Roman Polanski è una delle figure più affascinanti e controverse del cinema mondiale. Regista, sceneggiatore e produttore, ha plasmato il grande schermo con opere che esplorano l’oscurità della mente umana, la paranoia e la tensione psicologica, spesso sfidando le convenzioni e le aspettative del pubblico. La sua carriera, iniziata negli anni ’60, è costellata da film iconici che spaziano dal thriller psicologico all’horror, passando per il noir e il dramma storico.
In questo articolo esploreremo la sua carriera, lo stile cinematografico e alcuni dei suoi film più celebri.
Chi è Roman Polanski
Roman Polanski nasce nel 1933 a Parigi, ma cresce in Polonia, dove vive l’orrore della Seconda Guerra Mondiale e la persecuzione nazista. Queste esperienze segnano profondamente la sua visione del mondo e il suo approccio al cinema, caratterizzato da una costante esplorazione della paura, della paranoia e dell’isolamento. Dopo aver studiato cinema a Łódź, inizia la sua carriera con Il coltello nell’acqua (1962), un thriller psicologico. Trasferitosi in Francia prima e negli Stati Uniti poi, Polanski diventa rapidamente uno dei registi più acclamati della sua generazione.
Nel 1967, durante le riprese di Per favore, non mordermi sul collo, Roman Polanski conosce l’attrice Sharon Tate, con la quale sviluppa una relazione intensa e appassionata. I due si sposano nel 1968 e sembrano incarnare la coppia perfetta del cinema hollywoodiano. Tuttavia, la loro felicità viene brutalmente spezzata il 9 agosto 1969, quando Tate, incinta di otto mesi, viene assassinata insieme ad alcuni amici nella sua casa di Los Angeles dai seguaci di Charles Manson. Questo evento sconvolge Polanski. La perdita di Sharon Tate diventa un trauma indelebile che si riflette nei suoi film successivi, accentuando i temi della paranoia, della violenza e della fragilità umana.
Roman Polanski film: La trilogia dell’appartamento
Tra il 1965 e il 1976 Polanski lavora alla Trilogia dell’Appartamento che comprende Repulsion, Rosemary’s Baby e L’inquilino del terzo piano. Questi tre film esplorano la discesa nella follia attraverso protagonisti isolati che vivono in ambienti soffocanti e inquietanti. Dal punto di vista critico, questi tre film sono considerati una trilogia non per una connessione narrativa, ma per la loro coerenza tematica e stilistica. Ognuno esplora il senso di alienazione dell’individuo nello spazio urbano, la trasformazione della casa in un luogo di angoscia e la dissoluzione dell’identità personale. L’appartamento diventa così metafora di una prigione mentale e l’ambiente circostante agisce come una forza invisibile che corrode l’equilibrio psicologico dei protagonisti.
Di seguito la trilogia nel dettaglio.
Repulsion (1965)

Roman Polanski film: Repulsion
Carol Ledoux (Catherine Deneuve) è una giovane manicure belga che vive a Londra con sua sorella Helen (Yvonne Furneaux). Carol mostra segni di disagio psicologico, in particolare verso gli uomini. Quando Helen parte per una vacanza, Carol rimane sola e la sua psiche inizia a deteriorarsi. Trascurando se stessa, ha allucinazioni terrificanti e perde completamente il contatto con la realtà.
Colin (John Fraser), innamorato di lei, cerca di aiutarla, ma Carol, in preda al panico, lo uccide. Poco dopo, il padrone di casa (Patrick Wymark) tenta di abusare di lei e Carol lo elimina brutalmente. Al ritorno di Helen, la trova in uno stato catatonico, mentre i vicini osservano con sgomento. L’ultima inquadratura mostra una foto d’infanzia di Carol, suggerendo che il suo trauma affonda radici nel passato.
“Rosemary’s Baby”: il film di Roman Polanski sulla stregoneria

