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Trieste Film Festival

‘Fantasy’: quando l’incontro con l’altro diventa ricerca del sé

Attraverso un’estetica brutalista e un uso simbolico dei colori, Kukla costruisce un racconto sull’identità come spazio instabile, attraversato da desiderio e cambiamento

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Nel suo esordio 'Fantasy', Kukla mette in scena l’incontro con l’altro come un passaggio doloroso e necessario verso la costruzione del sé

Quanta correlazione c’è tra fantasia e realtà? E quanta “Fantasy” c’è nell’essere di una persona? Ma soprattutto quanta negli occhi di chi la guarda? Fantasy, diretto da Kukla e vincitore della 37ª edizione del Trieste Film Festival, vuole portarci in un mondo apparentemente fantastico, lontano dalle grigie convenzioni sociali. Si tratta di un debutto che ha visto la sua prima mondiale alla 78ª edizione del Locarno Film Festival. Un’opera che rimane facilmente impressa grazie alla sua originalità e sensibilità nel raccontare le tematiche gender, in una dimensione quasi fatata.

Mihrije (Sarah Al Saleh), Jasna (Mia Skrbinac) e Sina (Mina Milovanović) vengono convocate in un percorso di ricerca del sé grazie all’arrivo di Fantasy, interpretata da Alina Juhart.

Fantasy tocca qualcosa in tutte loro: quelle parti di sé che vengono represse più a fondo.”

Spiega Kukla nella nostra intervista. Portando le tre ragazze a cambiare traiettoria, ciascuna in una direzione diversa. La loro sorellanza rischia quasi di spezzarsi. Ma chi ne detiene veramente la colpa? Fantasy? No, il contesto che Kukla costruisce intorno alle ragazze. Lo stesso contesto che rivediamo anche nel suo cortometraggio antecedente, intitolato Sisters, che rivede una storia simile a Fantasy. Difatti, vi troviamo le stesse attrici. La regista, in questo senso, vedrebbe Sisters più come una prova per arrivare al lungometraggio. Non era interessata a una distribuzione festivaliera. Voleva solamente tentare, produrre un lavoro per se stessa.

La ricerca del sé in un contesto diasporico

Ci troviamo sin da subito catapultati dinanzi alla vita delle tre ragazze. In una storia, ambientata in Slovenia, riconoscibile dalla condizione della diaspora, la stessa che visse la regista:

“In realtà, la storia è un riflesso diretto della mia realtà e della mia crescita, perché sono una immigrata di seconda generazione in Slovenia.”

Mihrije, Jasna e Sina, devono fare i conti non solo con i propri coetanei, con i quali giocano a basket, ma anche con le rispettive famiglie.

Una delle forze dell’opera è l’utilizzo delle tante lingue. Sarah Al Saleh, metà croata e metà siriana, ha addirittura imparato l’albanese per entrare nella sua parte. Non parliamo di un albanese standard, poiché come sostiene Kukla, è importante mostrare come la diaspora cambi la lingua. Non si tratta mai di una versione perfetta, ma di una nuova versione che si crea a causa di queste mescolanze linguistiche. Anzi, a volte, la lingua d’origine diviene sconosciuta, come nel caso di Ritorno a Seoul, dove la protagonista non riesce più a comunicare con il padre.

In Fantasy, i padri sono strettamente patriarcali e costituiscono una delle cause, assieme alle madri, del dissenso delle tre giovani. Un dissenso che non è mai totalizzante, partendo dal vestiario delle ragazze: largo, grigio, comodo e, soprattutto, maschile.

L’arrivo di Fantasy nella vita delle tre ragazze

“Volevo giocare con questa dualità della fantasia: da un lato, come fuga dalla realtà, dall’altro come qualcosa che, però, non è la vita reale.”

Fantasy, infatti, non funge da mero personaggio, bensì diventa la vera e propria fantasia delle ragazze. Una fantasia che, in un mondo grigio e brutalista, riesce a nutrirsi di colori e piaceri senza curarsi del pensiero e del giudizio altrui. Si crea un’ aurea attorno alla ragazza, che è ora in grado di mettere in discussione un sé precostruito. D’altro canto, Fantasy non è ciò che le ragazze sono, ma ciò in cui esse desiderano e temono di riconoscersi.

