XXI Med Film Festival: Mediterranea di Jonas Carpignano (Concorso Ufficiale)

  • Anno: 2015
  • Durata: 107'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia, Francia, USA, Germania
  • Regia: Jonas Carpignano

Colpisce la maturità di sguardo di Jonas Carpignano, giovane regista che, alla sua opera prima, riesce a fornire una prospettiva iperrealistica, ma anche poetica, di una questione che oggi più che mai necessita di una presa di posizione netta da parte dei singoli governi, ma anche dell’Europa nel suo complesso. Parliamo, ovviamente, di quei flussi migratori che ormai costituiscono un fenomeno in costante crescita, rispetto a cui, a scapito di qualsiasi retorica inneggiante all’accoglienza indiscriminata, è auspicabile un dibattito serio che offra un’analisi articolata del problema, scavalcando le reazioni emotive immediate (siano esse benevole o ostili), e produca delle soluzioni concrete, che davvero possano contenere gli innumerevoli approdi quotidiani, e, nel tempo, riuscire, con delle politiche di integrazione coscienziose, ad assorbire in maniera armonica chi, vittima di situazioni economiche e politiche disastrose, cerca una nuova vita sull’altra sponda del Mediterraneo.

Presentato alla Semain de la Critique dello scorso Festival di Cannes, Mediterranea è il film di apertura della XXI edizione del Med Film Festival, che, quest’anno, grazie all’encomiabile lavoro degli storici organizzatori, presenta una selezione di film, documentari e cortometraggi ricchissima.

Il protagonista del film (presente con il regista alla serata di inaugurazione del festival) è il bravissimo Koudous Seihon, che interpreta Ayiva, un ragazzo del Burkina Faso, mosso anch’esso dal desiderio di trovare nuove e più confortevoli condizioni di vita al di là del mare, e per far ciò comincia il tortuoso cammino attraverso l’impervio territorio africano. Lo vediamo dapprima in Algeria, da dove – attraversando un’immensa distesa desertica, nella quale, insieme agli altri viaggiatori, è vittima di una rapina da parte di alcuni feroci predoni – raggiunge la Libia, lo stato costiero da cui, con mezzi a dir poco precari e inadeguati ad accogliere un numero così nutrito di passeggeri, s’imbarca alla volta delle coste italiane.

La macchina da presa a spalla di Carpignano sta addosso ai personaggi, li pedina, se ne può sentire il respiro, l’affanno, e lo spettatore viene di forza catapultato in situazione, senza che possa indietreggiare emotivamente rispetto ai fatti che, come un flusso inesorabile, scorrono sullo schermo, inchiodandoci e convocandoci a una presa di posizione concreta. Dopo una rischiosissima traversata di mare, funestata da una terribile tempesta, i profughi vengono intercettati da una vedetta della guardia costiera italiana e immediatamente tradotti in un centro di accoglienza. Da lì il protagonista si dirige vero Rosarno, dove vive un suo zio che potrebbe aiutarlo a inserirsi nel tessuto sociale e economico. Ovviamente i problemi sono i soliti: mancanza di permesso di soggiorno e urgenza di trovare un lavoro per sostentarsi e sperare di poter rimanere nella nuova terra. Rosarno venne alla ribalta delle cronache nel 2008 per i feroci scontri tra la popolazione locale e gli immigrati, e Carpignano mette in scena parte degli avvenimenti, anche se il cuore del film è costituito dal faticoso tentativo di adattamento e inserimento dei nuovi arrivati, che vediamo accamparsi dapprima in alcune fatiscenti tende esposte alla gelide temperature invernali, e poi in un piccolo e diroccato appartamento dove si installano in parecchi. Appartamento occupato abusivamente e che, per tale motivo, viene fatto sgombrare dai carabinieri, provocando il moto di rabbia degli immigrati che, a partire da questo modesto evento (che rappresenta il culmine di tutto il malessere vissuto giorno per giorno sulla loro pelle, dovuto anche alla diffidenza e ai maltrattamenti subiti dalla popolazione locale), mettono in atto una violenta rivolta in cui arrivano allo scontro, anche fisico, con i residenti. Ayiva però non avrebbe voluto giungere a tali estreme conseguenze; è un instancabile lavoratore e, per tale motivo, suscita anche le simpatie del suo datore di lavoro, che lo tratta con rispetto e umanità. Struggenti le ultime sequenze del film, in cui Carpignano libera tutta la forza poetica ed emotiva della storia messa in scena, colpendo al cuore lo spettatore, che riesce a percepire con solare chiarezza l’ingiustificabile disuguaglianza che declassa inesorabilmente i soggetti interessati, una disparità, questa, che non trova ragione d’essere se non in una fatale casualità non sostenuta da alcuna, evidentemente, ragione ‘ontologica’ solida.

Un film, Mediterranea, da non perdere, che, per il suo indubbio valore sociale, antropologico e umano, necessiterebbe di una diffusa distribuzione nel circuito cinematografico italiano. In attesa che ciò avvenga, da parte nostra vanno i complimenti a questo giovane regista che ha saputo, al suo esordio, tracciare un segno incisivo su una questione spinosa che, malgrado noi e le nostre distrazioni, drammaticamente ci riguarda. Consigliatissimo.

Luca Biscontini

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