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Documentari

Monte Inferno, il documentario di Patrizia Santangeli che racconta il dramma della discarica di Borgo Montello

Monte Inferno di Patrizia Santangeli osserva quello che è il quotidiano correre del tempo, oggi, nella comunità di Borgo Montello, in cui una discarica cresciuta a dismisura ha causato una pericolosissima contaminazione dell’ambiente

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  • Anno: 2016
  • Durata: 61'
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Patrizia Santangelo

Un giorno sul territorio di Borgo Montello, ridente centro agricolo in provincia di Latina, viene inaugurata una discarica privata. In un primo tempo si grida al progresso: finalmente in una comunità strettamente agricola si instaura un progetto a carattere industriale, qualcosa che certamente darà anche molti posti di lavoro utili a tutti quei giovani che, probabilmente, non hanno tutta questa voglia e questa forza per continuare nella tradizione familiare contadina. Ma é un progresso che, in verità, porterà con sé molte pericolose insidie. La discarica negli anni cresce a dismisura, riesce a raccogliere rifiuti anche da altri comuni, oltre Latina: un camion, insomma, pronto a tirare l’altro, tanto da farla diventare la terza, in ordine di importanza, discarica italiana. E il sito industriale di Borgo Montello, con il passare degli anni e con il moltiplicarsi del fatturato, diventa cronaca, e cronaca tra la più agghiaccianti. Questo succede quando il pentito di camorra, Carmine Schiavone, in un’intervista rilasciata nella primavera del 2014 ai colleghi di SkyTg24, annuncia: “… anche a Latina moriranno tutti di cancro”. Ora tutto ciò è rimasta la cronaca più disperata di Borgo Montello: il sospetto forte é che su quei terreni siano stati  “amaltiti”  cioé seppelliti illegalmente bidoni e bidoni di rifiuti tossici.  Ed il documentario di Patrizia Santangeli proprio questa disperazione racconta. Perché in verità la discarica è ormai trasformata nel mostro che sta divorando il borgo rurale, e che “probabilmente”  ha mandato a morire, legato ed incaprettato, Don Cesare Boschin, il parroco  “impiccione” del borgo.

Monte Inferno di Patrizia Santangeli osserva quello che è il quotidiano correre del tempo, oggi, nella comunità di Borgo Montello. C’è appunto la signora  Piovesan, quella che ha casa proprio di fronte alla discarica e vive la vita nel più totale degli incubi. Nei suoi racconti anche la nostalgia di un tempo dove si poteva respirare davvero, e dove da bambina poteva immaginare il mare di Nettuno, che insisteva oltre lo sguardo della vallata, una visione ormai negata dal cumulo di immondizie che, giorno dopo giorno, aumentano in una montagna, appunto, di odori insopportabili, dove le nutrie, le pantegane ormai cominciano ad assaltare i bambini del borgo. E c’è il racconto di un impegno, quello di Claudio Gatto, oggi esponente della Associazione Libera,  che ha sempre seguito l’evolversi,  in un chiaroscuro che capiva essere sempre più ambiguo e pericoloso, della discarica negli anni, e che da sempre ha nutrito i sospetti verso una contaminazione malavitosa sul sito. C’è il signor Giorgi che, ormai, visibilmente sconfitto, legge una lettera che ha scritto indirizzata alle istituzioni, dove mette nero su bianco i gravi problemi economici che la presenza della discarica gli ha lasciato in eredità. E poi altri residenti chiamati a raccontare quello che ormai, per loro, è l’inferno. Ma c’è anche il cielo e la terra, i cani che corrono ed abbaiano festosi, c’è la vita nell’aia, e le stalle, le mucche da latte, i suini adagiati all’ingrasso, e che guardano, loro si dallo sguardo incosciente, la macchina da presa che li inquadra, c’è insomma la vita avvertita ormai sempre più pericolosa, messa a dura prova da una realtà che doveva essere provvisoria, come garantivano alla comunità le istituzioni, cioè tutte le istituzioni che si sono succedute. Ma invece …

Ha detto la regista Patrizia Santangeli in conferenza stampa: “Con Monte Inferno, ad un certo punto del percorso filmico, ho cercato semplicemente la bellezza di Borgo Montello, perché per me la bellezza è davvero la speranza. Ovviamente ho visto il dramma, la rabbia, la rassegnazione, in qualche caso ho percepito anche la sconfitta del borgo. Ed ho visto ampiamente il veleno….”

Giovanni Berardi  

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