La favorita: Lanthimos provoca il cinema in costume con cinismo e ferocia, chiamando tre attrici per i ruoli principali

Favorita di nome e di fatto, questa coproduzione britannico-statunitense viaggia verso gli Oscar con ben dieci candidature, dopo essersi aggiudicata a Venezia la Coppa Volpi e il Gran Premio della Giuria. Già dalla prima sequenza del film, il nichilista e provocatorio Yorgos Lanthimos chiarisce come vuole giocare con il genere storico

  • Anno: 2018
  • Durata: 120'
  • Distribuzione: 20th Century Fox
  • Genere: Storico
  • Nazionalita: Irlanda, Regno Unito, Stati Uniti d'America
  • Regia: Yorgos Lanthimos
  • Data di uscita: 24-January-2019

Favorita di nome e di fatto, questa coproduzione britannico-statunitense viaggia verso gli Oscar con ben dieci candidature, dopo essersi aggiudicata a Venezia la Coppa Volpi e il Gran Premio della Giuria. Già dalla prima sequenza del film, il nichilista e provocatorio Yorgos Lanthimos chiarisce come vuole giocare con il genere storico, per lui nuovo: la carrozza si avvicina al castello, si ferma, ma invece di catapultarci all’interno della corte inglese del XVIII secolo, un improvviso scapaccione sul fondoschiena fa cadere in una pozzanghera di fango e sterco Abigail Hill (futura lady Masham), impersonata da un’apparentemente remissiva Emma Stone, che funge da catalizzatrice per dare il via all’intreccio.

Dopo di che per due ore non usciremo più dalla reggia, sapendo quanto il regista ami creare dei microcosmi – dal gruppo di infermieri che recitano in Alps (2011) al nucleo familiare de Il sacrificio di un cervo sacro (2017) – dentro i quali può osservare i suoi personaggi mentre interagiscono e spesso si accapigliano fra loro. “Non volevo creare il personaggio del cattivo e quello della vittima. Invece, l’idea di chi sia il cattivo e chi la vittima è mutevole, cambia e si sposta da un ruolo all’altro – afferma Lanthimos. – In questo modo il pubblico prova qualcosa in base a ciò che i personaggi fanno e non esprime su di loro un giudizio assoluto, anche quando fanno qualcosa di orribile”.

Al centro della trama, c’è un originale terzetto di protagoniste femminili molto ben assortito, che oltre alla citata attrice statunitense annovera due interpreti britanniche con cui Lanthimos aveva lavorato nel suo primo lungometraggio in lingua inglese: Olivia Colman, già direttrice dell’albergo in The lobster (2015), qui è stata incoronata sovrana e veste i preziosi panni di Anna Stuart, che regnò dal 1702 al 1714, logorata dalla cattiva salute e dal peso fisico e psicologico di diciotto gravidanze concluse con figli morti prima di nascere o in tenera età, nel film dolorosamente rimpiazzati con altrettanti conigli, così amati che possono mettere in cattiva luce oppure far entrare nelle grazie della regina chi a loro si avvicina.

E Rachel Weisz, che fu la fragile donna miope in The lobster, qui invece impersona la favorita in carica, dal moschetto facile e senza peli sulla lingua, di fatto la reggente delle sorti della Gran Bretagna, con l’altisonante nome di lady Sarah Churchill. Tra gli attori maschili, nascosti da ingombranti parrucche e belletto volutamente esagerato, troviamo i britannici Nicholas Hoult e Joe Alwin. Una curiosità: alcuni personaggi, come la dispettosa cameriera che in fatto di crudeltà si dimostra pari agli aristocratici suoi padroni, sono interpretati da persone che non hanno curriculum o formazione attoriale, ma presentano un volto giudicato interessante dal casting.

Partendo da una sceneggiatura intitolata The balance of power e scritta nel 1998 da Deborah Davis, che prendeva spunto dalle memorie della stessa Sarah Churchill e da una biografia firmata dal suo arcinoto discendente Winston, il regista greco e lo sceneggiatore australiano Tony McNamara hanno fornito ai personaggi principali un solido background, in modo da caratterizzarli e renderne credibili azioni e reazioni, anche se non sempre i dati storici del regno inglese sono rispettati pedissequamente.

Girato in pellicola 35mm, con angolazioni anticonvenzionali, talvolta utilizzando l’obiettivo grandangolare che ha il pregio di mostrare tutti i dettagli, dal soffitto al pavimento, dei lunghi corridoi, salotti e scalinate di Hatfield House, nello Hertfordshire inglese, il lungometraggio è interessante e godibile, soprattutto nella prima parte.

Ci sono scene spiazzanti, irriverenti e feroci secondo lo stile proprio dell’autore, come quella del ballo – non dimentichiamo che Lanthimos ha cominciato la sua carriera filmando le danze greche – o la scena dell’odioso tiro delle arance sul giullare nudo. Ma nonostante il ritmo inizialmente serrato e una fisicità fatta di schiaffi e galoppate, l’atmosfera cupa finisce per prendere il sopravvento, complici anche i colori austeri di costumi e scenografie. E La favorita, che nelle intenzioni dichiarate del regista e dello sceneggiatore dovrebbe essere una storia d’amore, si rivela all’opposto una trama che si nutre di assenza d’amore nella totalità delle sue fibre: riuscirà ad affermare il tema per contrasto?

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