Roman Polanski film: Rosemary’s baby
Il film, basato sul romanzo omonimo di Ira Levin, segue Rosemary Woodhouse (Mia Farrow) e suo marito Guy (John Cassavetes), una giovane coppia che si trasferisce in un elegante appartamento a New York, nel Bramford, un edificio storico con una reputazione sinistra. Nonostante gli avvertimenti di un amico, Hutch, che racconta loro delle storie inquietanti legate al palazzo, i due decidono di stabilirsi lì.
Ben presto, Rosemary e Guy fanno amicizia con i loro eccentrici vicini, Minnie e Roman Castevet (Ruth Gordon e Sidney Blackmer), una coppia anziana che sembra eccessivamente interessata alla loro vita. Guy, un attore in difficoltà, inizia a trascorrere sempre più tempo con i Castevet, mentre Rosemary percepisce un’atmosfera strana e inquietante attorno a loro.
Quando Rosemary rimane incinta, la sua felicità iniziale si trasforma rapidamente in angoscia. Dopo una notte in cui ha strani incubi e si sente violata da una presenza oscura, scopre di essere incinta. Da quel momento, la sua gravidanza diventa un incubo: soffre di dolori lancinanti, perde peso e si sente sempre più isolata. Minnie le impone una dieta speciale e un medico, il dottor Sapirstein (Ralph Bellamy), le vieta di consultare altri specialisti.
Man mano che la storia procede, Rosemary inizia a sospettare che il suo bambino sia parte di un oscuro complotto satanico orchestrato dai suoi vicini e dal marito, che sembra aver fatto un patto per ottenere successo nella sua carriera. Quando finalmente riesce a scoprire la verità, è troppo tardi: il bambino è nato e viene rivelato che è il figlio di Satana. Il film si chiude con Rosemary che, nonostante tutto, accetta il suo ruolo di madre, cullando il bambino con un misto di terrore e rassegnazione.
Ruth Gordon vinse l’Oscar come miglior attrice non protagonista per la sua interpretazione inquietante e profondamente invadente.
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“L’inquilino del terzo piano”: tra i film più riusciti di Roman Polanski

Trelkowski (interpretato dallo stesso Roman Polanski) è un uomo timido e riservato che cerca un appartamento a Parigi. Trova una sistemazione in un edificio antico, dove la precedente inquilina, Simone Choule, ha tentato il suicidio gettandosi dalla finestra. Quando Trelkowski visita Simone in ospedale, la donna è completamente fasciata e incapace di parlare. Poco dopo, muore.
Dopo essersi trasferito, Trelkowski inizia a sentirsi perseguitato dai suoi vicini, che sembrano avere aspettative rigide su di lui. Lentamente, sviluppa un’ossessione per Simone, arrivando a vestirsi come lei e a perdere il senso della propria identità. La sua paranoia cresce e Trelkowski inizia a credere che i suoi vicini stiano complottando per costringerlo a suicidarsi, proprio come Simone. Il film culmina in un finale disturbante, in cui il protagonista, ormai completamente identificato con la donna, tenta di togliersi la vita nello stesso modo.
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“Chinatown”: il film di Roman Polanski e l’incontro con Nicholson

