Come una crisalide (Fantafestival 2010)

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Come una crisalide (2009), primo lungometraggio del regista Luigi Pastore, è uno dei due titoli indie, insieme a House of the flesh manniquines (Domiziano Cristopharo, 2008), presentati in anteprima all’interno della XXX edizione del Fantafestival.

Come una crisalide di Pastore è un lungo bodycount d’ispirazione marcatamente anni settanta, che prima ancora di voler rappresentare una personale rivisitazione dell’horror made in italy dell’autore, pare voler avvinghiarsi proprio a questa profonda, viscerale discendenza, e trarre forza e motivo d’essere proprio dalla sua fonte ispirativa: il thriller italiano, in primis quello firmato Argento.

Il fatto che il Fantafestival dia voce alla produzione indie di qualità è di certo molto importante. Se la polvere alzata dal fenomeno Shadow (Federico Zampaglione, 2010) sarà servita a riportare a galla realtà interessanti e importanti della nostra cultura underground è ancora presto per dirlo. Fatto sta che il cinema di genere nostrano, che da anni sta battendo colpi sui tavolini da medium delle distribuzioni cinematografiche, per dimostrare la propria esistenza, sta iniziando ad esser preso in considerazione. Fosse anche su riviste come la nostra, o all’interno di un festival, come in questo caso… da qualche parte bisognerà pure cominciare.

Quello che salta subito all’occhio, però, è che Come una crisalide devia dalla semplice (e sana) ricerca di una fonte d’ispirazione. Ciò che a prima vista sembra succedere è l’annullamento di ogni identità autoriale, in funzione di un’immolazione volontaria, un sacrificio ricompensato con il tentativo di clonazione di situazioni, atmosfere, personaggi e musiche troppo ‘argentiani’.

Pastore arriva a confezionare un film-omaggio al regista romano e alla sua cinematografia thrilling, senza voler osare di più. Come una crisalide potrebbe star in piedi senza sostenersi al bastone su cui s’appiglia?

Quella di film-omaggio sembra essere l’identità che lo stesso regista ha pensato per il suo primo lungometraggio. Non solo per i temi narrati (un misterioso killer mai inquadrato in viso, che compie un cammino di sangue e violenza per vendicarsi di una vita infausta, che sin dalla nascita non gli ha riservato un attimo di serenità), ma anche e soprattutto perché Pastore riesce a circondarsi di nomi autorevoli, che del suo cinema di riferimento rappresentano solidi pilastri: Simonetti e i Daemonia, che concedono un cammeo e il supporto musicale, effetti speciali “old style” di Stivaletti, epigrafe iniziale concessa da Dario Argento e, per finire, madrina della serata di presentazione al Fantafestival, Daria Nicolodi.

Altra cosa da non trascurare è che Luigi Pastore sceneggia il film con Antonio Tentori, autore di film come Un gatto nel cervello (Lucio Fulci, 1990) e L’isola dei morti viventi (Bruno Mattei, 2006), nonché di numerosi testi critici sul cinema di genere italiano. Un’altra importante personalità, insomma, che decide di mettersi totalmente in gioco, interpretando anche l’enigmatico omicida, armato di coltello e videocamera, utile a catalogare le oscene morti delle sue vittime, per costruire un personalissimo diario terapeutico che sfocerà nell’incontro con l’unica ragazza che saprà far conoscere al killer l’innocente sentimento dell’innamoramento.

Le atmosfere thrilling argentiane, ricreate a basso budget da Pastore (con tutti i ridimensionamenti del caso), sono condite da torbide scene d’un erotismo macabro, fulciano, che amplificano la perversa visuale dell’assassino, oltre a rimarcare ancor più un’atmosfera di provenienza assolutamente ‘made in italy’.

Se Come una crisalide non riesce a brillare di luce propria, però, va detto che Luigi Pastore, sicuro dell’aver portato a termine un’opera prima e, soprattutto, di esser riuscito ad aggregare tanti professionisti di nome attorno ad un progetto indie, potrebbe aver raggiunto l’obiettivo di caricarsi della luce riflessa del cinema che ha corteggiato, per arrivare pronto al prossimo film da mettere in cantiere. Un film, speriamo, molto più personale e onirico, magari amplificando le atmosfere grottesche e sognanti già presenti in questo primo esperimento (come quelle in cui il regista concretizza l’inconscio dell’omicida in un teatro di burattini).

Visto Come una crisalide, rimaniamo in guardia, curiosi di poter vedere qualcosa che sia totalmente farina del sacco di Pastore. Staremo a vedere.

Luca Ruocco



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