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INTERVISTE

Intervista a Luca Ragazzi e Gustav Hofer

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All’indomani del grandioso successo riscosso al Festival di Berlino, che ha in seguito dato eco nei principali giornali nazionali, da L’Unità a La Repubblica, da Il Messaggero a Il Corriere della Sera, torna a far parlare di sé il film di Gustav Hofer e Luca Ragazzi intitolato “Improvvisamente l’inverno scorso”, che si era timidamente affacciato per presentarsi già dal mese di febbraio.

Dopo RAIOT, denuncia di Sabrina Guzzanti sul clima di austerità verso la satira nel nostro paese, e Biùtiful cauntri incentrato sul problema della spazzatura in Campania, il film di Hofer e Ragazzi vuole porre l’attenzione sull’argomento dei DI.CO., le unioni civili, già portati all’attenzione nello scorso Governo, per poi scomparire nei nuovi programmi elettorali sia del PDL che del PD in breve tempo, senza lasciare visibile traccia ed essere considerati addirittura un tabù.

Ciò che accade in Italia, ovvero l’impossibilità di avere un disegno di legge che garantisca e che tuteli l’unione delle coppie omosessuali e delle coppie di fatto, ha già alimentato parecchie sterili polemiche senza però arrivare a delle conquiste certe e rimanendo solo una denuncia flebile, la cui prova è questa pellicola. Ad essere commentata è la stessa Costituzione che nega e sminuisce i più semplici diritti del cittadino, ma soprattutto punta il dito sull’informazione imperniata sulla tv e sulla carta stampata, e su come le notizie vengano lasciate senza approfondimenti specifici, con la gente nella più totale disinformazione, e all’oscuro della reale natura dei DI.CO., che vengono boicottati da illustri personaggi politici quali Rocco Buttiglione, Rosi Bindi e altri. La squadra di donne, assemblata dai registi e composta da Desideria Rayner (montaggio), Veronica Pivetti (voce narrante) e Maria Teresa Tringali (produttrice), orienta il film verso un pubblico più vasto, ci fa percorrere in tono ironici questo girone dantesco che sferra continui attacchi al mondo GLBT ed a manifestazioni come il Gay Pride, rei di infamare il concetto classico di “famiglia”.

Lungi da sembrare un cliché, Improvvisamente l’inverno scorso ci aiuta nella scoperta di un mondo parallelo molto simile a quello normale, che chiede solo la possibilità di vivere e di mostrarsi senza vergogna. Un modello, ormai consolidato, come quello spagnolo, che possa ricondurre l’Italia ad una naturale evoluzione per poter dire: noi siamo qui e siamo orgogliosi di esserci! Abbiamo incontrato per voi i due registi per farci raccontare la loro di esperienza.

Questo è il vostro primo film?

Sì, è il nostro primo film ed è nato da un’esigenza, all’indomani della prima caduta di Governo, in occasione del voto mancante di Andreotti, quando affermò che non si poteva accettare una legge controversa come quella dei DI.CO. L’impulso è venuto perché oltre ad essere un’indagine giornalistica riguardava anche un episodio personale: stiamo insieme da otto anni e vivevamo in quel preciso momento storico del Paese. Abbiamo voluto dare corpo a questo pensiero astratto, noi in coppia, e renderlo tangibile all’interno del film, analizzando anche il fattore umano.

Quali sono state le prime impressioni a Berlino?

Al Festival di Berlino è andata molto bene, oltre ogni aspettativa. Non ci saremmo mai immaginati tanto calore, tanto entusiasmo ed affetto, intorno al nostro film. E quello che ci ha stupito è stato scoprire la comprensione anche dall’audience straniera: il pubblico tedesco non è stato mai superficiale, ma molto attento e molto preparato; ed inoltre la senatrice Barbara Pollastrini ha inviato una lettera all’ANSA e alle diverse agenzie in cui dichiarava il suo impegno in questa campagna per il riconoscimento dei diritti.

La voce narrante nel film è di Veronica Pivetti. Come vi siete avvicinati a lei?

Abbiamo scelto Veronica Pivetti per il suo tono, per l’ironia che trasmette e per la simpatia che mette nel trovare il lato comico di ogni cosa, come se questa si vedesse attraverso uno specchio deformante. Poi, ci piaceva l’idea di questa squadra composta da sole donne: la montatrice, la voce narrante, la produttrice. E abbiamo visto come il pubblico femminile abbia apprezzato questo film. Quindi questo era un modo per uscire fuori dai soliti schemi, raggiungere un pubblico più vasto, eterogeneo, e per non apparire misogini.

Zapatero ha nuovamente scosso la Spagna. Con il vostro film pensate accadrà lo stesso in Italia?

Magari! Purtroppo stiamo andando indietro, più verso il modello della Polonia che non quello ormai consolidato in Spagna. Abbiamo fatto un documentario ma non pensiamo che questo possa cambiare le cose: la notizia era stata riportata dalla tv e dai giornali, senza però approfondire il vero significato dei DI.CO., che in campagna elettorale sono ormai tabù. Siamo comunque lieti che all’indomani del Festival di Berlino i principali giornali nazionali ci abbiano dato ampio risalto e che si sia ritornati sull’argomento. Chiamateli PACS, oppure DI.CO., o CUS, ma tornare a parlarne è sempre importante per noi.

Alessandro Cristofaro