Inizialmente, Kukla aspirava a far innamorare tutte e tre di Fantasy, ma capì ben presto, anche grazie al lavoro con le attrici, che ogni personaggio avrebbe reagito in modo diverso a un innamoramento. Ed è proprio qui che l’opera rifiuta ogni soluzione idealistica. Carl Jung descrive l’individuazione come un processo necessariamente conflittuale ed estremamente personale.

Nel suo esordio 'Fantasy', Kukla mette in scena l’incontro con l’altro come un passaggio doloroso e necessario verso la costruzione del sé

Il processo di individuazione in Fantasy

Mihrije è forse l’unica a lasciarsi attraversare pienamente dall’incontro. In termini junghiani, è colei che accetta il dialogo con l’ombra e con l’anima. Dialogo che la porta, così ,a un vero e proprio viaggio iniziatico, mosso dal voler fuggire da un matrimonio combinato. Una fuga che la porterà con Fantasy in Macedonia, in un luogo fantastico, dove riuscirà finalmente a riscoprire se stessa.

“Quando Fantasy se ne va, Mihrije si chiede se se la sia inventata. Volevo esplorare il primo amore fantastico, ma anche la perdita. Anche innamorarsi è una fantasia: ti innamori della persona o dell’idea che hai di lei? Volevo porre queste domande a me stessa e agli spettatori.”

Jasna, invece, non vive il desiderio in modo frontale come Mihrije, pur riconoscendone l’esistenza. Viene posta dinanzi a una scelta: restare o partire. Il suo percorso appare meno viscerale, ma altrettanto doveroso. Non integra Fantasy dentro di sé, ma accetta che l’incontro le mostri l’impossibilità di restare immobile.

Sina è il personaggio che più chiaramente mostra il lato oscuro dell’individuazione. In Jung, non ogni incontro con il sé conduce necessariamente a integrazione: può anche generare paura e rifiuto. Sina è, difatti, il personaggio più attraversato dall’archetipo paterno, dalla legge, dalla norma interiorizzata. Non a caso il suo nome, come spiegato dalla regista, rimanda simbolicamente al “figlio maschio”. Sina sfiora comunque il desiderio, ma non riesce a sostenerne il peso. La ragazza, così facendo, non “fallisce”, bensì testimonia la violenza del processo stesso.

Nel suo esordio 'Fantasy', Kukla mette in scena l’incontro con l’altro come un passaggio doloroso e necessario verso la costruzione del sé

I personaggi come colori

“Quando entrano nel suo appartamento, si vede chiaramente che loro sono i blocchi, gli edifici grigi. E man mano che parlano, che si confrontano, che vengono messe in discussione, i colori iniziano lentamente a entrare.”

L’atmosfera brutalista e l’assenza di colori, come sostiene Kukla, diventano proprio parte integrante delle personalità delle protagoniste. La loro vita, seppure vissuta in sorellanza, era grigia, poiché non potevano aspirare a ciò che volevano essere. E lo si vede dai piccoli gesti. Mihrije, ad esempio, scopre che sua madre tenta di buttare via i suoi vestiti considerati troppo maschili. Sina, nel processo di individuazione, inizierà a uniformarsi con la società, indossando indumenti femminili, che saranno di colore blu e non più grigi e bianchi.

“Tutti coloro che fanno parte del sistema patriarcale ed eteronormativo sono vestiti di azzurro chiaro. Il rosso passionale appare a volte in piccoli dettagli come una possibile via d’uscita.”

L’utilizzo dei colori non è dunque mai scontato, anche il fatto che la casa di Fantasy sia così colorata e piena di vita. Ed è proprio quando Mihrije si lascerà trasportare da questi colori, che si sentirà finalmente libera di poter esprimere la propria sessualità. Da lì, l’opera inizia a prendere una piega diversa, il grigio inizia a dipingersi di lilla, un colore che Ingrid Riedel vede come completo. Farà dunque intendere la fine di un percorso e l’inizio di un altro. Una fotografia di Lazar Bogdanović che, assieme alla fantastica regia di Kukla, riesce a evocare un universo fantastico in un contesto brutalista.

Fantasy

  • Anno: 2025
  • Durata: 98'
  • Distribuzione: Gustav film
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Slovenia, Macedonia del Nord
  • Regia: Kukla
  • Data di uscita: 08-August-2025