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Intervista a Lorenzo Ricciardi, autore di Stephen King – L’Altra Metà Oscura

Stephen King è senza ombra di dubbio colui che ha cambiato la prospettiva del concetto di scrittura in molti amanti del genere horror, e ha forse ingenerato tanti estimatori che poi hanno dedicato la tastiera alla scrittura in maniere diverse. Uno di costoro è Lorenzo Ricciardi, che ha dedicato al Maestro un saggio che ne ripercorre le gesta anche attraverso le parole di esperti e affiliati

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il

Stephen King – L’Altra Metà Oscura

Lorenzo Ricciardi

MVM FACTORY
250 Pagine

 

Stephen King è senza ombra di dubbio colui che ha cambiato la prospettiva del concetto di scrittura in molti amanti del genere horror, e ha forse ingenerato tanti estimatori che poi hanno dedicato la tastiera alla scrittura in maniere diverse. Uno di costoro è Lorenzo Ricciardi, che ha dedicato al Maestro un saggio che ne ripercorre le gesta anche attraverso le parole di esperti e affiliati. Capiamo meglio questo percorso con l’autore.

 Ciao Lorenzo, puoi raccontarci la genesi e lo sviluppo del tuo libro?

È nato tutto quasi per gioco, più di quattro anni fa. Dopo aver letto tutti (o quasi) i suoi romanzi, iniziai a procurarmi tutti i saggi, italiani e non, dedicati a Stephen King, raccogliendo diverse interessanti informazioni sulla sua vita privata e professionale e sui suoi progetti, soprattutto quelli rimasti inediti. Tutto l’universo kinghiano è così affascinante che basta poco per innamorarsene perdutamente e farsi trasportare dalle emozioni. Decisi quindi di utilizzare quelle informazioni per scriverne un libro, con il tempo ho deciso poi di coinvolgere anche artisti e colleghi di King che hanno fatto o fanno ancora parte, in un modo o nell’altro, della sua vita. La mia idea era quella di raccontare il Re del brivido da una prospettiva diversa, dando la parola ai protagonisti. Volevo cercare di fare qualcosa di diverso da quello che era stato fatto fino a quel momento (spero di esserci riuscito). Il lavoro è stato lungo e impegnativo, ma vederlo finalmente completo è molto gratificante.

 Oggi la letteratura ha un ruolo più di nicchia nell’entertainment, visto che la rete ha ridotto la comunicazione quasi fino ad una mera immagine. Stephen King è ancora lo scrittore più famoso del mondo? Chi ha preso il suo posto nell’influenza dell’immaginario fantastico?

L’incredibile sviluppo di internet in questi ultimi anni ha sì relegato la letteratura ad un ruolo minore rispetto al passato, ma allo stesso tempo si vedono in giro sempre più scrittori, emergenti e non, che continuano a dare vita alle loro storie e che lottano costantemente contro editori poco professionali per cercare di affermarsi. E c’è da essere contenti. Perché il mondo del cinema, soprattutto quello horror e sci-fi, ha sempre attinto a piene mani dalla letteratura.

Stephen King credo sia ancora lo scrittore più famoso del mondo, il più popolare, il più prolifico, l’unico in grado di riunire e mettere d’accordo fan e lettori dei generi più disparati: non solo l’horror, ma anche il noir, il giallo poliziesco, il fantasy, il drammatico. Ma se mai un giorno il Re dovesse abdicare, il suo posto potrebbe essere preso da suo figlio, Joe Hill, che ha uno stile meraviglioso e un modo di scrivere e raccontare molto affine a quello di suo padre. Come si suol dire, “tale padre tale figlio”…

King si è trovato in un momento della storia dello sdoganamento commerciale dell’horror imprescindibile. Quanto credi che questo abbia contribuito alla sua fortuna?

L’ha aiutato molto, di sicuro ha contribuito in maniera importante alla sua popolarità, ma io credo fermamente che se uno scrittore (o anche un regista) non ha talento potrà anche avere un certo seguito, potrà anche vendere migliaia di copie, ma alla lunga non lascerà il segno, non verrà ricordato come ‘uno dei più grandi’, non diventerà immortale, come lo è diventato Stephen King. Stephen King è Leggenda, Stephen King è storia.

All’epoca veniva trasposto in film qualsiasi cosa King scrivesse, fosse anche la lista della spesa. Oggi invece alcune opere sono rimaste snobbate dal cinema. Come mai secondo te?

