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Film in concorso: Cannes 2026 punta sui grandi autori internazionali

Una selezione che mette al centro registi di culto e lascia in secondo piano il richiamo delle star

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Film in concorso a Cannes 2026

Il Festival di Cannes 2026, in programma dal 12 al 23 maggio, conferma un tratto storico della rassegna: Cannes non è soltanto un festival di anteprime, ma soprattutto un dispositivo culturale che certifica lo stato del cinema mondiale. La selezione ufficiale annunciata il 9 aprile mostra una linea molto chiara: centralità degli autori, forte presenza europea e asiatica, Hollywood ridotta a presenza laterale.

Questa impostazione non è casuale. Thierry Frémaux e Iris Knobloch hanno presentato la selezione come un gesto di difesa del cinema in un momento internazionale complesso, insistendo su libertà creativa, attualità politica e necessità di salvaguardare il valore dell’opera cinematografica come fatto artistico prima che commerciale.

Leggi anche: Selezione ufficiale Cannes 2026: annunciato il programma

Il concorso

Il concorso di Cannes 2026 è costruito attorno a nomi che, da soli, raccontano la natura della selezione. Pedro Almodóvar torna con Amarga Navidad, Asghar Farhadi con Histoires parallèles, Ryusuke Hamaguchi con All of Sudden, Hirokazu Kore-eda con Sheep in the Box, Rodrigo Sorogoyen con El ser querido, Paweł Pawlikowski con Fatherland, László Nemes con Moulin, Cristian Mungiu con Fjord, Andrey Zvyagintsev con Minotaur e Ira Sachs con The Man I Love.

La forza di questa lista non sta solo nella quantità dei nomi importanti, ma nella loro coerenza estetica. Sono registi che lavorano sulla messa in scena come forma di pensiero: Almodóvar sulla memoria e il melodramma, Farhadi sul conflitto morale, Hamaguchi sul tempo narrativo, Kore-eda sulla fragilità dei legami, Pawlikowski e Mungiu sulla tensione tra storia individuale e cornice politica.

Film in concorso Cannes 2026: L’assenza italiana

Il dato più rumoroso, e anche più rivelatore, è l’assenza del cinema italiano dal concorso ufficiale. In particolare non entra nella selezione Succederà questa notte di Nanni Moretti, che nelle settimane precedenti era stato indicato come possibile titolo in arrivo ma che non compare nella line-up annunciata.

Questa esclusione non va letta come una semplice mancanza numerica. Cannes resta uno dei luoghi in cui il cinema italiano misura la propria rilevanza internazionale, e non avere nemmeno un titolo in gara segnala una fase di debolezza nel rapporto tra produzione nazionale e grandi festival. È un vuoto che pesa sia sul piano dell’immagine sia su quello critico, perché priva la selezione di una voce che spesso ha dialogato in modo diretto con la storia della Croisette.

La questione americana

Anche sul fronte statunitense la selezione è più povera del solito. L’unico autore americano in concorso è Ira Sachs, mentre attorno a lui il festival sembra puntare soprattutto su presenze fuori concorso o in sezioni collaterali, con titoli di richiamo ma non necessariamente centrali nella lotta per la Palma d’Oro.

Questo dato è interessante perché mostra un Festival di Cannes meno attratto dalla macchina hollywoodiana e più interessato alla firma autoriale. Non è necessariamente un limite, ma una scelta precisa. Il festival sembra voler preservare la propria funzione di arbitro del cinema d’arte globale, anche al costo di ridurre il potenziale spettacolare dell’edizione.

Film in concorso Cannes 2026: Le registe in gara

Tra i ventuno film in concorso, cinque portano la firma di registe: Léa Mysius, Jeanne Herry, Charline Bourgeois-Tacquet, Marie Kreutzer e Valeska Grisebach. È un segnale importante, perché conferma una lenta ma reale apertura verso una maggiore rappresentanza femminile in un contesto storicamente molto sbilanciato.

Detto questo, la presenza di cinque donne non basta a parlare di equilibrio. Il concorso continua a essere dominato da nomi maschili, e la sensazione è che la parità venga ancora trattata come una conquista progressiva più che come un principio strutturale della selezione.

La geografia del concorso

Un altro aspetto decisivo riguarda la distribuzione geografica. I film in concorso a Cannes 2026 mettono insieme Europa occidentale, Europa dell’Est e Asia in modo molto più deciso rispetto ad altre rassegne internazionali, mentre il baricentro americano resta marginale. Questa geografia non è solo statistica: riflette una concezione del cinema come linguaggio internazionale, ma non omologato, fatto di tradizioni autoriali differenti.

La presenza di autori come Mungiu, Pawlikowski, Zvyagintsev e Nemes rafforza l’idea di un festival che continua a riconoscere nella cinefilia europea una delle sue colonne portanti. Allo stesso tempo, la selezione asiatica conferma l’attenzione di Cannes per i registi che hanno saputo unire prestigio critico e capacità di leggere la contemporaneità con un linguaggio personale.

Fuori concorso e sezioni collaterali

Fuori concorso e nelle sezioni parallele emergono i titoli che permettono al festival di mantenere anche una dimensione mediatica più ampia. Qui si collocano opere come Her Private Hell di Nicolas Winding RefnDiamond di Andy Garcia e altri film capaci di intercettare un pubblico più ampio o di ampliare il perimetro del programma ufficiale.

Sono queste sezioni a bilanciare l’austerità del concorso. Se la selezione principale parla agli storici del cinema, ai critici e agli spettatori più esigenti, il fuori concorso e le sezioni collaterali servono a mantenere il festival dentro un orizzonte di visibilità più vasto, senza snaturarne però il profilo autoriale.