Un capolavoro del cinema noir, Chinatown è una storia di corruzione, potere e tragedia ambientata nella Los Angeles degli anni ’30. Considerato uno dei migliori film mai realizzati, il finale sconvolgente e l’atmosfera cupa rendono la pellicola un’icona del genere.
J.J. “Jake” Gittes (Jack Nicholson) è un detective privato specializzato in casi di adulterio nella Los Angeles degli anni ’30. Un giorno, viene contattato da una donna che si presenta come Evelyn Mulwray e gli chiede di indagare sul marito, Hollis Mulwray, ingegnere capo del Dipartimento delle Acque e dell’Energia. Gittes segue Mulwray e scopre che ha una relazione con una giovane donna. Le foto che Gittes scatta finiscono sui giornali, ma poco dopo Mulwray viene trovato morto, apparentemente annegato.
La vera Evelyn Mulwray (Faye Dunaway) si presenta da Gittes e lo informa che lui è stato ingannato. Jake, determinato a capire chi lo ha manipolato, si immerge in una rete di corruzione legata alla gestione dell’acqua della città. Scopre che potenti interessi stanno deviando le risorse idriche per arricchirsi, lasciando i contadini senza acqua. Il principale responsabile di questa corruzione è Noah Cross (John Huston), il ricco e spietato padre di Evelyn.
Man mano che Jake indaga, scopre un segreto ancora più oscuro: la giovane donna con cui Mulwray era stato visto è Katherine, la figlia-segreta di Evelyn Mulwray, nata dalla violenza subita da suo padre, Noah Cross. Quando Jake cerca di proteggere Evelyn e Katherine, si trova impotente di fronte al potere e alla corruzione che dominano la città. Il film culmina in un finale tragico: Evelyn viene uccisa dalla polizia, Noah Cross prende con sé Katherine e Jake, sconfitto, deve accettare la crudele realtà del mondo.
“Forget it, Jake. It’s Chinatown.”
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“Frantic” e Emmanuelle Seigner in uno dei thriller più apprezzati di Roman Polanski

Il thriller con Harrison Ford, Frantic, segue la disperata ricerca di un uomo per ritrovare sua moglie scomparsa a Parigi.
Il dottor Richard Walker (Harrison Ford) arriva a Parigi con sua moglie Sondra per un congresso medico. Dopo il loro arrivo in hotel, Sondra si accorge di aver preso la valigia sbagliata. Mentre Richard è sotto la doccia, sua moglie riceve una telefonata e scompare misteriosamente.
Disperato, Richard cerca aiuto dalla polizia e dall’ambasciata americana, ma riceve solo risposte burocratiche. Decide quindi di indagare da solo e scopre che la valigia scambiata contiene un dispositivo elettronico segreto. Con l’aiuto di Michelle (Emmanuelle Seigner), una giovane donna coinvolta nel traffico di contrabbando, Richard cerca di scambiare il dispositivo per riavere sua moglie. Il film culmina in un drammatico confronto sulla Senna, dove il protagonista riesce finalmente a salvare Sondra.
La colonna sonora, composta dal Maestro Ennio Morricone, è un elemento fondamentale nell’atmosfera del film. Morricone ha creato un accompagnamento musicale che amplifica il senso di smarrimento e urgenza vissuto dal protagonista. La colonna sonora di Frantic è stata pubblicata da Elektra Records nel 1988 e, sebbene alcuni brani non siano presenti nel film, l’album rappresenta un ritratto significativo del lavoro di Morricone per questa pellicola.
“Il pianista”: il film più drammatico di Polanski

Il pianista è un dramma storico basato sulla vera storia del pianista ebreo Władysław Szpilman. Polanski, sopravvissuto all’Olocausto, ha basato molte scene sulle sue esperienze personali. Il film ha vinto la Palma d’Oro a Cannes e tre premi Oscar.
Nel settembre 1939, Władysław Szpilman (Adrien Brody), un talentuoso pianista polacco di origine ebraica, sta suonando alla radio di Varsavia quando la città viene bombardata dai nazisti. La sua famiglia, inizialmente fiduciosa che la guerra finirà presto, è costretta a vendere i propri beni per sopravvivere. Con l’occupazione nazista, gli ebrei vengono segregati nel ghetto di Varsavia, dove Szpilman assiste a scene di brutalità e disperazione.
Quando il ghetto viene liquidato, Szpilman riesce a sfuggire alla deportazione grazie a un amico polacco. Da quel momento, vive nascosto, spostandosi di rifugio in rifugio, mentre la città viene devastata dalla guerra. Alla fine, viene scoperto da un ufficiale tedesco, Wilm Hosenfeld (Thomas Kretschmann), che, invece di denunciarlo, lo aiuta a sopravvivere.
Nel finale, con la fine dell’occupazione tedesca, Szpilman può finalmente uscire allo scoperto e riprendere la sua vita. In una scena di grande impatto emotivo, ritorna alla radio e suona di nuovo il pianoforte, simbolo della sua identità e della sua resilienza.
Oltre alla drammatica ricostruzione storica, Il pianista è anche una riflessione intima sulla sopravvivenza, sulla memoria e sull’umanità che può sopravvivere anche nei momenti più bui.
Roman Polanski e le pièce teatrali
“Carnage”: il film di Polanski con un grande cast che strizza l’occhio al teatro

