Nitrato d’argento di Marco Ferreri in dvd

  • Anno: 1996
  • Durata: 85'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Marco Ferreri

“Il cinema è morto!”: questo il grido (di dolore?) che Marco Ferreri emetteva nel  1996, anno di realizzazione del suo ultimo, malinconico film, Nitrato d’argento, presentato fuori concorso alla mostra di Venezia di quello stesso anno. Non c’è più la sala cinematografica, non c’è più il pubblico, si è smarrita la dimensione collettiva, liturgica della fruizione; già in quegli anni il linguaggio televisivo (prima ancora dell’assai più persuasiva rete di internet) compieva un genocidio, distruggeva un mondo, un modo di ‘essere nel mondo’, di vivere. Si, perché la sala cinematografica, come rivela lo stesso Ferreri, intervistato per l’occasione da Pappi Corsicato, prima di fornire il luogo di consumo dei film, era un’istituzione che aveva formato intere generazioni, laddove vi si andava per trovare un caldo riparo, per mangiare, per dare sfogo ai pruriti sessuali. E poi il cinema aveva educato masse di uomini a parlare, a vestirsi, a prendere coscienza della realtà che vivevano.

L’incipit e la fine del film di Ferreri mostrano una sala cinematografica affollata da spettatori-manichini, una sequenza potente che anticipa (e rende quasi obsoleta) la riflessione che Leos Carax poneva nel suo ultimo (e forse troppo osannato) film Holy Motors, in cui si denunciava la perdita di uno sguardo che sappia ancora vedere e generare esso stesso bellezza. È la fine di una dimensione comunitaria, grazie alla quale si poteva, ma ancora si dovrebbe, perfezionare un giudizio estetico, che, se emesso individualmente, senza la condivisione che necessariamente lo universalizza, o ha la pretesa di universalizzarlo, decade, diviene un effimero giudizio di gusto (“Mi è piaciuto”/”Non mi è piaciuto”, etc). C’è in gioco la possibilità di accedere a una soggettività che può compiere il proprio processo di realizzazione a partire da un sentimento di appartenenza senza il quale ci si smarrisce nel più vacuo dei solipsismi.  Se non c’è più la comunità, non c’è più il cinema, non ci sono più i festival, e Ferreri nel 1996 non partecipò ad alcuna conferenza stampa di presentazione del suo film, ma si aggirava spettrale per il lido, annunciando a viva voce la morte della settima arte. Ferrerri metteva da parte la sua vena grottesca per assumere su di sé tutta la malinconia per una degenerazione antropologica che ha reso superfluo ogni tentativo di realizzazione di un’opera. Chi è che produce un’opera, ma soprattutto per chi? Ogni tentativo creativo risulta vano laddove il versante della fruizione non è più in grado, essendo ‘evaporato’, o fatalmente mutato, di eseguire la decisiva funzione di perfezionamento dell’atto dell’autore con il proprio sguardo, che conserva una riserva infinita di senso, ogni volta rimessa in gioco.

Il regista milanese stimola, anticipandolo, con questa sua ultima, sofferta opera un dibattito culturale accesissimo e che anima gran parte della riflessione contemporanea, ovvero la produzione della soggettività a partire dall’indispensabile assetto comunitario (l’intersoggettività). Un maestro, dunque, fino alla fine, capace di richiamare le coscienze a compiere una valutazione sullo stato attuale dell’arte cinematografica: il nitrato d’argento è la sostanza in cui si immergeva la pellicola per accentuare i contrasti di luce che vi erano impressi. Adesso tutto si è smaterializzato, il digitale, così come lo spettatore odierno, annuncia la sparizione di ogni supporto. Certo, non dobbiamo esser reazionari, e non considerare tutte le possibilità che i nuovi processi di produzione comportano, però un po’ di nostalgia inevitabilmente ci assale, e, forse, comprensibilmente.

Pubblicato da General Video e distribuito da CG Entertainment, Nitrato d’argento è disponibile in dvd,  corredato da interessanti contenuti speciali (Argento puro di Pappi Corsicato e Il cinema è morto di Valentina Pattavina). Consigliatissimo.

Luca Biscontini

Utlima modifica: 31 Agosto, 2015



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