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Film da Vedere

Kapò, l’indimenticabile film di Gillo Pontecorvo scritto assieme a Franco Solinas

33 anni prima di Schindler's List di Steven Spielberg, Gillo Pontecorvo realizzava un film struggente riguardante l'annullamento di una persona costretta a vivere nell'inferno di un lager. Dopo mezzo secolo, Kapò non perde la sua drammatica forza di documento di accusa

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Kapò, un film del 1959 diretto da Gillo Pontecorvo.

Ne abbiamo parlato sul nostro speciale dedicato ai film sul nazismo.

Fu nominato per l’Oscar al miglior film straniero nel 1961. È la storia della discesa agli inferi e della risalita di una giovane ed ingenua fanciulla, che da vittima viene trasformata dalla crudeltà disumanizzante nazista prima in carnefice ed infine in martire per amore. L’idea del film nacque, congiuntamente, tra Gillo Pontecorvo e Franco Solinas, dopo la lettura di Se questo è un uomo di Primo Levi. La stesura della sceneggiatura non avvenne, tuttavia, senza contrasti, e, oltre a mettere alla prova un’amicizia di lunga data, consolidata da comuni battute di caccia e pesca, rischiò di compromettere il progetto sin dai suoi inizi. Franco Cristaldi, il produttore, ottenne la presenza nel film di due attori di notevole fama internazionale: Emmanuelle Riva, reduce dallo strepitoso successo di Hiroshima mon amour, e Laurent Terzieff, di cui il regista ricorda l’atteggiamento tutt’altro che divistico, la partecipazione attiva e competente alla lavorazione, la disponibilità ad assumere anche compiti da aiuto-regista.

Sinossi
Durante l’ultima guerra Edith, adolescente ebrea, viene internata in un lager nazista dove vede morire i propri genitori. L’odio e la disperazione la spingono a prostituirsi freddamente ai suoi aguzzini. Arriva perciò a tradire i compagni e a diventare una “kapò”, cioè una sorvegliante.

Lo straordinario capolavoro di Gillo Pontecorvo è stato aspramente attaccato dalla critica francese e sottovalutato amaramente da quella italiana. In particolare Jacques Rivette, scrittore e regista, deplora duramente la scena del suicidio di Teresa, obiettando sulla scelta del cineasta di compiere la carrellata in avanti verso il cadavere. Sono piovute inoltre accuse di “ostentato melodramma” e di ”melensa demagogia sentimentale”, offensive che sviliscono il rapporto filmico fra contenuto e contenente messo in atto. C’è invece da notare l’accurata struttura di un dramma che tocca le corde più tragiche della storia umana, evidenziando strazi pregni di crudo realismo, continuamente testimoniati da chi quella tragedia l’ha vissuta davvero. Il film va tenuto nella più alta considerazione proprio perché si pone in cima all’appassionata serie di storie cinematografiche aventi come scopo quello di mostrare e dimostrare, far vedere e far riflettere alla luce di inaudite violenze e logiche folli. Kapò rappresenta il capostipite di film di grande successo quali Schindler’s list e Il pianista, i più famosi, o Jakob il bugiardo piuttosto che Il bambino con il pigiama a righe, volendo menzionare lavori meno blasonati ma altrettanto significativi. L’importanza della visione di Gillo Pontecorvo va stimata in accordo con lo stile del regista e la cupa fotografia esaltata da un bianco e nero tanto lucente in alcune sequenze quanto scuro e tenebroso in altre. L’importanza della visione di Gillo Pontecorvo va stimata in accordo con lo stile del regista e la cupa fotografia esaltata da un bianco e nero tanto lucente in alcune sequenze quanto scuro e tenebroso in altre. Il campo di concentramento assume una macabra veste in relazione ai personaggi che lo comandano e ai martiri che lo popolano, venendo descritto propriamente come Dante fece con gli Inferi, nelle viscere di un mondo dimenticato, attanagliato dalla sofferenza e martoriato da grida lancinanti. Ponendo l’accento su quelle punizioni aldilà dell’umana cognizione (fame, freddo, angoscia, smarrimento), emergono elementi che arrivano a depauperare la vita stessa gettando ombre spietate come il timore del rimprovero, la paura del dolore e la raggelante consapevolezza della fine. Ecco poi verificarsi la triste parabola trasfigurante di Edith: la ragazza perde il suo passato quando viene sottratta agli affetti, la sua identità quando cambia nome, l’innocenza quando si concede ai soldati tedeschi e il senso di solidarietà quando diventa kapò. La voce della coscienza prende forma nella deportata Teresa, che nell’esprimere la sua innata dolcezza si contrappone alla rabbia delle recluse, tenendo alto lo stendardo della dignità fino all’estremo gesto contro il filo spinato elettrificato. Gli ambienti alquanto sobri, in proporzione alla ricchezza dei gesti e delle parole, si colmano di tensione e colpi di scena nella preparazione della fuga finale, originata e costruita sulle basi dell’amore struggente fra Sascha ed Edith. La donna compie un sacrificio necessario, atto di redenzione, mentre l’uomo, disperato per il destino dell’amata, si abbandona a un grido angosciante sul quale cala il più classico dei sipari cinematografici. Si è parlato di mancato sviluppo di alcuni risvolti fondamentali, ma ciò che veramente caratterizza il capolavoro di Pontecorvo è la sua eccezionale capacità di sintesi che soddisfa la completezza narrativa e il dettaglio, parti che sostengono un profondo senso di verità e umana comprensione. Fra gli altri interpreti, oltre alla protagonista Susan Strasberg, si possono inoltre citare Laurent Terzieff, Didi Perego, Gianni Garko e Paola Pitagora; nota di assoluto merito per le epiche musiche composte da Carlo Rustichelli, nella loro sontuosa enfasi colpevoli – se davvero una colpa si può rilevare in Kapò – esattamente quanto il carrello di Pontecorvo. La nomination all’Oscar (miglior film straniero, ma fallita) non sorprende sia per la bellezza del lavoro, sia per l’attenzione risaputa che Hollywood concede a tematiche di questo stampo: ma va notato che nel 1959 ancora pochi film si erano apertamente occupati della questione nazista e della crudeltà banale (Arendt) che nell’essere umano trova fisiologicamente riparo. Cronologicamente parlando, Kapò – per quanto distante stilisticamente anni luce – arriva subito dopo Hiroshima mon amour di Alain Resnais (uscito nel giugno 1959).

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  • Anno: 1960
  • Durata: 102'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Gillo Pontecorvo