Un dramma satirico basato su un’opera teatrale, Carnage esplora le tensioni tra due coppie che si incontrano per discutere di una lite tra i loro figli. Il film è basato sulla pièce Il dio del massacro di Yasmina Reza.
Dopo una lite al parco, il giovane Zachary Cowan colpisce Ethan Longstreet con un bastone, rompendogli un dente. I genitori di entrambi i ragazzi decidono di incontrarsi per discutere dell’incidente in modo civile. Penelope e Michael Longstreet (Jodie Foster e John C. Reilly) ospitano Nancy e Alan Cowan (Kate Winslet e Christoph Waltz) nel loro appartamento di Brooklyn.
Inizialmente, la conversazione è cortese, ma ben presto emergono tensioni tra le coppie. Alan, un avvocato cinico, è costantemente distratto dal suo telefono, mentre Nancy, stressata, finisce per vomitare nel salotto dei Longstreet. La discussione degenera in accuse reciproche, rivelando le ipocrisie e le frustrazioni di ciascun personaggio. Il film si chiude con una scena ironica: i bambini, ormai riconciliati, giocano insieme al parco, mentre i genitori continuano a litigare.
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“Venere in pelliccia”: il film che evidenzia la collaborazione con Emmanuelle Seigner

Un film che gioca con il potere e la seduzione, Venere in pelliccia è un adattamento cinematografico dell’opera David Ives che esplora le dinamiche tra un regista e un’attrice durante un’audizione.
Thomas Novacheck (Mathieu Amalric) è un regista di teatro che sta cercando un’attrice per il ruolo principale della sua nuova pièce, basata sul romanzo Venus in Furs. Dopo una giornata di audizioni deludenti, arriva Vanda Jordan (Emmanuelle Seigner), una donna eccentrica e misteriosa.
Nonostante le sue iniziali perplessità, Thomas accetta di farle leggere il copione. Man mano che l’audizione procede, Vanda dimostra una conoscenza sorprendente del testo e inizia a manipolare Thomas, ribaltando i ruoli di potere. Il film diventa un gioco psicologico tra i due, culminando in un finale enigmatico.
La decisione di girare con un cast ridotto è stata presa per poter enfatizzare la tensione tra i personaggi.
Disponibile su RaiPlay
La poetica di Roman Polanski
Roman Polanski è un regista che ha saputo trasformare la sua esperienza personale e il suo sguardo disilluso sul mondo in una poetica riconoscibile. Il filo rosso che attraversa tutta la sua filmografia è l’esplorazione dell’angoscia, dell’alienazione e della paura, spesso ambientata in spazi chiusi che si trasformano in luoghi da incubo. In questi ambienti, i personaggi perdono progressivamente il contatto con la realtà, inghiottiti da un mondo che si fa sempre più ostile.
Polanski racconta storie di individui in bilico, vittime di un sistema che li opprime o di un male che si insinua nel quotidiano. L’identità è un concetto instabile nei suoi film e spesso i protagonisti vengono risucchiati in una spirale di paranoia e smarrimento. La sua regia punta a costruire una tensione che cresce lentamente, spesso senza soluzione.
Il cinema di Polanski mette lo spettatore di fronte a verità scomode: il potere può corrompere, la realtà può essere manipolata, la violenza è più vicina di quanto si voglia credere. In questo senso, la sua opera ha il coraggio di scavare nell’ambiguità, di raccontare il lato oscuro dell’animo umano senza offrire risposte nette.
L’eredità cinematografica di Roman Polanski resta centrale nella storia del cinema contemporaneo. È la voce di un autore che ha sempre scelto di guardare negli angoli più bui della condizione umana e che ha saputo farlo con uno stile inconfondibile, inquietante e profondamente lucido.