Dal 16 al 21 giugno ha avuto luogo il Calascio Film Fest 2026. La seconda edizione di un festival ancorato al territorio, ma con uno sguardo verso il futuro (con un corso di scrittura e di musica per il cinema in parallelo) ha visto la presenza di studenti, abitanti del luogo e curiosi che si sono immersi nella natura (e nel fresco) di un luogo cristallizzato e molto caratteristico. A parlarci del festival, della sua struttura, dei corsi paralleli e del futuro è stato Marco Maiorano, organizzatore della kermesse e già coinvolto nell’organizzazione del Sulmona Film Fest. All’interno della cornice del Calascio Film Fest 2026 abbiamo fatto alcune domande al suo organizzatore e ad altre voci.
Marco Maiorano e il Calascio Film Fest 2026
Com’è nata l’idea del Calascio Film Fest che adesso è alla sua seconda edizione?
Per parlare della nascita di Calascio Film Fest devo fare una premessa: noi di Sulmona Cinema organizziamo, come associazione, un festival a Sulmona (il Sulmona Film Festival) che quest’anno festeggia 44 anni. Quindi c’è un’attenzione da tanti anni al cinema, all’arte, alla cultura tecnico-cinematografica (nel mio caso specifico da circa 15 anni, cioè da quando sono presidente di Sulmona Cinema, insieme alla mia squadra da più o meno 10-15 anni). Abbiamo ereditato un evento che ha una storia molto importante e che, da una decina d’anni, è diventato anche internazionale con la scelta che abbiamo fatto di passare dalle opere prime di lungometraggio italiano alle opere internazionali di cortometraggio che, da una parte ci ha spinto a fare una ricerca internazionale, ma dall’altra non ci impedisce di continuare a lavorare sul lungometraggio (che, però, per il momento non rientrano nel concorso del festival).
In ogni caso continuiamo a interessarci di progetti con le scuole, di cinema all’aperto, di progetti con enti e con altre associazioni ad ampio spettro e quindi conosciamo Calascio da tanti anni, così come i contesti più o meno piccoli e i paesi della provincia aquilana Per questo abbiamo pensato di cogliere l’occasione della partecipazione a un avviso pubblico che il comune di Calascio ha indetto l’anno scorso per individuare una realtà che potesse organizzare un festival di cinema sul tema della rigenerazione, che era poi il tema su cui lavora il comune di Calascio e che è risultato vincitore, con il progetto Rocca Calascio Luce d’Abruzzo, di un bando (il bando Borghi del PNRR). Da questo macro progetto Bando Borghi, sulla rigenerazione culturale, sociale ed economica del comune di Calascio, che ha circa 120 abitanti, una Rocca bellissima e frequentata da un turismo stagionale è nata l’esigenza di realizzare un programma di attività immateriali (cinema, scuola di turismo, scuola di perfezionamento nella tessitura e nella pastorizia…) legate al recupero delle tradizioni, all’innovazione e alla cultura.
Noi ci siamo proposti per portare giovani che si possono formare nell’ambito cinematografico a Calascio, con dei professionisti come docenti. Il tutto per portare magari anche dei progetti una volta conosciuto il territorio. L’anno scorso, per esempio, c’è stata una rappresentanza di una scuola di cinema di Pescara con studenti che hanno lavorato a un prodotto visivo girando sul territorio. Poi naturalmente ci sono le attività propriamente legate a un festival di cinema e quindi le proiezioni.

La location
A proposito delle proiezioni, la location è sicuramente molto suggestiva. È la stessa della precedente edizione? Ci sono state delle modifiche rispetto all’anno scorso?
L’anno scorso sono state fatte delle proiezioni serali in una stupenda chiesa affrescata di Calascio (la chiesa di San Leonardo). Quest’anno abbiamo modificato sia la formula del festival che alcune location e ci siamo concentrati sul convento di Santa Maria delle Grazie che è stato in grado di ospitare sia la parte formativa sia la parte della fruizione. Inoltre abbiamo aumentato, rispetto alla precedente edizione, la durata del festival e del corso di un giorno arrivando a sei giorni complessivi con cinque proiezioni e con un numero maggiore di ospiti e di docenti.
I ragazzi che hanno frequentato il corso di scrittura per il cinema, invece, come sono stati selezionati e cosa hanno realizzato nel corso della loro permanenza?
