Fantasy Life, l’esordio alla regia di Matthew Shear, è un film indie statunitense presentato in concorso alla 2ª edizione delMilano Film Fest.
Un giovane afflitto da ansie e attacchi di panico
Si tratta di una commedia dai toni malinconici che vede come protagonista Sam (interpretato dallo stesso Shear), assistente di uno studio legale licenziato da un giorno all’altro.
Sam è un giovane fortemente ansioso, soffre a volte di attacchi di panico e, per questo, è in cura da uno psicoterapeuta (Judd Hirsch) che gli propone di diventare il baby-sitter delle sue tre nipotine.
Sempre accompagnato dalle proprie paure, Sam si trasferisce presso la famiglia delle bambine facendo così la loro conoscenza, insieme a quella della madre Dianne (Amanda Peet), una attrice cinematografica che soffre di depressione per essere stata dimenticata dallo star-system, e del padre David (Alessandro Nivola), un musicista rock che sta per partire per una lunga tournée.
Nonostante le difficoltà iniziali nell’ambientarsi, Sam viene ben presto accettato dalle bambine, nonché da Dianne, della quale finirà per invaghirsi. Ma l’ennesimo attacco di panico che lo colpisce un giorno mentre è da solo a passeggio con le tre piccole, farà precipitare la situazione, che peggiorerà definitivamente nel momento in cui David, tornato dal tour, accuserà la moglie di tradimento.
Un film piacevole, ironico e malinconico allo stesso tempo, seppur appesantito da qualche fragilità
Fantasy Life è un film che strizza l’occhio alle opere di Noah Baumbach, per alcune delle quali Matthew Shear è stato attore, e di Woody Allen, per quel modo di rappresentare la famiglia ebrea liberal e, soprattutto per la raffigurazione delle nevrosi del protagonista.
Ne deriva un film piacevole, a tratti divertente, seppur con qualche fragilità, come, ad esempio, le molte ansie e l’eccessiva goffaggine del protagonista. Tuttavia Shear, autore anche della sceneggiatura, è stato bravo a non lasciarsi sfuggire di mano la situazione, riuscendo a dosare in maniera corretta, l’ironia e la malinconia, che si esplica soprattutto nella parte finale del film.