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Berlinale

Berlinale 2026: Hollywood sfida il “silenzio” di Berlino su Gaza

Da Mark Ruffalo a Tilda Swinton, 93 stelle del cinema firmano una lettera aperta contro la censura e le posizioni di Wim Wenders.

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Il tappeto rosso di Berlino si trasforma in un campo di battaglia politico. Un gruppo di 93 pesi massimi del cinema internazionale, tra cui spiccano nomi come Mark Ruffalo, Javier Bardem e Tilda Swinton, ha firmato una lettera aperta durissima contro la direzione del Festival. Al centro della disputa c’è il presunto silenzio dell’istituzione riguardo alla situazione umanitaria a Gaza. I firmatari accusano la Berlinale di aver attuato una forma di censura verso gli artisti che si oppongono apertamente alle azioni militari israeliane. La polemica nasce in un clima di forte tensione, alimentato dal sostegno finanziario del governo tedesco alla kermesse. Gli autori del documento sostengono che il festival stia tradendo la sua vocazione storica di spazio libero. Secondo gli attori, non è più possibile ignorare la sofferenza dei palestinesi mentre si celebrano le eccellenze della settima arte in una delle capitali culturali d’Europa.

Lo scontro frontale con Wim Wenders

La scintilla che ha fatto esplodere la protesta risiede nelle dichiarazioni di Wim Wenders. Il celebre regista, attuale presidente di giuria, ha affermato che il cinema dovrebbe restare “fuori dalla politica”. Questa visione ha scatenato l’immediata reazione dei firmatari, che considerano tale posizione un pericoloso atto di indifferenza. Per i 93 operatori del settore, invece, l’arte e l’impegno civile sono facce della stessa medaglia e non possono essere separati. La lettera ribadisce che il cinema è uno strumento potente per denunciare le ingiustizie globali. Gli artisti citano i precedenti storici della Berlinale, che ha sempre preso posizioni nette sui conflitti in Iran e Ucraina. Pertanto, chiedono coerenza morale ai vertici del festival. La direttrice Tricia Tuttle ha cercato di smorzare i toni, spiegando che non si può pretendere che ogni artista commenti questioni politiche complesse. Tuttavia, la risposta non ha placato il dissenso della comunità creativa internazionale.

Accuse di repressione e controllo

Il documento entra nei dettagli di una presunta “paranoia” che serpeggerebbe tra i corridoi del festival. I firmatari denunciano un controllo asfissiante sui registi, con minacce di indagini di polizia per chi esprime solidarietà alla causa palestinese durante i discorsi ufficiali. La lettera menziona esplicitamente il clima di paura vissuto dai partecipanti nelle scorse edizioni. Inoltre, viene criticata aspramente la Germania per il suo ruolo di fornitore di armi a Israele. Gli artisti sottolineano come altri grandi festival internazionali, da Amsterdam a Gand, abbiano già scelto la via del boicottaggio culturale o della denuncia esplicita. Hollywood stessa sembra cambiare rotta: oltre 5.000 professionisti si rifiutano ora di collaborare con istituzioni israeliane ritenute complici. Il testo si chiude con un appello accorato affinché la Berlinale smetta di proteggere Israele dalle critiche. Il mondo del cinema chiede trasparenza e il coraggio di definire “crimini di guerra” le atrocità che stanno devastando il territorio di Gaza.