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La vertigine del colore a Ultracinema: intervista a Hilal Baydarov

Il regista azero Hilal Baydarov racconta il suo cinema e la sua esperienza alla prima edizione di Ultracinema Art Festival a Ferrara

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Hilal Baydarov

Quanto è importante l’immagine, oggi, in un contesto visivo saturo, in cui lo sguardo rischia di assuefarsi alla superficie delle cose? Sempre più giovani cinefili avvertono la necessità di tornare a un’estetica pensata, radicale, capace di interrogare chi guarda invece di blandirlo. Non un cinema decorativo, ma un cinema che esponga un rischio, che metta in gioco una visione. È in questa prospettiva che nasce Ultracinema Art Festival, alla sua prima edizione, ideato da Jonny Costantino e svoltosi a Ferrara dall’11 al 13 dicembre. Un cinema “che va oltre”, che rompe gli schemi e sfida lo spettatore. Che rifiuta la forma addomesticata e fa dello stile la fisionomia dello spirito. Che non teme eccessi, contraddizioni e vertigini, e trasforma la volontà di verità in un’esperienza impavida e non conciliatoria.

All’interno di questa visione, nella sezione Ultrafeat, si inserisce il lavoro di Hilal Baydarov, autore azero che, nei suoi tre Sermoni, due dei quali proiettati al festival (Sermon to the Void e Sermon to the Birds), concepisce l’immagine come luogo di epifania e di ferita allo stesso tempo. Uno spazio sospeso, quasi onirico, dove sono i silenzi a parlare e, più di tutto, le immagini, che si fanno materia viva e pulsante.

Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo per approfondire le radici del suo percorso: le influenze artistiche che hanno segnato la sua formazione, il rapporto con la natura e con il tempo, le ispirazioni da cui nascono le sue opere. Un dialogo che attraversa visione, memoria e responsabilità artistica, nel segno di un cinema che non ambisce a somigliare a qualcosa di già visto, ma a ridefinire continuamente i propri confini.

Le radici dello sguardo di Hilal Baydarov

Hilal Baydarov e Jonny Costantino

Hilal Baydarov e il direttore artistico Jonny Costantino a Ultracinema Art Festival. Immagine gentilmente concessa dal festival.

Quali altri artisti ti hanno ispirato durante le riprese dei tuoi Sermoni?

Principalmente Tintoretto, Turner, Claude Lorrain, Fra Angelico…

Come descriveresti il tuo rapporto con la natura?

Sono cresciuto in un piccolo paese sulle montagne caucasiche e da bambino facevo il pastore. Questo ha influenzato non solo il mio rapporto con la natura, ma anche con il tempo, perché niente cambia davvero in natura. Il tempo scorre in modo diverso, molto più lentamente. Osservi le nuvole muoversi, e lo fanno piano, mentre le montagne restano lì, come se il tempo non fosse passato, come se non esistesse.

Qual è la qualità più importante che cerchi nelle persone mentre le riprendi? È difficile da trovare?

Onestamente, riesco a lavorare solo con le persone che amo. Non c’è nessun’altra classificazione. Se non sento nulla o non amo una persona, non potrò mai essere qualcosa per loro, né lavorarci insieme.

Quando l’immagine precede la parola

Isabella Gorgoni Gufoni e Hilal Baydarov a Ultracinema Art Festival. Immagine gentilmente concessa dal festival.

Come bilanci la storia e le immagini nelle tue opere? Pensi che una sia più importante dell’altra oppure che possano coesistere egualmente?

Penso che siano inseparabili. Non sono un racconta-storie, ma quando filmo le immagini dicono esattamente ciò che voglio comunicare. L’immagine contiene tutto: la storia, l’idea, il sentimento del film. L’immagine dice tutto, o almeno dovrebbe, prima che i personaggi parlino.

Pianifichi le tue prove prima di girare? O aspetti l’ispirazione? Solitamente come la trovi?

Li pianifico solo con l’ispirazione e l’intuizione. Di solito mi considero qualcuno alla ricerca di oro o di antiche reliquie sotterranee, perché prendo la camera e cammino per ore e ore alla ricerca di immagini e momenti che sento particolarmente… o, permettetemi di dire, dei momenti in cui mi sento il mio io più vero.

Ultracinema Art Festival: dalla culla dell’arte al set

Hilal Baydarov e Jonny Costantino

Hilal Baydarov e il direttore artistico Jonny Costantino a Ultracinema Art Festival. Immagine gentilmente concessa dal festival.

Come ti sei trovato a Ultracinema Art Festival?

Bellissime persone, in una bellissima città, in una bellissima Italia. Cos’altro posso dire sulla culla dell’Arte?

Hai altri progetti per il futuro?

Al momento sto finendo la post-produzione del mio nuovo film chiamato SUMMON FROM AFAR. Non voglio mentire: ho intenzione di realizzare un film che piacerebbe a Bresson. Lo sogno spesso mentre guardo il mio film.

L’eredità dei grandi maestri

Ultracinema Art Festival

Greta Guerra traduce l’intervento di Hilal Baydarov a Ultracinema Art Festival. Immagine gentilmente concessa dal festival.

Qual è una cosa importante che avresti voluto da giovane in quanto regista/cinefilo?

Vorrei aver potuto viaggiare per il mondo quando ero giovane e soprattutto vorrei aver potuto visitare i musei europei. Mi piacerebbe dormire nei musei insieme ai grandi maestri della storia dell’arte.

Infine, hai qualche consiglio per le future generazioni di cinefili?

C’è solo un modo per fare cinema, ed è alla vecchia maniera, qualcosa che non cambierà mai: impara a conoscere i maestri prima di te.

 

Un ringraziamento speciale a tutto il team di Ultrapress di Ultracinema Art Festival (qui il sito ufficiale).