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Festival del Cinema Europeo

‘When a River Becomes the Sea’ : io mi credo

Il film spagnolo stupisce per il suo tratto privato del trauma, anche grazie alla magnetica interpretazione della sua protagonista

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When a River Becomes the Sea

In concorso per l’Ulivo d’Oro nella sezione lungometraggi al Festival del Cinema Europeo, When a River Becomes the Sea (titolo originario: Quan un riu esdevé el mar). Il dramma è diretto da Pere Vilà Barceló su una sceneggiatura di quest’ultimo assieme a Laura Merino. Prodotto dalla Fromzerocinema il film è interpretato da: Clàudia Hernández Surós, Alex Brendemühl , Laia Marull , e Bruna Cusí.

Il TRAILER – When a River Becomes the Sea

When a River Becomes the Sea

La vita di Gaia (Clàudia Hernández Surós), giovane studentessa di archeologia, viene sconvolta da un’aggressione sessuale. Un’esperienza che ne frantuma le certezze e altera profondamente il rapporto con il padre (Alex Brendemühl), gli amici e la propria identità. La sua professoressa (Bruna Cusí), anche lei segnata in passato dalla violenza di genere, le offre uno spazio di ascolto e comprensione reciproca. Come in uno scavo archeologico, Gaia dovrà calarsi nelle profondità del suo vissuto, riportando alla luce strati di ricordi, paure e silenzi, nel tentativo di dare un senso al trauma e di ritrovare la forza di ricominciare.

Il dolore privato – When a River Becomes the Sea

In un contesto mediale che spesso spettacolarizza la violenza di genere, When a River Becomes the Sea adotta dispositivi narrativi ed estetici che rifiutano l’ostentazione dell’atto traumatico, privilegiando invece l’esplorazione delle sue conseguenze emotive, sociali e identitarie. La scelta di Barceló di non mostrare la violenza e nemmeno il suo esecutore, in ombra per tutto il lungometraggio, ha una valenza epistemologica e politica: l’immagine cinematografica non si sostituisce alla vittima ma si concentra sulla sua esperienza interiore e sull’irriducibilità del suo vissuto. Parte del merito è anche della giovane interprete di Gaia, Clàudia Hernández Surós, e della sua naturalezza interpretativa.

Hernández Surós come lo scavo archeologico degli studi universitari della protagonista, adatta lo scavo dell’io dell’attore/attrice, trovando nel trauma di Gaia il personaggio. Già nel suo sguardo nel vuoto nella prima scena, l’attrice spagnola si sottrae al suo essere interprete per scavare nel suo io profondo. Ma è dopo che il plot point è svelato, la violenza subita, che Hernández Surós dà prova di tutto il suo talento. Si contorce nel dolore usando la voce e la gestualità per far capire all’ambiente domestico del padre, e al mondo fuori, che la prima persona a credere nella violenza deve essere proprio la vittima.

When a River Becomes the Sea (2025) | MUBI

La lunghezza filmica come gesto politico

In When a River Becomes the Sea  la durata è effettivamente eccessiva. Tre ore appaiano tante per un dramma sulla violenza di genere che avviene praticamente in interni (la casa di Gaia, tranne sporadiche riprese in esterno). Ma tale minutaggio deve essere interpretato come gesto politico. Questa espansione temporale dilatata, risponde alla durata ciclica e irregolare del dramma psicologico.

Merino e Barceló si prendono il loro tempo, così come lo deve prendere qualsiasi vittima per accettare la violenza e sopravvivere al dolore dell’abuso. In tal senso la lentezza del film non è un mero atto ornamentale o una pretesa registica appunto eccessiva, ma una traduzione del fenomeno del trauma che deve manifestarsi con regressione, stasi e precaria riemersione. Come fa Gaia tramutando il dolore in una lotta privata con se stessa.

 Il punto di vista di Gaia

A differenza di molte narrazioni cinematografiche che ripropongono lo schema della vittimizzazione della vittima e il confronto-ribellione col carnefice-abusatore, il film rifiuta un’impostazione didascalica. Il percorso di Gaia non è dettato da eventi che subisce e ai quali deve reagire, ma da un movimento interiore.

Esplosioni d’ira, periodi di isolamento, la ribellione isterica nei confronti del padre, improvvisi cedimenti e apparenti risalite.

Questa struttura frammentaria del “viaggio” di Gaia riflette una nuova rappresentazione del trauma: non un evento che la vittima subisce ma una frattura evolutiva nei confronti di chi ha subito violenza. Perche il discorso attorno alla vittima vive di totale isolamento.

Il padre della protagonista le crede ma fa fatica ad uscire di casa, un po’ per proteggerla e un po’ per proteggere se stesso dallo sguardo del mondo esterno. Gaia quindi vive isolata nell’ambiente domestico dovendo trovare da sola la forza per rialzarsi e trasformare il trauma in un’opportunità di cambiamento.

When a River Becomes the Sea

Clàudia Hernández Surós è toccante in un’interpretazione magnifica

Nella scena che chiude il secondo atto, (caratterizzato da un eccezionale piano d’ascolto nel contro-campo con la madre dell’abusatore) l’alterego di Hernández Surós guarda dall’alto il trauma, non si fa piegare da esso, rispondendo alla colpa sociale di essere vittima, imputata nei suoi confronti dal mondo esterno, come un atto non di liberazione ma di libertà.

Un percorso tortuoso, interiore, basato unicamente sullo scavo personale di Gaia, che come i fossili e i reperti antichi, alla fine del suo viaggio ha trovato un tesoro inestimabile. Non essere solo vittima ma donna matura e consapevole delle proprie ferite.

In questo Merino e Barceló riescono bene ad inquadrare il trauma come atto individuale ma nel contempo sociale. Gaia non affronta solo le conseguenze della violenza ma anche le retoriche collettive che tendono a minimizzare l’abuso. La protagonista quindi deve affrontare mostri interiori ed esterni, cosa è giusto e sbagliato nella società patriarcale fatta di non detti e protezioni maschili. Una lettura del film improntata alla ribellione resiliente di Gaia.

La regia di Barceló, occhi stretti sul trauma

L’esclusione dal campo visivo dell’aggressore e dell’aggressione, risponde ad una precisa scelta del regista Pere Vilà Barceló di orientare lo sguardo filmico esclusivamente sulla soggettività della protagonista. L’insistenza sui primi piani uniti a riprese che seguono Gaia nella propria quotidianità del trauma, restituiscono allo spettatore quel senso di chiusura-apertura e di vulnerabilità del film. When a River Becomes the Sea diventa così un cinema d’ascolto: ciò che conta non è quello che è accaduto, ma l’impossibilità di dirlo, e la difficoltà di tradurlo in parole. L’eccellente performance di Hernández Surós in tal senso, attraverso il suo corpo interiore e la ribellione fisica all’abuso, diviene un archivio del trauma, disorganizzato ma umano, e resistente alla tragedia dell’esperienza umana.

When a River Becomes the Sea si concentra sulle conseguenze dell’abuso, evitando di mostrare la violenza in favore della soggettività di Gaia. La lunga durata del film rispetta i tempi dilatati della guarigione, e grazie all’intensa prova di Clàudia Hernández Surós  l’opera di Barceló ci restituisce il trauma come processo emotivo e non come evento circoscritto.

  • Anno: 2025
  • Durata: 182'
  • Genere: dramma
  • Nazionalita: Spagna
  • Regia: Pere Vilà Barceló