I ragazzi presenti sono sceneggiatori o aspiranti tali, under 35, provenienti da tutta Italia. A noi sono arrivate circa 50 candidature, dalle quali abbiamo selezionato i 15 partecipanti. Il loro obiettivo è quello di scrivere un soggetto cinematografico per lungometraggio di finzione. Hanno lezioni tutti i giorni con degli incontri individuali con i docenti con lo scopo di portarli a ottimizzare e definire un soggetto che poi l’ultimo giorno viene discusso davanti a una commissione di esperti, composta dai docenti che sono stati con loro e altri membri esterni che sono produttori, distributori, direttori di scuole di cinema (c’è anche il presidente dell’Abruzzo Film Commission). Quindi una compagine di sette membri giudicherà i lavori migliori cercando di accompagnarli anche in una fase successiva. Perché i ragazzi, dopo aver fatto il pitch a Calascio, sono invitati a migliorare i propri lavori e inviarli entro un mese nuovamente al festival dove verranno ulteriormente valutati. Questo perché vogliamo dare loro il tempo e le opportunità per lavorarci ancora, in modo tale che i migliori potranno essere poi invitati in una fase ulteriore con altri pitch. Da qui verrà individuato il lavoro migliore al quale verrà data l’opportunità di incontro e di contatto con i produttori cercando di mantenere vivo un rapporto che non finisce con Calascio e non finisce con Sulmona.
Insomma è un percorso che non finisce con Calascio, ma continua anche nei prossimi mesi perché sappiamo benissimo che lavorare alla produzione di un film è un lavoro difficile che richiede delle risorse importanti. In questo caso specifico parliamo di un lungometraggio di finzione quindi non è così agevole trovare risorse per ragazzi giovani che non hanno mai lavorato.

Anche lo scorso anno c’era questa possibilità, in parallelo alle proiezioni, di sviluppare un proprio lavoro, attraverso il corso di scrittura che poi prosegue a Sulmona?
Sì, c’era già, ma è stato l’anno scorso che abbiamo pensato, in corso d’opera, di aggiungere questa parte di Sulmona che adesso è un po’ standardizzata e permette di avere ulteriori fasi allo studio per poter mettere qualcosa in più. Quest’anno quello di Sulmona è già considerato come parte di un percorso stabilito.
I corsi in parallelo
In parallelo al corso di scrittura c’è poi anche un corso di musica.
Quello non fa parte del nostro festival, ma rientra nel discorso di relazioni che si vogliono mantenere con le altre attività. Si tratta di un progetto sviluppato dal Dams del quale ti può dire approfonditamente il professor Antonio Falduto, coordinatore di entrambi i corsi. Viene fatto in questa settimana proprio perché vogliamo che i ragazzi siano a contatto tra di loro.
Com’è avvenuta la selezione?
È avvenuta tramite del materiale che hanno inviato, in particolare un’idea di soggetto di circa una cartella e un eventuale portfolio. Sulla base di questo la commissione si poteva fare un’idea.
Calascio Film Fest 2026 tra scrittura e musica
Ad alternarsi con Marco Maiorano al microfono, Antonio Falduto, docente universitario UNINT Roma che ha coordinato entrambi i corsi e ai quali abbiamo chiesto qualche informazione in merito.
Cosa puoi dire del corso di scrittura e di quello di musica?
Si tratta di una scuola di perfezionamento su cui stiamo investendo molto, non solo economicamente con il comune di Calascio ovviamente, ma in una sorta di collaborazione con realtà locali, come il Festival di Simona, ma anche università importanti come il Dams di Roma. Quello che vogliamo fare è creare un luogo di studio, di incontro, di confronto e anche di creazione, nel senso che in Italia, le residenze, soprattutto estive, di corsi intensivi non sono così frequenti e comuni, o se ci sono, sono abbastanza costose. Ecco, quello che noi vogliamo fare è rendere Calascio un luogo non solo di turismo, ma anche un luogo dove puoi trovare una serie di corsi che possono soddisfare da un punto di vista anche accademico.

Abbiamo iniziato già da settembre con un corso di sceneggiatura (sono sempre corsi intensivi di una settimana), abbiamo continuato con ben quattro settimane dedicate ai giovani compositori di musica per film, vorremmo farlo anche per il costume nel cinema e nello spettacolo dal vivo. Insomma, si tratta di creare una struttura che possa offrire, specialmente d’estate, un luogo di crescita culturale, professionale e ovviamente anche aperto agli stranieri, perché per esempio abbiamo previsto anche la settimana di giovani compositori di musica per film in inglese (una classe di 12 studenti con più della metà che provengono dall’estero).
Qual è la struttura di questi corsi?
