Gli ultimi saranno ultimi

  • Anno: 2015
  • Durata: 103'
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Massimiliano Bruno
  • Data di uscita: 12-November-2015

Sinossi: Luciana è una donna comune. Vive in un piccolo centro sul lago di Bracciano, fa un lavoro normale ed è normalmente sottopagata. Non ha grosse pretese Luciana e quei mille euro al mese che guadagna non le sembrano neanche così pochi. Le bastano infatti a vivere la vita semplice ma dignitosa che ha sempre sognato, insieme al marito Stefano che invece è perennemente in cerca dell’affare che gli permetta di svoltare senza doversi piegare a un lavoro “sotto padrone”. A voler essere pignoli a Luciana manca giusto la gioia di un figlio e, quando anche questo arriva, la donna per un attimo sembra toccare il cielo con un dito. Solo che, proprio a causa della gravidanza in corso, il suo datore di lavoro si rifiuta di rinnovarle il contratto e, di lì a poco, tutte le piccole certezze di Luciana iniziano a sgretolarsi una dopo l’altra. La sua storia si incrocia con quella di Antonio, un poliziotto trasferito da poco in paese dal Veneto, costretto a fare i conti con la morte di un giovane collega avvenuta proprio sotto i suoi occhi. Attorno a loro una piccola umanità di diseredati che ogni giorno lotta per vedersi riconoscere, se non il diritto di sperare in un piccolo pezzo di felicità, almeno la dignità.

Recensione: Giunto al suo quarto film da regista, Massimiliano Bruno tenta il grande salto dalla commedia a un dramma venato di istanze sociali, sebbene opportunamente filtrato attraverso il registro leggero che da sempre ne contraddistingue il lavoro. La fonte a cui attinge l’autore è una sua pièce teatrale portata in scena nel 2005 dalla stessa Cortellesi che, nel passaggio al grande schermo, ha modo di trasformarsi da monologo in racconto corale. E, va detto, la transizione dai toni farseschi di film come Viva l’Italia e Confusi e felici a un registro dichiaratamente più serio si svolge in maniera assai fluida e naturale, in virtù di una buona gestione degli intrecci narrativi e, soprattutto, dell’ottima direzione degli attori.

Se per Paola Cortellesi questa non è che la conferma di un talento sbocciato ormai da tempo, le sorprese migliori arrivano invece da un Alessandro Gassman particolarmente maturo e attento a non esagerare nei toni della cialtroneria che comunque ne connotano il personaggio e da Fabrizio Bentivoglio, qui in un ruolo distante dalle sue corde abituali, alle prese con questo poliziotto fallito, ideale contraltare buono dell’ugualmente mediocre ma orrido da un punto di vista morale agente immobiliare de Il capitale umano.

La scena più bella del film vede protagonista proprio quest’ultimo mentre, al tavolo di un ristorante, confessa a una collega tutta la propria solitudine nella notte dell’ultimo dell’anno, una di quelle notti in cui l’essere soli viene visto quasi come un reato. Questo per dire di un film dalla confezione più che dignitosa, registicamente abile nel pedinare i suoi protagonisti (si fa largo uso di macchina a spalla) lasciandone trasparire lo sconforto, man mano che il destino provvede ad accanirsi su di loro. Si tratta sostanzialmente di uno di quei soggetti con cui i fratelli Dardenne (per non parlare di Ken Loach) andrebbero a nozze, stringendo magari la macchina da presa sui lati più angosciosi della parabola di questi “ultimi”, del tutto incapaci di opporsi alle vessazioni di una società sempre più insensibile alle loro esigenze primarie.

Massimiliano Bruno che, al contrario, sembra guardare più al primo Virzì, prima di lanciare il film verso un epilogo inevitabilmente tragico, preferisce costruire quadretti di placida semplicità di provincia un po’ troppo all’amatriciana. Ed è qui che Gli ultimi saranno ultimi perde qualche colpo e i suoi punti di forza iniziali si rivelano, in parte, anche difetti. In primo luogo in un’opposizione oltremodo manichea tra il candore burino della protagonista/vittima sacrificale e la boria di una classe dirigente immancabilmente connotata da cadenze dialettali del nord che allontana il risultato finale da qualsiasi pretesa di realismo, anche relativo. A questo si aggiunga poi l’opinabilità di almeno un paio di scelte di casting, prime tra tutte quelle di Stefano Fresi che, per quanto bravo e simpatico, ci rifiutiamo di credere  essere l’unico attore disponibile su piazza ogni volta che ci sia da rappresentare un personaggio bonario e sovrappeso e Ilaria Spada che – tra questo, Se Dio vuole e Tutte lo vogliono – è riuscita nell’impresa di recitare nello stesso identico ruolo in ben tre film di seguito.

Per dire di un film che magari avrebbe funzionato meglio se privato dell’effetto di riconoscibilità immediata causata da alcuni volti noti, laddove invece gli altri e più anonimi comprimari contribuiscono a colorare in maniera più verace il cast di contorno. Nulla che rischi di guastare un’opera indubbiamente ben congegnata, per carità. Al netto di alcuni, e per certi versi prescindibili, difetti di forma infatti, Gli ultimi saranno ultimi rimane un esempio piuttosto riuscito di sintesi tra impegno e quella che una volta si chiamava commedia all’italiana.

Fabio Giusti

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Utlima modifica: 10 Novembre, 2015



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