Riflessi

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Emanuela Ponzano, reduce dall’interessante esperienza teatrale de “La più forte”, elaborata intorno al testo di Strindberg, costruisce un piccolo ma prezioso film, attraverso cui omaggiare il compianto maestro Ingmar Bergman.

Presentato all’ultima edizione del R.I.F.F., Riflessi è una storia al femminile, in cui si cerca d’indagare tra le pieghe più profonde dell’animo, per far emergere quelle ombre che, se lasciate sedimentare, tendono a soggiogare il soggetto che rifiuta di prenderne coscienza. Tutt’altro che scontato è un tema questo davvero inesauribile, giacché coinvolge gli individui in profondità, convocandoli ad un impegno ostinato che, per la maggior parte delle volte, è gaiamente disatteso. E chi più di Bergman si è confrontato con il rimosso, con l’orrore, con i fantasmi che, troppo spesso, dominano tutto il nostro essere? Come dimenticare la suggestiva ed inquietante sovrapposizione dei volti di Liv Ullman e Bibi Andersson in Persona?

Silenzi, realtà, sogno, spettri, incubi: tutto l’immaginario del regista svedese viene amorevolmente mutuato da questa giovane autrice, che riesce a evocare, senza oltraggiare, la potente iconografia onirica di una delle pellicole più significative della storia del cinema.

La fotografia è molto curata, così come le musiche che accompagnano lo spettatore in questo movimento (falso, direbbe Wenders, anch’esso fedele adepto del maestro) della protagonista verso se stessa, alle prese con un doppio antagonista, che solo la frantumazione dello specchio dissolverà, agevolando il superamento della contraddizione.

Verrebbe da dire materialismo dialettico onirico, ma forse la contraddizione è già da sempre contenuta nel “dispositivo cinema”, nella sua automaticità, nel suo esser visto che ci ha già veduti, noi, spettatori, dall’altra parte dell’immagine, davanti allo schermo (o dietro lo specchio).

Luca Biscontini



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