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‘Arizona Dream’ il film in cui i pesci volano e i sogni precipitano

'Arizona Dream': l'unica incursione hollywoodiana del regista bosniaco trasforma il mito americano in una favola surreale popolata da pesci volanti, Cadillac e desideri impossibili

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arizona dream

Arizona Dream (1993) segna il debutto americano del regista Emir Kusturica. Rappresenta un punto di svolta unico nella sua filmografia: per la prima volta, il cineasta porta il suo stile visionario e surreale all’interno dell’immaginario e della provincia degli Stati Uniti. Dopo la consacrazione con Il tempo dei Gitani (1988) Kusturica tiene un corso alla Columbia University. Lì viene colpito dalla sceneggiatura scritta da un suo studente, David Atkins, che decide di rielaborare radicalmente. Il film è oggi disponibile su Mubi.

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Una commedia surreale

Arizona Dream è una commedia drammatica ed estremamente surreale che racconta la storia di Axel Blackmar (Johnny Depp), un giovane che lavora a New York per il dipartimento della pesca, censendo i pesci. Axel è felice della sua vita semplice e dei suoi sogni stravaganti, nei quali compaiono spesso un eschimese e un pesce volante (un halibut).

Una sera Paul (Vincent Gallo), cugino di Axel, irrompe nella sua vita e lo costringe a tornare in Arizona per il matrimonio dello zio Leo (Jerry Lewis). Leo, venditore di Cadillac, vuole che Axel diventi suo erede nell’attività di famiglia.

Con uno stratagemma Axel viene trascinato in Arizona e conosce Elaine (Faye Dunaway), una donna eccentrica e matura che sogna di volare, e la sua problematica figliastra Grace (Lili Taylor), tormentata da tendenze suicide e ossessionata dall’idea di reincarnarsi in una tartaruga.

Axel si trasferisce nella loro stravagante casa e inizia una relazione con Elaine, aiutandola a costruire improbabili macchine volanti. Allo stesso tempo sviluppa un profondo e insolito legame con Grace. La casa diventa un teatro di sogni e follia collettiva. La storia precipita verso un finale drammatico, quando la depressione di Grace e le ossessioni di tutti si scontrano con la durezza della realtà.

Axel, rimasto solo, non può fare altro che accettare l’incomprensibilità della vita, la fine della sua giovinezza e il tramonto dei suoi sogni.

arizona dream

Dai Balcani all’America

In Arizona Dream, Kusturica compie un’operazione di traduzione culturale unica. Non rinuncia alla sua estetica esuberante e caotica, ma la applica a un contesto geografico e sociale opposto a quello balcanico.

Si passa da un caos collettivo a una solitudine individuale: nei film balcanici di Kusturica la narrazione è prevalentemente corale, mossa da intere comunità o famiglie allargate. In America, invece, il regista isola i personaggi. Ognuno vive nella propria bolla di solitudine. La casa di Elaine, nel deserto, diventa un’isola dove individui diversi si scontrano senza mai integrarsi in una vera comunità.

Se nei Balcani la magia affonda le radici nel folklore e nelle tradizioni gitane, in America ci si nutre di cultura di massa. I sogni dei personaggi nascono dal cinema hollywoodiano (Paul che mima Intrigo internazionale e Il padrino), dal consumismo (le Cadillac dello zio Leo) e dal mito della frontiera e del volo.

La tendenza tipica di Kusturica a riempire ogni spazio dell’immagine — con inquadrature sature di oggetti, animali e persone — si scontra con gli spazi sconfinati dell’Arizona. Il regista colma questo vuoto geografico espandendo lo spazio verticale. I personaggi cercano costantemente di staccarsi da terra per riempire il cielo: volano, salgono sui tetti o si lasciano penzolare appesi a un improbabile cappio elastico.

La colonna sonora rimane affidata al sodale Goran Bregović. Qui il musicista fonde la malinconia slava con il rock e il blues americani. La collaborazione con Iggy Pop, che presta la voce a brani memorabili come In the Deathcar, incarna perfettamente questo ponte culturale. La fanfara balcanica lascia il posto a ballate desolate e graffianti.

lili taylor

I simboli

Arizona Dream è strutturato come un poema visivo, in cui gli oggetti e gli animali contano più dei dialoghi. I simboli principali racchiudono le ossessioni e i desideri dei protagonisti.

