Connect with us

Latest News

Nastri d’Argento Documentari 2026: tutti i vincitori, trionfa “Attitudini: Nessuna”

Da Sophie Chiarello a Gianfranco Rosi, fino al Nastro della Legalità per Giulio Regeni: ecco tutti i premi assegnati ai Nastri d’Argento Documentari 2026 al Cinema Barberini di Roma.

Pubblicato

il

Roma, 2 marzo, Non è solo un fatto di premi. È la conferma che il documentario italiano vive un momento di grande vitalità. Alla cerimonia al Cinema Barberini, davanti alla stampa e agli addetti ai lavori, il Sindacato dei Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI) ha assegnato i Nastri d’Argento ai migliori documentari dell’anno, mettendo in primo piano opere che guardano al nostro tempo con occhi critici, profondi e originali.

Il riconoscimento più ambito, il Nastro dell’Anno, va a Attitudini: Nessuna di Sophie Chiarello, documentario che esplora da vicino Aldo, Giovanni e Giacomo attraverso lo sguardo dell’autrice, restituendo al pubblico non solo l’evoluzione artistica del celebre trio comico, ma anche il valore di una sintonia che attraversa generazioni.

Cinema del reale, cultura, musica: il volto variegato dei vincitori

La giuria dei Giornalisti Cinematografici ha voluto premiare non soltanto il racconto di storie individuali, ma anche opere che intrecciano dimensioni personali e collettive. Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi si aggiudica il premio nella sezione “Cinema del reale”: un mosaico di persone e situazioni che, pur senza invadere la realtà, ne coglie la complessità.

Nella sezione dedicata a “Cinema, Spettacolo, Cultura”, i Nastri Richard Rossellini; Più di una vita e Ellroy vs L.A. riflettono due sguardi differenti: uno sul maestro del neorealismo italiano dentro le dinamiche pubbliche e private, l’altro sul rapporto tra un autore noir e la sua città, Los Angeles.

Il premio per la selezione speciale “Musica” va ad Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco di Cristiana Mainardi, un ritratto che accende i riflettori su un autore straordinario tra memorie, musica e testimonianze.

Leggi anche: Nastri d’Argento 2026 documentari: la selezione ufficiale

I Premi speciali e il Nastro della Legalità

Accanto ai riconoscimenti ufficiali, il SNGCI assegna anche premi che non guardano solo al risultato estetico ma alla portata umana e civile dei documentari.

Su tutti spicca il Nastro della Legalità, assegnato a Giulio Regeni; Tutto il male del mondo di Simone Manetti (e firmato anche da Emanuele Cava e Matteo Billi): un premio che omaggia la memoria del ricercatore torturato e assassinato in Egitto e rende omaggio alla battaglia per i diritti civili portata avanti dai suoi genitori.

Premi assegnati: i titoli vincitori

  • Nastro dell’Anno: Attitudini: Nessuna di Sophie Chiarello

  • Cinema del reale: Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi

  • Cinema, Spettacolo, Cultura – Cinema: Roberto Rossellini – Più di una vita di Ilaria De Laurentiis, Andrea Paolo Massara e Raffaele Brunetti

  • Cinema, Spettacolo, Cultura – Cultura: Ellroy vs L.A. di Francesco Zippel

  • Musica (selezione speciale): Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco di Cristiana Mainardi

  • Premio speciale – Documentario sociale: San Damiano di Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes

  • Premio speciale – Tributo giornalistico: Quarant’anni senza Giancarlo Siani di Filippo Soldi

  • Premio speciale – Ritratto biografico: Nino. 18 giorni di Toni D’Angelo

  • Menzione speciale: The Madmen Coach di Carlo Liberatori (allenatore senegalese e calcio inclusivo)

  • Nastro della Legalità: Giulio Regeni – Tutto il male del mondo di Simone Manetti, Emanuele Cava, Matteo Billi

Un premio, molte storie

Il risultato dei Nastri d’Argento Documentari 2026 parla di scelte narrative e tematiche eterogenee. C’è chi racconta il quotidiano con rigore (come Rosi), chi indaga figure culturali e letterarie, chi esplora identità collettive attraverso la musica o la memoria civile. E ci sono storie che, come The Madmen Coach, sfidano il pregiudizio raccontando l’inclusione attraverso lo sport.

La cerimonia al Cinema Barberini di Roma conferma un dato: il documentario italiano non è un prodotto di nicchia. È un campo di osservazione privilegiato del nostro tempo, dove realtà e racconto si intrecciano senza retorica, ma con lucidità e profondità.

La stagione 2026 resta così segnata da una produzione perché pensata per il pubblico, non soltanto per la critica.