Connect with us

Cult Movie

‘L’implacabile’: il reality game che parla del nostro oggi.

Il primo adattamento del romanzo di Stephen King è un discorso profetico della potenza mediatica della televisione e di come sia più attuale che mai.

Pubblicato

il

'L'implacabile': Arnold Schwarzenegger nei panni di Ben Richard.

Di tutta la filmografia di Arnold Schwarzenegger, L’implacabile (1987) non è tra i più citati. Eppure, con il passare degli anni, è diventato un piccolo cult e, soprattutto, un’opera sorprendentemente profetica.
Il film è tratto da un romanzo di Stephen King, pubblicato con lo pseudonimo Richard Bachman, ma presenta notevoli differenze rispetto al libro originale: la famiglia del protagonista, completamente presente nel romanzo, qui scompare; il personaggio principale, da lavoratore disoccupato, diventa un soldato imprigionato per aver disobbedito a un ordine; non fa parte di alcun gruppo rivoluzionario; il gioco omonimo, che nel romanzo è una corsa alla sopravvivenza di 30 giorni per tutta l’America, diventa un torneo a più arene; l’ostaggio del libro è presente, ma profondamente modificato, e nel film finirà per diventare l’interesse amoroso del protagonista.

Nel romanzo, il villain principale è il presidente della rete televisiva, mentre nel film del 1987 questa figura ricopre anche il ruolo di presentatore dello show sanguinoso, realizzando letteralmente “due piccioni con una fava”.
Nonostante tutte queste modifiche, l’adattamento resta molto soddisfacente: mantiene una propria anima e personalità, incarnando lo spirito dei film di fine anni ’80. Uno dei grandi meriti di L’implacabile è che, a quasi 40 anni dall’uscita, risulta ancora sorprendentemente attuale.

Le modifiche apportate dal film non sono meri tagli o semplificazioni, ma una vera reinterpretazione dell’opera originale.
Il romanzo di King è più cupo, più disperato, più vicino alla distopia sociale. Il film, invece, trasforma tutto in un action dinamico, colorato, ironico, con quella tipica energia anni ’80 che rende la critica più accessibile ma non meno pungente.
Il cambiamento della struttura del “gioco” — da fuga a percorso in arene — anticipa, in modo sorprendente, le estetiche dei futuri sport-reality e dei format competitivi che vedremo solo molti anni dopo.

La televisione americana tra ottimismo, edonismo e spettacolarizzazione

Per comprendere appieno il contesto in L’implacabile nasce, è utile guardare all’epoca:
Il film esce nel 1987: gli Stati Uniti sono ancora sotto la presidenza di Ronald Reagan, nel pieno del liberalismo economico; nello stesso anno scoppia il conflitto tra Iran e Iraq per il petrolio; Margaret Thatcher ottiene il terzo mandato nel Regno Unito; in URSS si avviano i processi verso la dissoluzione dell’impero sovietico .
Anche il mondo della televisione sta cambiando rapidamente. Negli USA, la TV negli anni 80′ porta all’estremo  l’ottimismo edonista del sogno americano, attraverso sitcom e programmi che presentano una realtà idealizzata, colorata e positivista .
L’implacabile si inserisce come critica a questo sistema: racconta di un innocente costretto a partecipare a uno spettacolo violento per il divertimento del pubblico, anticipando, in chiave distopica, la spettacolarizzazione e il voyeurismo televisivo che caratterizzeranno i decenni successivi.

Il confronto con l’Italia

In Italia, proprio nel 1987, si assiste all’ascesa di Fininvest e di Silvio Berlusconi, un cambiamento destinato a stravolgere completamente il “monopolio culturale” della RAI.
Fino ad allora, la televisione pubblica italiana aveva un ruolo educativo, pedagogico e istituzionale, particolarmente utile nel periodo post-bellico. Con l’avvento della TV berlusconiana si assiste invece a un modello più consumistico e spensierato.

