezza e una fragilità dovute a una grave perdita. Prigioniero della sindrome dell’abbandono, che lo costringe a vivere nel costante timore di rimanere solo, Christian si circonda di pseudo amici che non fanno altro che sfruttarlo per la sua fama e la sua ricchezza; lo stesso manager si preoccupa solo del valore economico, per tornaconto personale, facendo molto poco gli interessi del ragazzo. In tale contesto si inserisce la figura di Valerio, l’unico che sembra prendere a cuore Christian, inizialmente anche lui in termini di guadagno, ma rendendosi ben presto conto di quanta sofferenza gravi sulle spalle del giovane, disagio che lui comprende e condivide nel profondo. Nel rapporto tra i due emerge così tutta la carica emotiva del film, che sfrutta alla perfezione la chimica tra i due interpreti, bravissimi nel dare voce, anima e corpo ai rispettivi personaggi: ciascuno impara dall’altro qualcosa di utile, di fondamentale al fine di un’esistenza più serena, riuscendo in qualche modo a gestire le insanabili ferite che si portano dietro, a incanalare rabbia, disperazione e solitudine, ad affrontare le responsabilità che vengono loro affidate con una maggiore consapevolezza e sicurezza di sé. Nell’incontro tra i due, i ruoli spesso si scambiano, ma entrambi ritrovano l’uno nell’altro le figure mancanti ma imprescindibili per la loro personale crescita (e sopravvivenza).

La scrittura è agile e intrisa di ironia, per cui si ride di gusto per gran parte della durata della visione, ma sotto sotto si percepisce il potenziale drammatico della vicenda, talmente ancorato alla realtà e all’attualità da risultare a tratti disturbante; il lavoro sulla colonna sonora è una vera e propria opera d’arte, in grado di potenziare con la musica le immagini e le parole non dette. Nel complesso, a livello registico, siamo di fronte ad un autore capace e maturo, che sa cosa dire e come dirlo, forse anche merito degli argomenti trattati, per cui ne risulta un film completo, divertente ed emozionante. Ultime (azzardate) postille sulle scelte del nome Cecilia (madre di Christian e moglie di Valerio) a dare l’idea di donna forte, dolce e appassionata, che indica il percorso da seguire – anche quando non fisicamente presente – e del libro che legge Valerio durante una delle sedute di studio, A ovest di Roma di John Fante, che tratta non a caso del tema padre-figlio e di una famiglia in disfacimento.

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Utlima modifica: 15 Aprile, 2019



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