“La pellicola, scritta e diretta da Raymond De Felitta, parla di segreti e bugie, verità e finzioni, maschere e identità, attraverso il genere della commedia, con sobrietà e humor”.
“Qual è, tra tutti i tuoi segreti, in assoluto il più segreto?” È attorno a questo interrogativo che germoglia e si sviluppa la struttura narrativa di City Island. La pellicola, scritta e diretta da Raymond De Felitta, parla di segreti e bugie, verità e finzioni, maschere e identità. Per portare sullo schermo queste tematiche, De Felitta punta sul genere della commedia e racconta, in uno stile tanto divertente quanto sobrio, le vicende della famiglia Rizzo.
Vince (Andy Garcia), il capofamiglia, è secondino in un carcere del Bronx, dove incontra casualmente un detenuto che attira da subito la sua attenzione: Tony Nardella (Steven Strait). Vince capisce subito che il ragazzo è suo figlio illegittimo, frutto di una fugace storia con la donna sbagliata, abbandonato ancor prima della nascita. Senza rivelare né a Tony né alla sua famiglia la verità nascosta, Vince porta il ragazzo a casa sua, sotto la sua custodia, portando al centro del suo nucleo familiare il più segreto di tutti i suoi segreti. Non certo l’unico segreto. Che dire delle finte partite a poker, che Vince usa come copertura per nascondere non una tresca segreta, ma delle innocenti lezioni di recitazione? Che dire del vizio del fumo, ben lungi dall’essere superato? Che dire di quell’universo di passioni e aspirazioni sempre taciute? E se è vero che una mela non cade mai troppo lontano dall’albero, ecco venire a galla velocemente i segreti di tutti gli altri componenti della famiglia. La madre Joyce (Julianna Margulies) nasconde gelosie e paure, sospetti e insicurezze, che la portano presto sull’orlo dell’insoddisfazione sentimentale. Il piccolo Vinnie Jr. (Ezra Miller) nasconde le sue tendenze sessuali feticiste, camuffandole dietro atteggiamenti che lo fanno apparire assolutamente fuori dalle righe. Quanto a sua sorella Vivian (Dominik Garcia-Lorido), dopo essere stata espulsa dal college e aver perso la borsa di studio, è dedita ad attività tutt’altro che culturali, che la vedono spogliarellista in un locale notturno del New Jersey.
City Island è l’ironico ritratto di una famiglia che, come tante, vive di amori e di tensioni, di affetti e di conflitti, di paure e di speranze. Dai personaggi adulti ai più giovani, tutti in City Island vengono ritratti con un’attenzione critica e originale, che si traduce a livello visivo in una fotografia ricercata, merito del talento del croato Vanja Cernjul. Questi cattura scorci eloquenti di una vita intima e familiare, accompagnando l’occhio dello spettatore attraverso finestre, porte, corridoi, strade. E la fotografia è anche quella degli spazi e dei luoghi in cui si ambienta il film: non la New York mondana e caotica già nota a molti, ma la realtà più periferica e forse più autentica, che ben si sposa con gli intenti della narrazione. La pellicola, infatti, fa luce sulla periferia nascosta delle nostre vite: non il centro costruito e addobbato, ben illuminato da insegne al neon, che ogni giorno mostriamo al pubblico, bensì la strada più fuorimano che serpeggia nelle nostre vite, quella che spesso si percorre da soli, dove abbiamo relegato ‘il segreto più segreto tra i nostri segreti’. All’azzeccata scelta scenografica e al montaggio attento e intelligente, si aggiungano delle eccellenti prove attoriali e una sceneggiatura brillante ed efficace. Il risultato è una commedia assolutamente gradevole e ben fatta, un prodotto fresco e leggero ma al contempo stimolante, che fa sorridere ma anche riflettere.
Raymond De Felitta cita, fra le sue fonti di ispirazione, le influenze stilistiche di Pietro Germi (Divorzio all’italiana, Sedotta e abbandonata), che riusciva a raccontare in modo divertente e reale situazioni spiacevoli della vita quotidiana; i ritratti psicologici di Woody Allen (Hannah e le sue sorelle, Manhattan), sempre sull’orlo dell’abisso emotivo; l’umorismo di James L. Brooks, che convive con una complessità di emozioni ben miscelata. Eppure, guardando City Island, non si può fare a meno di ricordare anche le antiche commedie plautine, tutte giocate sul labile confine che divide il vero dal falso, il noto dal segreto. Come Plauto, anche De Felitta costruisce una commedia di equivoci in cui una bugia non finisce mai nel momento in cui viene detta, ma germoglia e si riverbera per tutta la durata della storia, fino all’agognato lieto fine. E City Island contiene, come molte commedie plautine, tematiche identitarie (tipiche delle Commedie dei Sosia), rivelazioni improvvise di paternità (ricorrenti nelle Commedie dell’Agnizione), nonché rappresentazioni iperboliche e vivide di situazioni e personaggi (come nelle Commedie dei Caratteri). E come tutte le commedie di Plauto, anche l’ultima creazione di De Felitta può contare su un elemento di sicuro successo: la Vis Comica.