Programmi come Colpo Grosso, Premiatissima, Drive In e più tardi Non è la RAI rappresentavano l’antitesi di ciò che la RAI aveva offerto fino a quel momento. Erano coloratissimi, veloci, leggeri e privi di pretese culturali: il conduttore era un intrattenitore goliardico, volto a coinvolgere il pubblico più per il carisma che per la funzione educativa. Negli anni 2000, questa tradizione si rinnova con show come Colorado, Paperissima, Grande Fratello, L’Isola dei Famosi o Temptation Island,  concentrati sull’intrattenimento più immediato, sull’adrenalina e sulla “catarsi” popolare attraverso situazioni al limite o siparietti sensuali.

L’implacabile come profezia dei media moderni

Negli Stati Uniti, all’inizio degli anni ’90, compaiono i primi reality su MTV, l’inizio ai format che domineranno i decenni successivi: The Apprentice, Jersey Shore o The Kardashians fino ai moderni show in streaming.
L’Implacabile,  ancor prima con il romanzo nel 1982, anticipava tutto questo: la televisione come  nelle vite dei cittadini, veicolo di omologazione culturale e di pensiero, e teatro dove la curiosità e il voyeurismo dello spettatore vengono messi in scena con crudeltà e spettacolarità.

La sua estetica kitsch, “colorata”, irriverente e spaccona è perfetta per raccontare ciò che la società stava diventando e cosa sarebbe diventata oggi.

'L'implacabile': Feedback Richard Dawson nei panni dell'antagonista Damon Killian.

Le arene come nuovo Colosseo: quando il pubblico vuole sangue

Uno dei elementi più caratteristi del film è la rappresentazione del presentatore Damon Killian (interpretato da un ottimo Richard Dawson): carismatico, manipolatore e impeccabile, rappresenta il volto sorridente del potere mediatico.
Decide cosa il pubblico deve vedere, credere e applaudire. In questo senso, il film anticipa la trasformazione dei conduttori, influencer o personaggi televisivi avrebbero assunto nel mondo reale, in veri attori sociali e politici.

L’ambientazione delle arene rimanda direttamente all’antica Roma, dove il pubblico assisteva compiaciuto alla sofferenza altrui:

La massa, non è più  spettatore, ma complice, giudice e carburante dell’intero sistema.

'L'implacabile': già nel 1987 si "parlava" del Deep Fake.

Deep Fake e la manipolazione delle immagini

Un altro tema sorprendentemente attuale  è la manipolazione delle immagini come strumento di controllo narrativo. Nel film, la rete televisiva falsifica immagini, dialoghi e intere sequenze con inquietante disinvoltura.

All’epoca del film (1987), Hollywood stava già sperimentando le prime forme di morphing digitale, che avrebbero trovato applicazione in titoli come Willow (1988) e Terminator 2 (1991). Si trattava dei primi esempi di manipolazione visiva computerizzata in grado di trasformare un volto in un altro con continuità.

Dagli anni 2000, con i progressi dell’intelligenza artificiale, sono nati algoritmi come Eigenfaces e i sistemi di Face Recognition, in grado di identificare e modellare digitalmente i volti. Il vero salto tecnologico avviene nel 2014 con l’introduzione delle GAN, capaci di generare immagini estremamente realistiche.
La rivoluzione è culmina nel 2017 con i deepfake, che consentono la sostituzione credibile di un volto con un altro, aprendo le porte a nuove forme di manipolazione mediatica e disinformazione, che oggi ha trovato nuova linfa con l’IA generativa e l’uso improprio dei social.

Alla luce di tutto questo, L’implacabile appare oggi come un’opera più profetica di quanto si potesse immaginare: un piccolo cult dalla corazza da Action movie del periodo, capace di mettere in scena, con trent’anni d’anticipo, le dinamiche dei reality show moderni e della falsificazione visiva che caratterizza il nostro presente.

Una visione che ci avvisa che siamo diventati spettatori  di una realtà kitsch e grottesca più del film stesso.

'L'implacabile'

  • Anno: 1986
  • Durata: 101'
  • Distribuzione: Titanius
  • Genere: Action
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Paul Michael Glaser
  • Data di uscita: 13-November-1987