Scritto e diretto da Irene Belluzzi, Teresinaè prodotto da The Blink Fish con il sostegno del MiC e di SIAE nell’ambito del programma Per chi crea, ed è distribuito da Siberia Distribution.
È interpretato, tra gli altri, da Nicola Perez Pensabene, Nicolò Collivignarelli, Alice Gera, Flavia Bakiu, Ermanno Pingitore, Agostino Rocca, Luca Cerri, Giulio De Santi, e Orfeo Orlando
Teresina, la clip
Teresina, la storia
Il giovane Nico vive con la sua capretta Teresina in una comune presso un antico casale nel bosco. La comunità di giovani conduce un’esistenza secondo stili di vita alternativi. All’armonia che regola le relazioni tra di loro e con la natura circostante, si aggiungono delle regole di convivenza basilari. E c’è anche la ruota dello sbatti, una ruota della fortuna che assegna compiti e mansioni. Nico, già preso di mira dagli altri per via di Teresina, che quella sera decide di fare indigestione delle camicie stese ad asciugare, si lamenta che la ruota giri sempre a suo svantaggio sostenendo che sia truccata.
I contrasti di quella sera si acuiscono all’indomani, quando la povera Teresina viene trovata morta. Nico assiste amareggiato al dibattito sull’opportunità di cucinare Teresina e mangiarsela. L’idea di celebrare Teresina con un banchetto rituale si fa strada travolgendo, nel corso della discussione, l’ipocrisia di animalisti e finti vegetariani. Ma anche l’ignorato lutto di Nico, provocandogli una ferita che gli farà prendere una decisione amara.
La parabola del buon animalista
Quella di Teresina è una parabola che illustra, e in parte spiega, la complessità delle relazioni umane in una comunità di persone. E la complessità del rapporto tra questa e la natura circostante dove hanno scelto di immergersi per vivere. La storia va, però, oltre il tema della natura e dell’ambiente e scava in direzione delle scienze umane. Quel gruppo di singoli giovani che hanno scelto di (e che si sono scelti per) vivere insieme nella natura seguendo modelli alternativi, sembrano mettere su una specie di esperimento. Fuori dalla finzione, nella realtà, interpreti e realizzatori del film fanno davvero parte di una comunità-collettivo artistico che lavora assieme; lo si percepisce da un insolito affiatamento tra i membri di quest’opera corale. Sappiamo anche che i fatti narrati da Belluzzi sono realmente accaduti, proprio in quel pittoresco casale che è servito da set.
Un esperimento che l’esordiente regista Irene Belluzzi sembra ben padroneggiare. La storia, con una messa in scena da ammirare, non lascia dubbi o cose irrisolte che buchino la solidità della struttura. Smaschera piuttosto alcuni dei più odiosi difetti del comportamento umano e schiocca le dita davanti a un pubblico che, nel suo quotidiano, dimentica la questione fondamentale: come si fa a mangiare gli animali? Specialmente quelli che avevi scelto come compagni.
E lo fa con naturalezza, senza cadere nella retorica o nell’estenuante dialettica vegetariani vs. carnivori. E anche con un pizzico di poesia (che, a mio avviso, non guasta mai), con trovate brillanti e con ironia.
E alla fine ti scrive un promemoria nell’anima: rispetta la natura che hai deciso di difendere. Senza compromessi. Col sottofondo di una bella ballata finale, appositamente composta, che parla di una capretta di nome Teresina.