17 anni (e come uscirne vivi), il brillante esordio alla regia di Kelly Fremon Craig, che tratta con verosimiglianza l’inquieto mondo degli adolescenti

Kelly Fremon Craigm è abilissima a rendere conto del tipico delirio di onnipotenza adolescenziale, senza mai cadere nella retorica, ma neanche nel suo opposto, quel “cattivismo” tanto di moda tra i giovanissimi di oggi

  • Anno: 2016
  • Durata: 104'
  • Distribuzione: Sony Pictures
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Kelly Fremon Craig

La giovane sceneggiatrice e produttrice americana Kelly Fremon Craig (classe 1981) esordisce alla regia con un film gradevolissimo, fresco, frizzante, che, nonostante si confronti con il già molto spesso trattato (al cinema) mondo degli adolescenti, non scivola in cliché e luoghi comuni, mantenendo un invidiabile smalto per tutta la sua durata. Craig, per nulla intimidita dall’ansia debutto, spinge sull’acceleratore, mettendo in scena una storia esemplare, laddove la verosimiglianza dei tratti psicologici e dei comportamenti dei ragazzi della seconda decade dei duemila permette allo spettatore (e agli eventuali genitori) di prendere coscienza della direzione verso cui stanno andando le generazioni nate all’ombra dello smodato sviluppo delle tecnologie della comunicazione. Nadine Franklin (la ventunenne, ma già efficace interprete Hailee Steinfeld) dopo aver perso, a tredici anni, l’amato padre, trova nell’amica Krista (l’incredibilmente flemmatica per la sua età Haley Lu Richardson) l’unica risorsa affettiva su cui poter contare. La madre (Kyra Sedgwick), una donna spigolosa, isterica, che dopo la morte del marito non riesce più a gestite la vita familiare, non è di alcun sostegno, così come il fratello, Darian (il Blake Jenner già visto nell’ottimo Tutti vogliono qualcosa di Richard Linklater), un ragazzone belloccio e pieno di sé, lontano anni luce dalla spiccata sensibilità della sorella. Quando Krista, un po’ a tradimento, comincia a frequentare Darian, il precario equilibrio psichico di Nadine subisce uno scossone che getta la ragazza nel più vivo sconforto.

Craig, che ha anche scritto il film, è abilissima a rendere conto del tipico delirio di onnipotenza adolescenziale, laddove pure la protagonista, sebbene con modalità assai differenti da quelle del fratello, è intrisa di uno strisciante narcisismo che la porta a ritenersi una persona unica, troppo ‘diversa’ per accettare di gettarsi nella mischia della vita. Non vuole sporcarsi le mani, convinta com’è di non appartenere a un’epoca, la sua, tutta sbilanciata in avanti, verso l’apparenza, incapace di soffermarsi sulle cose che davvero hanno valore. Ma di vita – e di mondo soprattutto – ne abbiamo una sola, e, allora, crescere vuol dire trovare il proprio posto, quella piccola porzione di spazio in cui installarsi per interagire con gli altri, arricchendosi quando possibile, e accettando anche ciò che proprio non ci piace (non tollerandolo, ovviamente, ma comprendendo che molte cose non dipendono dalla nostra volontà, e nonostante ciò evitare di drammatizzare).

Nadine, mossa dalla sacra fiamma della gioventù, fa le proprie esperienze, non si risparmia, e la regia è assai efficace a restituirne l’emotività a fior di pelle, senza bisogno di ricorrere a scene madri o ad impennate emotive prevedibili per captare la benevolenza e l’empatia dello spettatore, il quale, smaliziato, capisce abbastanza rapidamente dove la storia andrà a parare; ma questo non è un demerito del film, tutt’altro: pur non avendo inventato nulla di nuovo (d’altronde la storia si ripete in maniera circolare), Craig riesce a dare un taglio originale alla narrazione, senza mai cadere nella retorica, né nel suo opposto, il “cattivismo” tanto di moda tra i giovanissimi di oggi. Con grande fermezza dona equilibrio alla storia che mette egregiamente in scena, accompagnando senza alcun cedimento fino alla fine lo spettatore.

Un film, dunque, da mostrare ai ragazzi, ma anche e soprattutto a quei genitori che a fronte delle fisiologiche intemperanze dei propri figli vanno facilmente in escandescenze, nella misura in cui certamente comprenderebbero l’utilità di non drammatizzare ciò che è una normale manifestazione della straripante energia, ma anche del disorientamento (che certamente va sorvegliato), di tutte quei giovani uomini e donne che cercano con ansia il proprio angolo di mondo.

Pubblicato e distribuito da Sony Pictures, 17 anni (e come uscirne vivi) è disponibile in dvd in formato 1.85:1 con audio DD 5.1 e sottotitoli in varie lingue. Nei contenuti speciali: scene eliminate recuperate dalla sala di montaggio; divertentissimi blooper col cast completo.

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