Vincitore del Premio Mutti nel 2022 e presentato in anteprima il 25 aprile 2025, Xing Long, il cortometraggio di Xin Alessandro Zheng, torna nel contesto dell’appena concluso Corto Circuito Film Festival Milano, rassegna dedicata al cinema breve.
Ciò che resta tra le mura
I fratelli Leo (Shi Yang Shi) e Sara (Mia Miao Qi) si ritrovano dopo anni di distanza per chiudere il capitolo più importante della loro vita: il ristorante di famiglia. Tra le mura della loro ormai ex attività si consuma un ritorno all’infanzia che ha il sapore del déjà-vu.
I figli di Leo, andati a rovistare in cantina mentre gli adulti discutono, rompono accidentalmente alcuni piatti custoditi in scatole di cartone. Un gesto apparentemente insignificante riporta la memoria indietro nel tempo. Una situazione simile aveva infatti coinvolto Sara da bambina. Il ricordo mostra il padre, di cui non viene mai rivelato il volto, mentre rassicura la figlia spiegandole che, in fondo, si tratta soltanto di un piatto rotto e che nulla dura in eterno, ma diventa memoria.
Il peso leggero dei ricordi
Questo momento racchiude uno dei temi centrali del corto: gli oggetti non possiedono valore soltanto per ciò che sono, ma per le storie che conservano. La chiusura del ristorante non rappresenta semplicemente il cambio di gestione di un’attività familiare ma è il distacco da un intero periodo della vita dei protagonisti. Xin Alessandro Zheng non racconta solo la fine di un locale, ma il momento in cui una famiglia deve lasciare andare un luogo che per decenni ha custodito ricordi, sacrifici e legami.
La fotografia finale, con le date 1989-2023, racchiude simbolicamente questa parabola: trentaquattro anni di storia familiare condensati in due numeri. Il ristorante Xing Long diventa così un archivio della memoria, uno spazio in cui il passato continua a vivere attraverso oggetti, gesti e ricordi.
L’immagine segue l’emozione
La regia di Xin Alessandro Zheng è semplice e misurata, costruita su un controllo preciso dell’inquadratura e dei movimenti. La macchina da presa accompagna la quotidianità dei protagonisti con equilibrio, concedendosi raramente momenti di maggiore dinamismo. Uno di questi arriva quando gli animi dei due fratelli si accendono e, contemporaneamente, una pentola sul fuoco rischia di bruciare. Il caos della scena trova un corrispettivo anche nel movimento della macchina da presa, che per un attimo abbandona la compostezza iniziale.
Quando la tensione si dissolve, tornano i sorrisi e ritorna il controllo dell’immagine. La regia sembra riflettere lo stato emotivo dei protagonisti, passando dalla frattura alla riconciliazione attraverso un linguaggio visivo sempre deciso.
Un ponte tra due mondi
Anche il dualismo linguistico nei dialoghi non è un semplice dettaglio. La famiglia di origine cinese, pur essendo profondamente inserita nella realtà milanese, mantiene un rapporto forte con le proprie tradizioni, trasformandole in un elemento di identità e orgoglio. Il nome stesso del ristorante, Xing Long, che richiama il concetto di prosperità, rappresenta l’incontro tra due mondi: le radici asiatiche della famiglia e la città italiana che li ha accolti.
Il luogo in cui tutto è iniziato diventa anche il punto di ricongiungimento per due fratelli separati dal tempo. Il ritorno al ristorante non è soltanto un ritorno fisico, ma un viaggio nella memoria verso un passato che deve essere salutato prima di poter lasciare spazio al futuro. La storia iniziata nel 1989 si chiude tra quelle stesse mura, trasformando un semplice locale familiare in un luogo capace di contenere una vita intera.