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Film da Vedere

L’ultimo inquisitore di Milos Forman, con Javier Bardem e Natalie Portman

Milos Forman, tra i più apprezzati registi di film in costume (suoi Amadeus e Valmont), si è lasciato ispirare dalla figura di Francisco Goya

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L’ultimo inquisitore (Goya’s Ghosts), un film del 2006 diretto dal regista ceco Miloš Forman. Il regista disegna un incredibile affresco storico che racchiude una breve quanto convulsa e mutevole parentesi che coinvolse l’Europa e la Spagna, in particolare tra il 1792 e i primi anni dell’800, un lasso di tempo relativamente breve in cui accaddero cambiamenti epocali. In Italia al Box Office L’ultimo inquisitore ha incassato nelle prime 9 settimane di programmazione 896 mila euro e 333 mila euro nel primo weekend. Con Javier Bardem, Natalie Portman, Stellan Skarsgård, Randy Quaid, Michael Lonsdale.

Sinossi
Spagna, fine ‘700. Nella Penisola Iberica, l’Inquisizione sta sferrando gli ultimi attacchi contro la crescente filosofia Illuminista proveniente dalla Francia e che ha già contagiato quasi tutta l’Europa. In questo clima di tensione e oscurantismo vive e lavora Francisco Goya che, divenuto pittore di corte, annovera tra i suoi clienti Lorenzo Casamares, un influente monaco domenicano del Sant’Uffizio. Durante la frequentazione dello studio del pittore, Casamares scorge una tela raffigurante una ragazza che lui riconosce essere Inés Bilbatua, figlia di un commerciante e musa di Goya. Da quel momento per Inés e per l’artista inizia una serie di tragiche vicende che, a causa di un’accusa di eresia, li vedrà coinvolti anche con la Santa Inquisizione.

Milos Forman, tra i più apprezzati registi di film in costume (suoi Amadeus Valmont), si è lasciato ispirare dalla figura di Francisco Goya, pittore e incisore spagnolo tra i precursori dell’espressionismo, in bilico tra il mecenatismo ottuso dei potenti e la lucida e spregiudicata analisi della contemporaneità. Per dichiarazione dello stesso Forman, la vicenda della Spagna degli inizi dell’Ottocento è una sorta di parallelo con quella vissuta dal suo paese durante l’occupazione nazista e poi comunista, e la trama funge da cornice alla denuncia degli orrori della fede – intesa in senso lato, sia religiosa che politica. Il titolo originale Goya’s ghosts in effetti rende meglio l’intento del regista ceco rispetto all’adattamento italiano che, invece, pone l’accento sul pur incisivo personaggio interpretato da Javier Bardem: non c’è in effetti un unico protagonista, poiché non si tratta di un racconto biografico bensì di un affresco romanzato di un periodo decisivo per la storia dell’Europa moderna. Goya, infatti, vive in prima persona prima i soprusi dell’Inquisizione, poi gli sconvolgimenti seguiti all’avvento della rivoluzione francese e all’invasione degli eserciti napoleonici; è testimone diretto e impotente, se non attraverso la sua arte, che diviene rappresentazione quasi cronachistica di ciò che vede – e che negli ultimi anni della sua vita non è neppure più capace di sentire, a causa della sordità. La sceneggiatura, cui ha preso parte lo stesso Forman insieme a Jean-Claude Carrière, ci presenta il pittore (impersonato da Stellan Skarsgard, fisicamente molto somigliante), già in età matura, lavorare contemporaneamente per i monarchi spagnoli e per alcuni committenti privati. Egli prende a cuore la vicenda di una delle sue modelle, Ines (la brava Natalie Portman, in un doppio ruolo), figlia di un ricco mercante, bella e ingenua, che attira le mire del subdolo padre Lorenzo (Javier Bardem, incredibile trasformazione), fervente promotore di un drastico ritorno ai metodi più feroci delle persecuzioni e torture per combattere l’eresia dilagante e riconsolidare il potere della Chiesa. Nel frattempo dalla Francia cominciano a giungere i primi libretti di filosofi illuministi. Lo sguardo del regista si sofferma, seppure in maniera moderata, suggerendo più che mostrando, sulle atrocità e assurdità derivanti dalla tirannia della superstizione e della ragione, analizzando il rovesciamento e fallimento degli ideali rivoluzionari – che avevano fatto proseliti all’interno delle stesse sfere ecclesiastiche – , e il ritorno delle antiche gerarchie, in mano a uomini diversi ma guidati dalla stessa sete di potere e dominio. Sebbene vi siano parecchi salti temporali e nella seconda parte molti eventi vengano affrettati, la pellicola riesce a coinvolgere pienamente lo spettatore appassionato di storia o arte trasportandolo nell’atmosfera burrascosa e opprimente dell’epoca, grazie a una riuscita miscela di fotografia, scenografia, trucco e recitazione di alto livello.

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  • Anno: 2006
  • Durata: 117'
  • Distribuzione: Medusa
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Spagna
  • Regia: Milos Forman