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Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro

‘Ogni cosa nella luce si ritrae’ e la libertà creativa del farsi archivio

Il diario in Super 8 di Liam Baldini e il paradosso della memoria frammentata

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Titolo azzeccatissimo quello di Ogni cosa nella luce si ritrae di Liam Baldini. Che già durante la sua iniziazione ci mette dinanzi al tema centrale: la luce. E la vediamo in tutte le sue forme, dalla luce artificiale della lampada a delle immagini del fuoco. Il tutto attraverso immagini girate in Super 8 che ricordano, come dice Liam Baldini stesso, un intento diaristico. Non aveva una sceneggiatura precisa e tradizionale da seguire: ha preso la macchina da presa e ha deciso di riprendere il quotidiano, dando vita all’assemblamento di un materiale che è stato filmato nel corso di tredici mesi. Qui vediamo emergere due forze del tutto opposte. Da un lato vediamo l’intimità, che si ritrova nella spontaneità dei gesti, mentre dall’altro la distanza. Perché distanza? Proprio perché il rivedere quei momenti, e non viverli o riviverli a mesi di distanza, fa sì che essi potrebbero ormai essere sbiaditi o addirittura sembrare di appartenere ad un’altra persona.

E qui sta la realtà dei fatti: un diario filmato non potrà mai mostrare per intero un arco della vita. Sarà sempre una raccolta di pezzi mancanti. Ogni cosa nella luce si ritrae vuole dunque essere di per sé un’opera frammentaria. Un cortometraggio realizzato nel 2026 che vedrà la sua prima proiezione alla 62° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, dove concorrerà al Concorso Pesaro Nuovo Cinema.

Ogni cosa nella luce si ritrae

Il Super 8 e l’estetica della memoria

L’uso della pellicola e dei molti fuori fuoco sottolineano la sua scelta poetica. I volti mai veramente visibili trasformano le persone in ombre, ma non in ombre junghiane, bensì in ricordi sbiaditi del passato. Per quanto noi possiamo tentare di ricordare un momento, non potrà mai più essere nitido come la volta in cui lo abbiamo vissuto realmente. La memoria e il presente sono per Liam Baldini due cose ben distinte.

Anche il montaggio, che ricrea il passaggio da un momento all’altro, avviene attraverso violente alternanze, soprattutto tra il bianco e il nero, creando un gioco di opposti che possiede un ritmo visivo sincopato e discontinuo. Vengono dunque percepiti come vuoti; difatti la memoria, come ben sappiamo, è pur sempre frammentata. Alterna momenti meno significativi che poi finiscono nell’oblio, con ciò che maggiormente ci colpisce. Difatti è proprio ciò che ci colpisce che, oltre ad essere presente nella memoria, viene ripreso e fotografato.

Liam Baldini

Ogni cosa nella luce si ritrae e l’utilizzo dell’archivio

Il contenuto dell’archivio diviene ben presto chiaro: Liam Baldini filma la presenza e l’intimità del proprio quotidiano nel tentativo di trattenere la vita in un diario, pur sapendo che sarà incompleto. Un approccio totalmente diverso da chi, come Sylvia Schedelbauer, deve lavorare sull’archivio di qualcun altro. Nel suo caso, su un archivio ereditato dal padre e rimasto nascosto per 60 anni, che al suo interno custodiva la figura della madre. Diventa dunque interessante il fatto che in Ogni cosa nella luce si ritrae l’archivio sia stato fatto appositamente per raccontare una storia, senza che venisse semplicemente “ritrovato” in un secondo momento. Come accade invece nel caso di Filippo Ticozzi, che ha riscoperto il girato di Guido Morselli. Mentre questi due registi dovevano relazionarsi con il materiale preesistente, Liam Baldini ha avuto la libertà creativa di produrre le immagini seguendo da zero la sua visione.

Una visione che vede la macchina da presa spesso in movimento, che non mostra esattamente ciò che ha davanti, bensì il dettaglio che egli decide di catturare. A metà cortometraggio, fra un sole che irrompe nell’immagine e l’altro, avvertiamo uno stacco netto. Con l’immagine bianca appare il suono del mare curato da Lorenzo Bergamin, donando al flusso visivo una rottura rispetto al ritmo che aveva intrapreso. Un ritmo che si riflette nella distanza temporale dei fatti. Una visione di ciò che è stato vissuto.

Ogni cosa nella luce si ritrae

  • Anno: 2026
  • Durata: 18’ 50’’
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Liam Baldini