Festa del Cinema di Roma: Heaven will wait di Marie-Castille Mention-Schaar (Alice nella Città)

  • Anno: 2016
  • Durata: 105'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Marie-Castille Mention-Schaar

La sezione Panorama di Alice nella Città porta alla nostra attenzione un argomento attualissimo e delicatissimo: la follia della jihad e la sua ombra occidentale, il reclutamento di giovanissimi europei in Siria. Heaven will wait di Marie-Castille Mention-Schaar entra nel dramma delle famiglie francesi e dei loro figli improvvisamente radicalizzati nell’Islam, pronti ad abbandonare tutto e ad immolarsi per Allah. Due giovani ragazze, Sonia e Mélanie, le nostre guide in questo viaggio tra vittime e carnefici… La regista francese ci getta nella cattura di Sonia, pedina incosciente di un attentato pianificato. La ragazza vuole andare a tutti i costi in Siria, certissima che solo l’adesione alla jihad permetterà alla sua famiglia di salvarsi dalla fine del mondo. Lo grida alla madre, grida il suo odio contro la vita e la corruzione che è diventata, grida il desiderio di abbracciare la morte come sola via di scampo. Mélanie non ha neppure origini arabe ed è una perfetta occidentale. Sensibile, attenta ai problemi umanitari, suona il violoncello. Viene adescata via Facebook da un ragazzo così diverso dagli altri, dall’avatar testa di leone. Comincia a chattarci e la morte di sua nonna la rende ancora più vulnerabile. Dallo sconosciuto conversatore Mélanie assorbe video, musica e la vista di un mondo corrotto, sempre più perverso, schiavo del denaro, pieno di ingiustizie. L’Islam, la difesa dei costumi che pratica, l’odio per la materializzazione, l’unico baluardo per contrastarli. Mélanie riceve una corte virtuale da vera principessa… Legge sul suo conto parole che nessun ragazzo che la circonda le ha mai detto, viene caricata di desiderio, si sente importante, valorizzata, amata… Sonia a fatica inizia il percorso inverso, frequentando un’attivista araba che aiuta le famiglie incappate nella rete jihadista, mostrandole la differenza tra l’Islam e il fondamentalismo.

Heaven will wait segue parallelamente la salvezza e la caduta, cercando di penetrare nel mistero e nell’inganno di uno degli orrori più grandi di questo secolo con tutta la lucidità descrittiva possibile, evitando sentimentalismi, retoriche, e mostrandoci quanto sia semplice, terribilmente semplice adescare acerbe esistenze, poco raffinate nella conoscenza del mondo ed alimentare falsi sogni di riscatto e salvezza dell’uomo. Regia pulita, essenziale, che svela fino a dove può, ma densa nell’aggrapparsi dall’esterno alle interiorità delle due giovani donne che mostra. Non manca un piccolo colpo di scena narrativo, che carica di pathos un pericolo maledettamente incisivo ed invasivo, una reale minaccia con cui l’Occidente dovrà convivere a lungo e rispetto al quale è direttamente responsabile: padre di figli che ha conquistato, dominato, sfruttato e continua a sfruttare, incurante degli strascichi che lascia. La Palestina ce lo ricorda sempre, ancora là, ancora disperata e irrisolta.

Maria Cera

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Utlima modifica: 18 ottobre, 2016



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