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Milano Film Fest

‘Keep Quiet’. Un western moderno emotivamente impattante

Presentato in concorso al Milano Film Festival il nuovo film di Vincent Grashaw, ambientato in una riserva indiana ai giorni nostri

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Keep Quiet è il nuovo film del regista americano Vincent Grashaw (What Josiah Saw, Bang Bang), già presentato all’ultimo festival del cinema di Locarno e ora, in prima nazionale, alla seconda edizione del Milano Film Festival nella sezione lungometraggi in concorso.

L’attacco del film mostra una distesa di grano accompagnata da una suadente musica di sottofondo. Tuttavia l’immagine idilliaca dura pochi secondi perché uno stacco improvviso ci conduce all’interno di una prigione dalla quale, fra clangori di porte e suoni di manette che vengono aperte, un uomo sta per uscire.

Si tratta di Richie Blacklance (Elisha Pratt), un giovane nativo americano membro della gang tribale Indian Blood Nation, il quale, ottenuta la libertà, torna nella propria riserva per regolare alcuni conti rimasti in sospeso, seminando violenza e morte all’interno della comunità. A dargli la caccia saranno Teddy Sharp (Lou Diamond Phillips), un poliziotto indiano appartenente alla polizia tribale e la sua nuova collega Sandra (Dana Namerode), i quali dovranno fare i conti, oltre che con Richie, anche con i metodi brutali degli uomini dello sceriffo della contea capitanati dal violento Darius Humphrey (Nick Stahl).

Keep Quiet | Un western moderno con toni da action-movie

Keep Quiet è un western moderno che sfocia in un thriller dai risvolti psicologici, interamente ambientato nella riserva dei Cheyenne e degli Arapaho in Oklahoma e finanziato da alcune Film Commission di nativi americani. Vincent Grashaw e lo sceneggiatore Zach Montague sono bravi nel dosare la tensione durante tutto il corso del film, sino ad arrivare al climax finale in cui il dramma esplode in tutta la sua violenza.

A rendere particolarmente interessante il film sono le psicologie dei vari protagonisti, uomini e donne che, in qualche modo, hanno qualcosa da scontare: gli abitanti della riserva il loro essere indiani e la conseguente emarginazione sociale che porta con sé, inevitabilmente, problemi legati a droga e alcol; Teddy i sensi di colpa che lo dilaniano, causati da un drammatico episodio del passato del quale si sente responsabile. Era stato lui, infatti, anni prima, a portare nella riserva un insegnante rivelatosi successivamente un pedofilo che aveva abusato dei ragazzini della scuola, segnando profondamente l’intera comunità che incapace a guarire quella antica ferita.

È quindi normale per Teddy agire in maniera tale da proteggere gli abitanti della riserva. Un istinto che gli deriva dalla consapevolezza di quanto la cultura indiana abbia perso: la propria lingua, la propria storia, la solidità delle famiglie. È significativo quanto Teddy dice a Sandra riguardo al fatto che loro vengono disprezzati per le loro divise:

“Ricordati perché ti odiano e perché hanno il diritto di farlo. E poi vai in ogni intervento per aiutarli, non per dimostrare che hanno torto”.

Un popolo al quale è stato tolto tutto

Nessuno si salva in Keep Quiet, un’opera estremamente cupa in cui bene e male sfumano l’uno nell’altro in un indefinito spazio grigio che avviluppa una comunità oppressa e senza più un futuro. Un popolo al quale tutto è stato tolto, in primis la libertà, come ben simboleggiato dalle immagini che scorrono sui titoli di coda e che mostrano una mandria di bisonti in cattività, animali un tempo simbolo di libertà e vita per quelle popolazioni, ora costretti in un allevamento di animali da carne.

 

Gli articoli di Marcello Perucca

Keep Quiet

  • Anno: 2025
  • Durata: 104'
  • Genere: Drammatico, Thriller
  • Nazionalita: Stati Uniti
  • Regia: Vincent Grashaw