Mondo Za di Gianfranco Pannone, un appassionante viaggio sul sentiero tracciato dall’eredità di Cesare Zavattini

Con Mondo Za Gianfranco Pannone rievoca l'inesauribile eredità culturale di Cesare Zavattini, confermando, ancora una volta, quanto il cinema possa e debba costituire uno strumento attraverso cui comprendere la realtà e i suoi mutamenti

  • Anno: 2017
  • Durata: 80'
  • Distribuzione: Movimento Film
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Gianfranco Pannone

Con due pregnanti immagini iniziali Gianfranco Pannone catapulta repentinamente lo spettatore nelle atmosfere malinconiche, ma non tristi, della Bassa reggiana: un filare di betulle, avvolto nella nebbiolina prodotta da una notte probabilmente piovosa, e le acque del placido Po che scorrono tranquille. La macchina da presa del regista giustappone passato e presente, attraverso un elemento fuori campo che fa da collante: la voce baritonale, gioiosa e sempre stimolante di Cesare Zavattini – che della Bassa era ed è un emblema –, fornisce continuità alla dimensione cronologica, scandendo un’evoluzione, un divenire, sulla cui rotta si dipana la traiettoria del tempo. La Bassa è un territorio di dieci chilometri quadrati (tra Luzzara, Reggiolo, Fabbrico, Guastalla, Brescello, Boretto, Gualtieri, Novellara, Poviglio) da cui (e su cui) prende forma l’immagine di ciò che ha eroicamente resistito alla degenerazione antropologico-culturale prodotta dalla civiltà dei consumi, ma anche quella delle nuove soggettività che hanno scosso la sonnecchiante inerzia di un luogo incantato dalla soave e sacra bellezza del gesto contadino, che ancora oggi non cessa di incarnare il segreto di un’ancestrale origine, riserva inesauribile di senso.

Ma il futuro incalza, non si può rimpiangere nostalgicamente il passato. Allora, è spiazzante ed entusiasmante, al tempo stesso, constatare che ad accogliere con il più vivo interesse l’eredità culturale di Zavattini sia Prince, un giovane di origine ghanese che di Mondo Za ha curato le belle musiche, le quali, nella loro contemporaneità, si pongono come elemento di rottura e rinnovamento, virando l’attenzione verso i processi di soggettivazione del futuro (bella ed esplicativa, in questo senso, la sequenza in cui si assiste allo svolgimento di una festa in cui gli abitanti della Bassa ascoltano con partecipazione il concerto del creativo ragazzo). Zavattini, come mostrato in un quadro ripreso più volte durante il film, ‘regge la Bassa’, costituisce cioè la premessa da cui partire e sul solco della quale collocarsi per pensare e costruire un domani possibile e sostenibile.

Un cinema fatto da tutti, per tutti. Un cinema politico, che denunci……..”: a questo punto la voce di colui che diede un contributo decisivo alla stagione più significativa della settima arte del nostro paese si interrompe; lo spettatore stesso, quindi, è convocato, in un certo senso, ad aggiungere la parte mancante, a indicare  tutto ciò che va combattuto in nome di quella giustizia sociale che oggi più che mai sembra mancare. In tal senso, la trama culturale e politica della poetica zavattiniana risulta assai attuale, anzi, il nostro zoppicante cinema contemporaneo dovrebbe tornare a guardare a essa, per tentare di ritrovare quello slancio che in passato consentì di leggere la nostra società, per interpretarla e, qualora fosse necessario, fornire lo spunto per riformarla.

Dove Ligabue, con dense, decise pennellate e colori intensi, diede corpo a un immaginario esotico, con tutta la sua disperata vitalità, e Bernardo Bertolucci mise in scena il suo capolavoro, Novecento, restituendo in maniera indimenticabile le sanguinose lotte attuate per svincolarsi dal giogo del fascismo e acquisire quei sacrosanti diritti da sempre negati, Gianfranco Pannone torna con fare garbato, cogliendo esemplarmente la quotidianità dei ‘superstiti’ di un passato ‘glorioso’ e, contemporaneamente, cercando di delineare con lucidità gli orizzonti che si stagliano in direzione del montante avvenire. Su tutto incombe, come una mano carezzevole, la figura, l’opera e l’impegno di Cesare Zavattini, naturalmente insignito del ruolo di guida in un percorso certamente non facile, che, però, non solo non dev’essere differito, ma, anzi, orgogliosamente guidato. Non si deve resistere al cambiamento, bisogna, semmai – si permette di aggiungere lo scrivente –, essere le linee di fuga che disegnano il futuro.

Dopo l’ottimo Il sol dell’avvenire (2008), ideato e scritto con Giovanni Fasanella, Gianfranco Pannone, sulla cui autorevolezza non è necessario fare ridondanti proseliti, con Mondo Za conferma ancora una volta quanto il cinema possa e debba costituire uno strumento attraverso cui comprendere la realtà, i suoi mutamenti, nel tentativo di divenire preziosa testimonianza che, immancabilmente, provochi la riflessione dello spettatore. Detto in breve: un cinema necessario.

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Utlima modifica: 7 Febbraio, 2018



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