Diciamoci la verità: nessuno sano di mente avrebbe scommesso un centesimo sulla redenzione di Andrew “Coop” Cooper. Eppure, ritrovare Jon Hamm nei panni del ladro di quartiere più disperato d’America è la cosa migliore che potesse capitare a questa stagione televisiva. Se nel primo ciclo di episodi dovevamo sorbire la solita sfilata di giustificazioni economiche per spiegare come un ex mago della finanza fosse finito a scassinare le ville dei suoi stessi amici, questa seconda stagione taglia finalmente i ponti con i sensi di colpa e si concentra sul divertimento puro. E spietato.
Coop non ruba più per pagare i debiti o gli alimenti all’ex moglie Mel (una monumentale Amanda Peet, che qui smette di fare la vittima e inizia a distribuire schiaffi morali a destra e a manca). Ruba perché Westmont Village, con le sue siepi geometriche e i suoi residenti ossessionati dal decoro, è un gigantesco invito a nozze per chiunque soffra di complessi di superiorità. Entrare di nascosto nelle camere da letto dei suoi vicini, frugare nei loro cassetti e scoprire che dietro la facciata di perfezione si nascondono dipendenze, debiti e tradimenti è l’unica terapia che funziona per la sua depressione da mezza età.
Il duello a colpi di Chardonnay
La vera bomba di questi nuovi episodi si chiama James Marsden. Il suo Owen, appena trasferitosi nel villino di fronte, è un concentrato di carisma viscido e sguardi troppo attenti. Tra lui e Hamm si innesca un duello ravvicinato che ricorda i migliori momenti di guardie e ladri, ma giocato sul filo del rasoio delle apparenze. Si spiano dalle finestre, si provocano durante i barbecue di quartiere, si sfidano a chi riesce a mentire meglio tenendo in mano un bicchiere di vino.
La scrittura dello showrunner Jonathan Tropper (apri in una nuova scheda) abbandona i binari del thriller d’azione per farsi commedia nerissima, quasi teatrale, dove la tensione non nasce da una pistola puntata, ma dal terrore che un cameriere possa aprire la porta sbagliata durante una festa di beneficenza. L’altro grande bersaglio dello show è la paranoia securitaria. Più il quartiere si dota di telecamere intelligenti, allarmi biometrici e ronde private, più Coop si diverte a dimostrare che la tecnologia è del tutto inutile contro la stupidità umana e il senso di colpa. In questo senso, la Sam di Olivia Munn diventa un personaggio chiave: una complice che non ha paura di sporcarsi le mani e che costringe Coop a guardarsi allo specchio per quello che è davvero.
La capitolazione del decoro borghese
Questa seconda stagione funziona perché smette di cercare la morale a tutti i costi. Non vuole spiegarci che la borghesia è corrotta – lo sappiamo già – ma vuole mostrarci quanto sia disposta a farsi umiliare pur di non far trapelare la minima crepa nel proprio status sociale. Il protagonista, con quella sua aria da divo d’altri tempi costantemente sul punto di crollare, firma una delle sue prove più mature, regalandoci un ritratto irresistibile di pura e dorata miseria suburbana da gustare comodamente sulla piattaforma Apple TV+ (apri in una nuova scheda).
Un ritratto d’alta classe della paranoia contemporanea, dove il vero pericolo non è chi entra di nascosto in casa nostra, ma lo specchio che ci costringe a guardare.