Nel panorama del cinema indipendente italiano, Even, diretto da Giulio Ancora, si distingue come un’opera di inquieta delicatezza, capace di scavare nei silenzi più profondi della coscienza. Presentato al Rome Independent Film Festival, e ora sl cinema, il film racconta la storia di Giulia (Federica Pagliaroli), una ragazza ribelle e spensierata fino a quando non sarà costretta a confrontarsi con un dolore troppo grande per essere espresso. La sua vita si incrina di fronte a un femminicidio misterioso, sepolto dalla neve, che la lega in modo inspiegabile alla vittima: un legame che segnerà il suo destino.
Even, Un delitto sepolto dal tempo
L’elemento del crimine diventa metafora potente. La neve, che nasconde la verità e ne conserva i frammenti, diventa personaggio e si fa simbolo della memoria repressa e della colpa collettiva. Luogo in cui la verità, piano piano, riaffiora.
Giulia si trova immersa in un intreccio di bugie, dichiarazioni inaffidabili e pentimenti, mentre il passato riaffiora lentamente, costringendola a confrontarsi con il dolore e la perdita dell’innocenza.
Giulio Ancora firma un film che rifugge dai facili colpi di scena per affidarsi al potere dell’immagine e del silenzio. La sua regia è essenziale, attenta ai dettagli e agli sguardi, costruita su una fotografia fredda e sospesa che amplifica la tensione interiore. La camera osserva Giulia ma non la espone: le resta accanto, la accompagna nei momenti di smarrimento.
In Even, il non detto pesa più delle parole: il regista lascia che siano la neve e la luce a raccontare ciò che i personaggi non riescono ad ammettere, nella semplicità delle immagini, nella delicatezza del tempo che scorre.

Il volto e la voce di Giulia
La giovane attrice Federica Pagliaroli offre una prova intensa e misurata, capace di rendere palpabile la vulnerabilità di Giulia restituendone la fragilità e la resistenza. Ogni sguardo contiene qualcosa che non può essere raccontato, solo condiviso.
La sua interpretazione dà corpo a tutte le donne che portano una ferita e cercano di riconquistare la propria voce, passo dopo passo, tra dolore e speranza.
Even è un film che parla di memoria e trauma, ma lo fa con pudore e profondità. La verità, come la neve che lentamente si scioglie, emerge solo a tratti, lasciando allo spettatore il compito di ricomporre i pezzi.
Nel suo equilibrio fragile, Even, riflette sull’ambiguità morale e sulla difficoltà di distinguere nettamente colpa e innocenza.
Un film di misura e inquietudine
Even colpisce per la sua coerenza stilistica e la sincerità del suo sguardo. È un film che non vuole piacere, ma interrogare, che invita lo spettatore a scavare, come nella neve, per scoprire cosa si nasconde sotto la superficie.
Resto ferma e mi chiedo: com’è fatto l’assassino di un fiore?
Il vero “male” non è solo la violenza subita, ma il silenzio che la circonda. È quel tacere collettivo, fatto di paura e di vergogna, che rende impossibile distinguere chi è innocente e chi non lo è davvero.
Il film ci ricorda che, dopo ogni trauma, esiste un secondo dolore: quello di non essere creduti, di non poter parlare, di vedere la verità sepolta sotto la neve dell’indifferenza. Giulia diventa così il simbolo di chi porta dentro un segreto che tutti conoscono, ma che nessuno vuole nominare. La sua confusione non è solo personale, è il riflesso di un’intera società che preferisce voltarsi dall’altra parte, mantenere l’equilibrio, invece di affrontare ciò che lo distrugge.
Even – RIFF – Rome Independent Film Festival