Connect with us

FILM DA VEDERE

Disponibile in home video il cofanetto con i film più celebri dell’indimenticabile Audrey Hepburn

Se Marilyn Monroe fu l'emblema della sensualità, Audrey Hepburn fu il simbolo dell'eleganza. Intelligente, aggraziata e spiritosa, fragile ma dall'anima d'acciaio, Hepburn è stata l'interprete ideale di personaggi frizzanti e sognatori, giovani donne eterne adolescenti, dotate di un fascino discreto

Publicato

il

È proprio di pochi giorni fa la notizia dell’imminente realizzazione di una serie tv sulla vita di Audrey Hepburn, a riprova di quanto la figura sofisticata e inconsueta della grande attrice non cessi di esercitare un notevole fascino. Figlia di un banchiere anglo-irlandese e di una baronessa olandese, Audrey debuttò a Broadway il 24 novembre 1951 e fu un clamoroso successo. Da qui partì la sua scalata cinematografica. Il primo film importante, con cui vinse l’Oscar come migliore attrice, arrivò nel 1953 con il ruolo della graziosa principessa Anna in Vacanze romane di William Wyler. L’anno successivo, a fianco di Humphrey Bogart e William Holder, che s’innamorò perdutamente di lei, fu la protagonista di Sabrina di Billy Wilder, interpretazione che le valse una nomination. Seguirono My fair lady (1964) di G. Cukor, Cenerentola a Parigi (1957) di Stanley Donen, Verdi dimore (1959) di Mel Ferrer e, ovviamente, Colazione da Tiffany (1961), altra nomination all’Oscar, di Blacke Edwards.

Dal 1967 in poi lavorò in maniera molto sporadica. Dopo il divorzio da Ferrer, Hepburn sposò uno psichiatra italiano, Andrea Dotti, con il quale ebbe il suo secondo figlio, Luca. La gravidanza fu molto difficile e l’attrice dovette rimanere quasi tutto il tempo a letto. Con l’arrivo di Luca, decise di diminuire i suoi impegni di attrice e di dedicarsi alla famiglia. Tornò al cinema nel 1976, accanto a Sean Connery in Robin e Marian, film che ebbe un successo moderato. Nel 1979 interpretò il ruolo principale in Linea di sangue.

Se Marilyn Monroe fu l’emblema della sensualità, Audrey Hepburn fu il simbolo dell’eleganza. Entrambe hanno impresso un segno incancellabile. Hepburn è diventata un’icona inarrivabile di stile e raffinatezza dai tempi del suo primo successo sul grande schermo. Con i suoi grandi occhi scuri, il fisico esile e flessuoso e il dolce e fotogenico sorriso, l’attrice ha rovesciato i canoni della bellezza femminile, imponendo una moda sofisticata a sbarazzina, tutta foulard e ballerine. Intelligente, aggraziata e spiritosa, fragile come un grissino ma dall’anima d’acciaio, Hepburn è stata l’interprete ideale di personaggi frizzanti e sognatori, giovani donne eterne adolescenti, dotate di un fascino discreto. Spigliate ragazze moderne, un po’ svagate, alla costante ricerca del buon partito e dell’amore. Proprio come la celeberrima Holly Golightly dell’intramontabile Colazione da Tiffany.

Vincitrice di due Oscar, di tre Golden Globe, di un Emmy, di un Grammy Award, di quattro BAFTA, di due premi Tony e di tre David di Donatello, Hepburn fu una delle figure di spicco del cinema statunitense degli anni cinquanta e sessanta. L’American Film Institute l’ha inserito la Hepburn al terzo posto tra le più grandi star della storia del cinema e ha una sua stella sulla Hollywood Walk of Fame, al 1652 di Vine Street.

Per celebrarla, Paramount Pictures ha reso disponibile un prezioso cofanetto con i suoi film più significativi: Vacanze romane, Sabrina, Cenerentola a Parigi, Colazione da Tiffany, My Fair Lady e Insieme a Parigi. Un’occasione unica, dunque, per rivisitare alcune delle opere che hanno indelebilmente segnato la storia del cinema e, più in generale, l’immaginario collettivo. Come dimenticare i deliziosi duetti con Gregory Peck a spasso per la città eterna o la vetrina di Tiffany, contemplata con devozione da Holly Golightly sulla quinta strada di New York?

Per ricordarne adeguatamente lo spirito e la personalità, riportiamo una delle sue celebri frasi: “La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa, né dall’aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l’amore. La vera bellezza di una donna è riflessa nella sua anima. È la cura che mette nell’amore, è la passione che essa mostra. La bellezza di una donna cresce con il passare degli anni”.