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Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson, un film sontuoso, sommesso e deflagrante che condensa in sé tutti i significati della settima arte

Il filo nascosto è un film leggiadro, armonioso, strutturato e ricco di infiniti dettagli mai troppo visibili, proprio come un abito di altissima sartoria

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Paul Thomas Anderson confeziona un film elegante, sontuoso, sommesso e deflagrante allo stesso tempo, che condensa in sé tutti i significati della settima arte. Chiunque ha mai avuto o avrà mai l’idea di fare un film, desidera con tutto se stesso farne uno come Il filo nascosto. Leggiadro, armonioso, strutturato e ricco di infiniti dettagli mai troppo visibili, proprio come un abito di altissima sartoria. Questo film in un’unica cucitura assembla insieme tre sublimi esaltazioni, quella di Daniel Day-Lewis come attore, di Anderson come regista e dello sposalizio perfetto tra immagine e scrittura.

Attanagliato da un vuoto interiore che non lo  abbandona mai, lo stilista creatore di moda inglese Rheinolds Woodcock, si innamora facilmente di giovani donne innocue e remissive, che hanno perlopiù l’obiettivo, con la loro inerte compagnia, di preservare l’equilibrio delicato delle sue abitudini che gli consente però di creare opere d’arte. La stessa modalità viene proposta ad Alma, una fanciulla raccolta in uno sperduto paesino della costa inglese, che però con inaspettata determinazione cerca un posto diverso dalle altre nel raggelato cuore dell’affiliato stilista. Da qui prendono vita gli eventi che scandiscono il ritmo cadenzato, intriso di violenza sommessa, della storia che consentirà ai due protagonisti di abbracciarsi in una lenta e vertiginosa danza in cui la vita e la morte si sfiorano la mano e ossessione e perversione creano le premesse di un incontro irripetibile.

Damiano Biondi