Inquietudine e paura in alta definizione con Ghost stories

 

Cosa è, precisamente, Ghost stories, che abbiamo avuto modo di vedere nelle sale cinematografiche italiane ad Aprile 2018 e che qualcuno non ha esitato a classificare in qualità di film più inquietante dell’anno?

Diretto dai britannici Jeremy Dyson e Andy Nyman, altro non è che la trasposizione sul grande schermo di un loro spettacolo teatrale horror che si presentava, in fin dei conti, come sorta de I monologhi della vagina in chiave ghost story, con tre uomini impegnati a raccontare vicende agghiaccianti seduti su uno sgabello.

Trasposizione con lo sguardo dichiaratamente rivolto ad antologie da brivido su celluloide del calibro de Le cinque chiavi del terrore di Freddie Francis e La bottega che vendeva la morte di Kevin Connor e che vede lo stesso Nyman nei panni di un professore noto per il suo proverbiale scetticismo nei confronti di qualsiasi evento sovrannaturale.

Professore che conduce un programma televisivo in cui smaschera le “truffe paranormali” e che, però, si trova ad indagare su tre sconcertanti casi riguardanti, appunto, fenomeni ultraterreni.

Casi a cominciare da quello del guardiano notturno di un ex mattatoio incarnato da Paul Whitehouse, perseguitato da un evento collegato al passato durante la sua ultima notte di servizio.

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Prima che si passi ad un problematico ventenne dalle fattezze di Alex Lawther, rimasto nottetempo in panne con l’automobile in una oscura foresta, e che si approdi ad un ultimo segmento in compagnia del Martin Freeman della trilogia Il Signore degli Anelli, qui odioso agente di borsa e gentiluomo di campagna che attendeva con ansia la nascita del suo primogenito.

Un segmento che rischia inizialmente di apparire irrilevante, ma che provvede ad anticipare, in realtà, le interessanti rivelazioni conclusive dell’insieme, capace di incutere non poco terrore nella prima delle tre storie, immersa in una fredda ambientazione orchestrata tra lunghi e minacciosi corridoi bui e piuttosto inquietanti manichini, e piuttosto citazionista nella seconda (non manca neppure una soggettiva chiaramente derivata da La casa di Sam Raimi).

Un’operazione dal twist ending adeguato alla tipologia di vecchio spettacolo di paura sopra menzionato e che intende omaggiare; anticipato da affascinanti colpi di scena che, in parte manifestanti il gusto della serie televisiva Ai confini della realtà, in parte il sapore di determinate storie adolescenziali di Stephen King, forniscono una interessante maniera attraverso cui rileggere nel genere la tematica del bullismo.

E, se la mitica Monster mash di Boris Pickett & The Crypt-Kickers posta a commento dei titoli di coda non può fare a meno di accentuare ulteriormente il look di una pellicola dell’orrore vecchia scuola, l’accattivante comparto visivo – unito all’immancabile ricorso al sonoro per provocare balzi dalla poltrona – riesce nella non facile impresa di spaventare in più occasioni, complici i raccapriccianti primi piani degli spettri.

Con booklet incluso nella confezione e sezione extra comprendente il trailer italiano, un paio di brevi clip dal set, due minuti di intervista ai registi e altrettanti di conversazione con Freeman e Whitehouse a proposito delle loro paure, è Koch Media a renderlo disponibile in blu-ray limited edition – racchiuso in custodia amaray inserita in slipcase cartonato – all’interno della propria collana Midnight Factory.

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