L’halibut (il pesce volante): è il simbolo centrale del film. Rompe le leggi della fisica volando e ha entrambi gli occhi sullo stesso lato del corpo; caratteristica reale dell’halibut che gli permette di osservare il mondo da una prospettiva insolita. Per certi versi rappresenta Axel: una creatura di confine, sospesa tra la realtà materiale e la dimensione dei sogni. I pesci non parlano, non giudicano e assecondano semplicemente il flusso della vita.

Le macchine volanti: Elaine e Axel costruiscono continuamente aeroplani artigianali che finiscono puntualmente per precipitare. Il volo rappresenta il disperato bisogno di evasione dalla vecchiaia, dalla gravità e dal dolore della realtà. Volare significa essere liberi, ma il fallimento dei prototipi ricorda che il legame con la terra e con i propri traumi è impossibile da spezzare.

Le Cadillac: lo zio Leo è ossessionato dalla vendita di automobili e sogna di impilarle una sopra l’altra fino a raggiungere la Luna. La Cadillac diventa il simbolo per eccellenza del sogno americano, del successo economico e del materialismo. Per Leo è l’unico mezzo di trasporto legittimo, in netto contrasto con gli aerei fallimentari di Elaine.

La tartaruga: è l’animale nel quale Grace desidera reincarnarsi. Porta la propria casa sul guscio, è lenta, protetta e apparentemente immune alle ferite del mondo esterno. Per Grace rappresenta l’opposto del volo di Elaine: non un’evasione verso l’alto, ma il desiderio di chiudersi completamente in sé stessa e, in ultima analisi, di morire e rinascere per sfuggire al dolore.

L’eschimese: presente nel prologo e nelle visioni di Axel, rappresenta uno stato di natura incontaminato, lontano dalla nevrosi della modernità americana. Cattura un pesce e lo porta alla propria famiglia in un ciclo di vita semplice, essenziale e privo delle complicazioni psicologiche che tormentano i protagonisti in Arizona.

johnny deep e faye dunaway

Lavorazione e accoglienza

Le riprese non furono semplici. Kusturica, abituato ai ritmi più fluidi del cinema europeo e a improvvisare sul set, si scontrò con la rigida struttura produttiva americana. Lo stress gli provocò un esaurimento nervoso che portò all’interruzione della lavorazione per tre mesi. Il budget quasi raddoppiò e la produzione fu segnata da continui contrasti fino al montaggio finale. Gli attuali 140 minuti del film, nelle intenzioni del regista, avrebbero dovuto superare le due ore.

In tutto questo Kusturica fu sostenuto da tutto il cast. Johnny Depp, per esempio, lo difese pubblicamente, spiegando che il regista non riusciva a concepire la forzata unione tra arte e puro commercio. Anche Jerry Lewis e Faye Dunaway espressero parole di sostegno nei suoi confronti.

Il film ricevette un’accoglienza profondamente polarizzata: In Europa pubblico e critica accolsero l’opera con entusiasmo e nel 1993 le venne assegnato l’Orso d’Argento – Gran Premio della Giuria al Festival di Berlino. Negli Stati Uniti, invece, gran parte della critica si mostrò fredda e disorientata. Testate come Variety lo definirono un esperimento sospeso in un “goffo limbo tra farsa e pathos”, criticando il continuo ricorso ai sogni e alle immagini visionarie a scapito dello sviluppo logico della trama.

Dal punto di vista commerciale, il film fu un pesante insuccesso al botteghino.

Arizona Dream rimane comunque una pellicola amatissima dai cinefili proprio per la sua natura irregolare e imperfetta. Di lì a poco il regista, tornato in Europa, avrebbe realizzato quello che ad oggi è il suo capolavoro cioè Underground (1995).

Arizona Dream

  • Anno: 1993
  • Durata: 140'
  • Genere: Commedia Surreale
  • Nazionalita: Bosnia
  • Regia: Emir Kusturica