Con il passare del tempo e il susseguirsi di adattamenti mediocri, anche gli stessi registi, che prima sgomitavano per accaparrarsi i diritti delle sue storie, ora ci pensano su due volte. I romanzi e i racconti di King sono un po’ come bozze quasi definitive di sceneggiature: le descrizioni minuziose e dettagliate dei personaggi, degli ambienti, degli eventi, sono così intense e suggestive che evocano nella mente del lettore immagini chiare che scorrono come una pellicola, paginadopo pagina. King ha sempre nutrito un affetto quasi reverenziale nei confrontidel cinema, talvolta riuscendo ad instaurare con esso un rapporto quasisimbiotico. Ma nonostante tutto questo, adattare queste storie sullo schermo (piccolo o grande che sia) è estremamente difficile. Pochi sono i registi che sono riusciti a comprendere il verso senso di certe opere. Purtroppo si contano sulle dita di due mani…

Quali credi siano gli aspetti della visione di Stephen King che hanno influenzato il mondo moderno come è oggi? Non solo in letteratura e cinema ma intendo nella cultura in generale.

Di sicuro nella letteratura e nel cinema il suo apporto è stato fenomenale. Ha influenzato generazioni di giovani scrittori e cineasti con le sue storie sempre al limite tra il fantastico e il reale e il suo modo unico di scrivere e raccontare. Non so se ha anche influenzato il mondo moderno come lo conosciamo oggi, di sicuro in oltre 40 anni di onorata carriera ha delineato il suo personale ritratto dell’America e del mondo intero, affrontando argomenti tra i più svariati: le conseguenze della guerra, le infelici alleanze tra il mondo della scienza e quello militare, le cospirazioni governative, il fanatismo religioso, il divorzio, l’alcolismo, le droghe,l’abuso sui minori, il difficile periodo di transizione tra l’adolescenza e l’età adulta.

Delle interviste contenute nel tuo libro, quale credi sia quella che ti ha fatto comprendere aspetti della poetica di King per te inediti? Ed elencando tutte le interviste, puoi comunicare ognuna quale aspetto interessante dell’argomento Stephen King è stato toccato?

Ognuna ha comunicato qualcosa, chi il rispetto e l’amicizia (nell’intervista a Garris), chi la stima incondizionata e il compiacimento nel vedere su grande schermo il frutto del talento di King, pur non riportando fedelmente la storia originale (in quella a Darabont), ma anche ammirazione e devozione (nel caso di Ketchum, Campbell e Lansdale). Sembrerà strano ma quella a cui sono più affezionato è l’intervista a Tullio Dobner. Tradurre letteratura significa riproporre stile, sensazioni, ritmo. Il traduttore deve essere bravo a rimanere quanto più possibile fedele al testo originalee non discostarsi troppo dallo stile e dal modo di scrivere e di raccontare dell’autore, ma deve anche essere altrettanto bravo a interpretare il senso dialcuni concetti o di singole parole per rendere più scorrevole e comprensibileil testo al lettore. Tullio Dobner è probabilmente uno dei migliori professionisti nel conciliare tutto questo. E nel caso specifico di King, il suo è stato un lavoro incredibile.

Infine, domanda ovvia ma doverosa, qual è il tuo romanzo, il tuo film preferito, e chi credi sia stato a trasporre più fedelmente l’opera di King al cinema?

Di romanzi straordinari ce ne sono a decine. Potrei dire Pet Sematary, Shining, La metà oscura o Misery, ma tra gli ultimi mi ha entusiasmato 22/11/63, un romanzo eccezionale, in tutto e per tutto. Un capolavoro.
Di film riusciti invece ce ne sono pochi. Non so se sono i migliori, probabilmente no, ma sono molto affezionato a L’ombra dello scorpione e It per quanto riguarda le trasposizioni televisive e a Cimitero Vivente per ciò che riguarda quelle cinematografiche.

Chi è riuscito a trasporre più fedelmente l’opera di King? Se parliamo di ‘fedeltà’ la mia risposta è senza ombra di dubbio Mick Garris, tanto che spesso è stato King stesso a sceglierlo per dirigere gli adattamenti televisivi. Se invece parliamo di ‘qualità’ allora non posso non scegliere Frank Darabont e Rob Reiner. I loro film sono vere e proprie pietre miliari.

Gianluigi Perrone