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Festival del Cinema Europeo

‘I diari della felicità’, educare gli studenti all’audiovisivo

Presentato il documentario presente nella sezione Cinema & Realtà

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I diari della felicità

Nella sala stampa del 26° Festival del Cinema Europeo è stato presentato I diari della felicità, il documentario frutto del lavoro di un lungo percorso laboratoriale con le scuole di Calimera, Martignano, e Caprarica (provincia di Lecce). Alla conferenza erano presenti i registi Davide Barletti, Renato Chiocca e Claudia Mollese, insieme al direttore Alberto La Monica.

Il cinema come pratica di ascolto

I tre registi hanno raccontato come il progetto sia nato dal desiderio di avvicinarsi all’adolescenza senza invadenza alcuna. << Quando il cinema entra nelle scuole>>, ha spiegato Barletti << rischia di essere vissuto come un elemento verticale. Qui volevamo fare il contrario: metterci al livello dei ragazzi, ascoltarli, lasciare che fossero loro a raccontarsi>>.

La prima fase del documentario si è svolto senza telecamere, progettato con i docenti per accompagnare 125 studenti in un discorso di scrittura, disegno e introspezione. Al fine di far muovere ogni ragazzo liberamente. Dalla pagina “Sfoga-rabbia” alla “Danza della felicità”, il diario è diventato un terreno intimo ma condiviso su cui tornare ogni settimana.

Successivamente, un gruppo di 20 studenti ha scelto volontariamente di proseguire nel laboratorio pomeridiano: a loro sono state affidate le telecamere del “Robottino”, un piccolo carrello dotato di camere Osmo.

<<Il passaggio più difficile», ricorda Mollese, <<è stato andare oltre la logica dei vlog e di TikTok, dove l’immagine descrive ma non esplora. Abbiamo imparato a cercare insieme immagini nuove, sensibili, non scontate. Il film è nato così: da un doppio movimento di autonomia e dialogo, lavorando esclusivamente sulle immagini prodotte dai ragazzi>>.

Vedersi e riconoscersi: la sfida di mostrarsi

Uno dei momenti più intensi de I diari della felicità è stato quello della visione collettiva del materiale girato. <<Rivedersi a 13 anni è uno shock>>, racconta Chiocca. <<Ma proprio quel continuo guardarsi e riguardarsi ha creato il gruppo: hanno superato l’imbarazzo, hanno trovato il coraggio di esporsi, di mostrarsi per quello che sono>>.

<<Durante la prima visione del montaggio finale, curato da Marzia Sorani, i ragazzi sono arrivati quasi in silenzio, come fossero davanti a un esame. Poi, a fine proiezione, l’esplosione liberatoria: applausi, risate, un entusiasmo che ha sciolto ogni tensione. La preoccupazione maggiore? Sapere se nel film ci fossero anche loro. Il desiderio di esserci, di lasciare traccia, era fortissimo>>.

Nuove comunità, nuove geografie emotive

Il progetto ha creato legami anche oltre le classi di appartenenza: <<Ragazzi che non si parlavano ora sono amici>> raccontano i registi. <<Il cinema è stato un pretesto per generare comunità>>.

Nel dialogo finale, la troupe ha toccato anche il tema della distanza fra adolescenti e mondo adulto. <<Esistono solitudini profonde>>, osserva Chiocca, <<e spesso gli adulti non hanno vere occasioni di ascolto. Abbiamo parlato di comunità educante perché la scuola da sola non basta. Ma ciò che abbiamo visto è che la scuola fa tantissimo, spesso in solitudine, senza risorse adeguate».

I diari della felicità non è solo un documentario: è un dispositivo di relazione, un esperimento di partecipazione e crescita. <<A fine percorso>>, conclude Mollese, <<tutti i ragazzi hanno detto di sentirsi cresciuti. Hanno esplorato se stessi e gli altri. E questo, più del film in sé, è il  documentario verrà proiettato in anteprima presso il Multisala Massimo di Lecce.