Ghost Stories: il film di Jeremy Dyson e Andy Nyman mette in scena un horror che rimanda alle storie gotiche

Gli inglesi Jeremy Dyson e Andy Nyman debuttano dietro la macchina da presa con Ghost Stories, non limitandosi a una semplice messa in scena della solita storia horror, ma inserendosi all’interno di una tradizione di narrazioni anglosassoni dal sapore gotico

  • Anno: 2017
  • Durata: 93'
  • Distribuzione: Adler Entertainment
  • Genere: Horror, Drammatico
  • Nazionalita: Gran Bretagna
  • Regia: Jeremy Dyson, Andy Nyman

Ghost Stories è diretto e scritto da Jeremy Dyson e Andy Nyman, tratto dalla loro omonima pièce teatrale che ha avuto grande successo di critica e pubblico sulle scene inglesi.

Il professor Phillip Goodman (interpretato dallo stesso Nyman) studia i fenomeni paranormali per smascherarli, facendone dei casi per una trasmissione televisiva da lui curata. Il suo mentore è stato lo psicologo Charles Cameron, che conduceva un programma simile quando lui era un ragazzo e poi scomparso misteriosamente. Una sera riceve un pacchetto proprio da Cameron, che lo invita nella sua roulotte in riva al mare, invecchiato e ammalato, sfidando Goodman a risolvere tre suoi vecchi casi insoluti, rivelandogli che gli eventi paranormali esistono.

Ghost Stories ha una struttura narrativa e filmica particolare. Inizia come una puntata televisiva in cui lo studioso rivela la truffa di un medium che “parla” con i morti in uno spettacolo teatrale, con lo schermo in 4:3 e il protagonista che sfonda la parete cinematografica dialogando direttamente con lo spettatore. Dall’incontro con Cameron lo schermo si apre il film e poi prosegue diviso in tre capitoli, che mettono in scena l’investigazione di Goodman. In tutti è tre gli episodi viene usato il flashback dove i personaggi raccontano l’evento paranormale di cui sono stati protagonisti. I colori della fotografia sono desaturati, con una palette cromatica di colori bruno scuri e di ambientazione notturna sia in interni sia in esterni.

Questa parte di Ghost Stories utilizza tutti i topoi classici dell’horror, con presenze demoniache, ombre che nascondono la realtà, la costruzione della suspense che tiene lo spettatore incollato alla sedia. Una messa in scena vintage che cita il genere degli anni ’80 e ’90.

Nell’ultima parte si assiste a un twist costruito in modo tale da squarciare la quarta parete, di sapore teatrale, ribaltando completamente il punto di vista del protagonista, che da soggetto attivo diventa oggetto passivo, con un ritorno all’infanzia e alla sua religione ebraica. Del resto, nell’incipit, durante i titoli di testa, assistiamo a un filmino amatoriale, girato dallo stesso Goodman, che mostra una famiglia soffocata dalla religione e da un padre-padrone che tiranneggia lui, la sorella e la moglie.

Attori e scrittori, gli inglesi Jeremy Dyson e Andy Nyman debuttano dietro la macchina da presa con Ghost Stories non limitandosi a una semplice messa in scena della solita storia horror, ma, da un lato, inserendosi all’interno di una tradizione di narrazioni anglosassoni dal sapore gotico e, dall’altro, ampliando il discorso sulla creazione del Male interiore che è tutto all’interno della mente, come a dire che i mostri hanno una fonte creatrice in ognuno di noi, nei nostri errori compiuti fin dalla nascita, che ci portiamo dietro come un fardello e che non ci lasciano nemmeno dopo la morte che dovrebbe essere la fine di tutto. Una prigione che ci costruiamo con i nostri atti, i nostri comportamenti ignavi, la vigliaccheria dell’inazione, autoassolvendoci per il mancato intervento in episodi cruciali, subendo gli eventi senza coraggio.

Tutto ciò, poi, utilizzando una forma complessa, articolata, che, allo stesso tempo, diventa un esercizio di stile e una ricerca estetizzante che in qualche modo invece di potenziare la drammaturgia finisce per sovraccaricare l’insieme. L’eccesso dell’utilizzo degli stilemi cinematografici da parte della coppia di registi non è ben amalgamato, in un montaggio un po’ meccanico, dove il troppo stroppia. Se avessero controllato maggiormente i diversi registri formali, Ghost Stories sarebbe stato una scoperta della stagione, così invece risulta alla fine un discreto (falso) horror, atto a raccontare il dramma personale del protagonista sconfitto dalla vita, il cui esito è disomogeneo. Comunque, un debutto che fa ben sperare per un prossimo futuro.

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Utlima modifica: 6 aprile, 2018



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