Ormai dalla sua prima edizione il Pop Corn Festival del Corto è presentato da Andrea Dianetti. Giunto alla sua nona edizione, il festival che si tiene dal 24 al 26 luglio a Porto Santo Stefano può contare, anche quest’anno, sulla presenza dell’artista, pronto a intrattenere il pubblico.
La kermesse è un festival dedicato interamente al cortometraggio con tre sezioni (corti italiani, corti internazionali e corti d’animazione) che saranno analizzate e giudicate da una giuria. A capitanare, però, l’intero evento c’è Francesca Castriconi, la direttrice.
In vista dell’inizio del festival abbiamo fatto alcune domande al presentatore Andrea Dianetti.
– Foto di copertina di Marco Melfi –
Andrea Dianetti al Pop Corn Festival del Corto
Com’è nata la tua ormai storica collaborazione con il festival?
È nata in maniera molto curiosa, perché io andai a Porto Santo Stefano tanti anni fa, ormai dieci, a presentare un evento in piazza. L’organizzazione di quello che è oggi il Pop Corn Festival del Corto, soprattutto nella figura di Francesca Castriconi, mi vide e rimase colpita positivamente dalla mia presentazione, un po’ simpatica, ma con qualcosa anche di più serioso.

Foto di Marco Melfi
Mi disse che le era piaciuto quel guizzo un po’ più ironico e mi propose di presentare questo nuovo festival. Io accettai e da quel momento sono rimasto al fianco del Pop Corn Festival del Corto perché ci sono proprio dagli inizi e l’ho visto crescere, diventare sempre più bello, più importante, più conosciuto.
Anche Francesca mi ha confermato questo tuo elemento un po’ ironico, ma anche serio che inserisci nella presentazione e che è uno degli elementi di forza del festival. Anche perché immagino non sia semplice, considerando che i film sono diversi sotto tutti i punti di vista.
No, non è facile alternarsi a dei cortometraggi perché ogni volta occorre cambiare il mood e il ritmo in base a com’è il corto.
C’è qualcosa, parlo di qualcosa di astratto, che porti sempre con te o che ti ha aiutato in modo particolare nel percorso del festival che ormai segui dall’inizio?
In realtà ho sempre fatto tutto con molta semplicità. La vivo un po’ come quando mi esibisco, quando faccio uno show per il pubblico, quando faccio uno spettacolo di intrattenimento con il pubblico. Mi porto un po’ di quel mood.
Mi immagino che sia un pubblico che è lì perché si vuole divertire. Quindi il mio rapporto va di pari passo con questo fatto, come se volessi far divertire in base a quello che abbiamo noi da offrire in quel momento. Ecco, la vivo un po’ come se fosse uno spettacolo di intrattenimento, ma brillante.
Il rapporto con i cortometraggi
Qual è invece il tuo rapporto con i cortometraggi? Te lo chiedo anche per il tuo ruolo che, qui, è di presentatore, ma nella vita sei anche attore.
Sì, sono nel mezzo. Ma io la vivo molto da spettatore, cioè mi guardo cortometraggio mentre lo guarda anche il pubblico, in modo tale che poi quando salgo sul palco sono nello stesso mood e capisco cosa hanno appena visto.
Se hanno appena visto una cosa molto drammatica, molto intensa, non posso uscire fuori e fare il matto come se niente fosse. La mia azione è in base a quello che hanno visto. Quindi li guardo da pubblico, me anche da attore, anche per capire chi ci ha recitato dentro.

Foto di Marco Melfi
A volte poi dopo parlo con il regista, con il produttore che è in sala, con uno degli attori del cast, cerco di avere una connessione in questo modo. Anche perché io vado totalmente a braccio e quindi improvviso sul momento le domande. E non è facilissimo perché poi ci sono sempre persone diverse sul palco.
Quello immagino anche perché i corti sono molto diversi tra loro sotto tutti i punti di vista, dalla commedia al dramma.
Esatto e poi ci sono anche gli animati, insomma un miscuglio di cose, che però è anche la cosa bella di questo festival.
Considerando che, come mi hai detto, c’è modo di parlare con i registi, gli attori…, ti è capitato di ritrovare qualche volto amico?
Sì, a volte mi è capitato di trovare qualche collega. Quest’anno, per esempio, c’è Volfango De Biasi che conosco, ma anche gli anni scorsi è successo, mi viene in mente Massimiliano Bruno che è stato mio insegnante quando ero piccolo.
Un’evoluzione di Andrea Dianetti?
Essendo tu un personaggio eclettico in quello che fai, quanto ti ha aiutato e continua ad aiutarti questo festival nel tuo percorso e viceversa?
Ci aiutiamo a vicenda, nel senso che per me è un’esperienza bella, dove guardo e scopro nuove cose e penso, a mia volta, di portare a loro il mio lavoro e la mia professionalità. È uno scambio continuo che avviene tutti gli anni perché tutti gli anni cresciamo entrambi un po’ di più, sia io che il festival, che gli organizzatori. Infatti c’è una stessa squadra collaudata e che funziona ormai da anni, che si vuole bene, che si supporta.

Foto di Marco Melfi
E invece qual è il tuo rapporto col pubblico?
Bello, soprattutto per i residenti di Porto Santo Stefano perché ormai sono nove anni che mi vedono, quindi ormai ci si conosce proprio. È diventata una vera e propria abitudine per loro, dopo nove anni posso dire che alcuni dei bambini li ho visti crescere. C’è proprio stato un cambio quasi generazionale e ormai la sento un po’ come una mia seconda casa dove vado una volta all’anno in vacanza, d’estate.
Poi il luogo è molto bello e quasi magico perché è pieno di turisti ed è molto frequentato. Mi piace perché è quella via di mezzo tra il bello e il troppo. Non è sfarzoso al punto di diventare inaccessibile, ma è alla portata di tutti, per chi vuole stare più comodo e chi cerca qualcosa di più modesto.

Foto di Marco Melfi
Non resta che aspettare il festival e immergersi nei cortometraggi.
Spero che ci sia tanto pubblico come tutti gli anni e vorrei invitare le persone a vedere i cortometraggi perché il bello dei corti è che in pochi minuti vivi tante avventure diverse.
Mi piace pensare ai cortometraggi come a degli antipasti: alla peggio se hai sbagliato a scegliere un titolo ne puoi vedere un altro senza essere già pieno.
Qui per il programma del festival
Sono Veronica e qui puoi trovare altri miei articoli