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‘Sweetpea’ La vendetta servita fredda, con troppi fronzoli

Una serie che parla di rabbia repressa ma preferisce non alzare mai davvero la voce

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Sweetpea arriva su Prime Video con una premessa che sembra fatta apposta per sedurre il pubblico contemporaneo: una giovane donna invisibile, umiliata, sottovalutata, decide di reagire. Non parlando. Non spiegando. Ma uccidendo.

L’idea è semplice, quasi elementare. Ed è proprio per questo che funziona. Almeno all’inizio.

Al centro c’è Rhiannon, interpretata da Ella Purnell, ragazza ordinaria fino alla trasparenza, che vive in una provincia britannica grigia, popolata da colleghi indifferenti, uomini tossici e micro-violenze quotidiane, insomma l’inferno. Poi qualcosa scatta. E la tutta la rabbia e la furia trovano finalmente una forma.

Fin qui, nulla di nuovo, una revenge series  come tante altre, sulla carta almeno. Si perché Sweetpea sa come presentarsi: ritmo rapido, voice over ironico, una confezione che promette cinismo, sangue e intelligenza.

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Sweatpea L’illusione della ferocia

La serie gioca apertamente con il revenge thriller, flirtando con la dark comedy e con un’estetica pop che strizza l’occhio a Killing Eve e Fleabag, senza mai citarle davvero. Il problema è che, dopo l’ottimo avvio, la ferocia resta più dichiarata che praticata.

Rhiannon uccide, sì. Ma lo fa spesso come se stesse eseguendo un esercizio di stile. Ogni omicidio è calibrato, spiegato, giustificato. L’orrore viene addomesticato, la violenza resa digeribile. Non disturbante. Non destabilizzante.

E qui emerge il vero limite della serie: Sweetpea vuole essere corrosiva, ma ha paura di graffiare troppo. Preferisce l’ironia al rischio, la battuta al silenzio, il commento all’ambiguità.

Sweetpea

Ella Purnell in: Sweetpea

Il femminile come brand

Amazon ci vende questa serie come una storia di emancipazione distorta, una vendetta al femminile contro un mondo patriarcale. Il tema c’è, ed è legittimo. Ma viene spesso trattato come un marchio, non come un conflitto reale.

Il femminile, qui, diventa una categoria di marketing prima ancora che una posizione narrativa. Un’etichetta rassicurante, pronta all’uso, che promette radicalità ma consegna controllo. La rabbia di Rhiannon è sempre incorniciata, spiegata, certificata. Non esiste mai senza un contesto che la giustifichi o la renda digeribile.

La serie sembra dire: “Guardate quanto siamo consapevoli”. E lo ripete. Più volte, forse una di Troppo. Ogni gesto estremo è accompagnato da una sovrastruttura morale che lo rende accettabile, ogni atto violento viene compensato da una battuta, un commento, un ammiccamento allo spettatore. Il risultato è una femminilità che non fa paura, che non destabilizza davvero l’ordine delle cose, ma lo conferma mostrando di saperlo criticare.

In questo senso Sweetpea parla di ribellione usando il linguaggio della piattaforma: inclusivo, calibrato, attentissimo a non perdere nessuno per strada. Il rischio, però, è evidente. Quando il femminile diventa un brand, smette di essere una frattura. Diventa una posa. E la vendetta, invece di restare un atto disturbante, si trasforma in un format replicabile, pronto per la prossima stagione.

Ella Purnell, punto fermo

Se Sweetpea regge, lo fa soprattutto grazie a Ella Purnell, che costruisce una protagonista credibile proprio quando la scrittura tentenna. Il suo volto resta spesso impassibile, ma non vuoto. È lì che la serie funziona di più: nei silenzi, negli sguardi, nell’ottima regia di Ella Jones che la fa da padrona soprattutto nei momenti in cui la narrazione smette di spiegare.

Purnell riesce a rendere Rhiannon disturbante senza renderla caricaturale. Non chiede empatia, non cerca assoluzioni. Ed è paradossale che sia l’attrice, più che la sceneggiatura, a garantire quella complessità che la serie promette.

Un prodotto figlio della piattaforma

Sweetpea è una serie pensata per essere vista velocemente, commentata subito, dimenticata con eleganza. Ogni episodio è calibrato per mantenere alta l’attenzione, ma raramente per lasciare un segno duraturo.

È un racconto che parla di violenza sistemica senza mai diventare davvero scomodo che; sebbene nessuno chiedesse la moralina, si dimentica di dire allo spettatore che chi stiamo guardando non è un’eroina da lodare e assolvere. Che mette in scena la rabbia, ma la rende instagrammabile. Che racconta il sangue, ma con il manuale di istruzioni a portata di mano.

Sweetpea è una serie furba, ben interpretata, spesso divertente. Ma è anche il prodotto di un’epoca che ha imparato a simulare il dissenso senza abbracciarne le conseguenze.

La vendetta c’è. Il sangue pure.
Il coraggio, solo a tratti.

Sweetpea è disponibile su Amazon prime Video: qui

Sweetpea

  • Anno: 2026
  • Durata: 40-50 min (episodio)
  • Distribuzione: Amazon Prime Video
  • Genere: Commedia nera
  • Nazionalita: Stati Uniti d'America
  • Regia: Ella Jones
  • Data di uscita: 06-February-2026