Sono sempre organizzati insieme alle più rappresentative associazioni di categoria, quindi quelle degli autori di cinema, sceneggiatori e registi, e per esempio quella dei compositori di musica per film e quella degli scenografi e dei costumisti. Questo ci permette di avere dei grandi professionisti come insegnanti: qui a pochi metri c’è un riconosciuto sceneggiatore, Angelo Pasquini, poi abbiamo avuto un’altra importante sceneggiatrice, Monica Zappelli insieme al regista Mimmo Calopresti. Ci sono poi altri produttori come Eileen Tasca, Mario Mazzarotto, Agnesi Ricchi e Gianandrea Pecorelli, scopritore di talenti come, per esempio, Brizzi dato che è stato il produttore di Notte prima degli esami, ed è l’ideatore e produttore de Il Paradiso delle Signore. In questo senso trattiamo anche i linguaggi televisivi perché giustamente crediamo di dover dare un più ampio spettro possibile agli studenti.
Per musica per film invece abbiamo un susseguirsi di grandi compositori, non li elenco tutti perché sono veramente troppi, però che con grande entusiasmo sono venuti qui anche per sole tre o sei ore tra un impegno e l’altro e questo permette di creare un ottimo rapporto con gli studenti.
Sono emersi dei prodotti interessanti?
Spero di sì. Alla fine della settimana ogni studente fa leggere o fa sentire (se è un compositore) ciò che ha finalizzato. Poi diamo circa un mese a ciascuno di loro per terminare il tutto dopodiché ci rincontreremo poi in varie occasioni per fare una verifica finale. Quindi è uno work in progress a cui teniamo molto perché il passaggio dall’accademia e dallo studio a quello della professione è sempre molto difficile e così facendo cerchiamo di semplificarlo.
Sono occasioni molto importanti per gli studenti, ma secondo me stimolanti anche per i docenti perché qui si vive 24 ore a contatto con lo studente.
Marco Maiorano e la tematica centrale del Calascio Film Fest 2026
Non c’era l’obbligo di una tematica specifica? Il sottotitolo del festival parla di rigenerazione.
È chiaro che quando si parla di tematiche legate alla rigenerazione siamo stati un po’ ampi nella richiesta dal momento che la rigenerazione può voler dire tutto e niente perché diventa difficile legarla troppo a un’unica accezione. Naturalmente vorremmo delle storie che in qualche modo si legassero a temi di questo tipo, ma sta un po’ alla sensibilità del candidato e della commissione leggere anche tra le righe.

La scelta dei film com’è avvenuta?
La scelta dei film è stata quest’anno un po’ più legata al corso e alla parte formativa. Abbiamo cercato di legare le tematiche dei film al percorso formativo e in parte anche ai docenti. Un film è stato Aspromonte – La terra degli ultimi di Mimmo Calopresti, tra i docenti ospiti insieme alla sceneggiatrice Monica Zappelli. Poi c’è stato il film Viva la libertà di Roberto Andò che invece è stato scelto perché è uno dei film scritti da Angelo Pasquini, uno dei docenti del corso, e ancora il documentario di Francesco Cordio scritto insieme a Filippo Tantillo, Ritorno al tratturo sulle aree interne. L’ultimo film, Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, è stato proiettato alla presenza di uno dei membri della commissione del pitch, il produttore Mario Mazzarotto, con la moglie, Agnese Ricchi, un’altra produttrice. In questo caso la tematica non è affine al festival, ma si tratta di un film attuale di cui si è parlato molto negli ultimi mesi per le vicende relative a un mancato finanziamento da parte del ministero. Considerando, quindi, la presenza di produttori abbiamo pensato di inserirlo nel programma, anche come occasione per il pubblico.
Volevo approfondire con te il discorso relativo ai vantaggi e agli svantaggi di realizzare un festival come quello di Calascio, in un’area interna, molto piccola, con pochi abitanti. Te lo chiedo anche considerando che sei legato al Sulmona Film Festival che sicuramente ha un respiro più internazionale.
Qui le condizioni che abbiamo trovato sono un piccolissimo borgo con pochi abitanti con alcuni limiti anche logistici (pochi posti dove si può mangiare, pochi posti in cui si può dormire…), non tanto per noi, ma per gli ospiti per i quali può diventare anche complicato. Anche per l’individuazione dei luoghi non è stato semplice; per fortuna siamo riusciti a individuare un posto davvero incantevole e accogliente che ha garantito un’ottima risposta anche di pubblico. Se l’anno scorso abbiamo avuto alcune difficoltà in più perché non conoscevamo il luogo, quest’anno abbiamo imparato come ovviare i problemi. Poi naturalmente ci sono mille variabili, dal fresco che aiuta anche nello spirito alla gente meravigliosa e all’aiuto dell’amministrazione e del sindaco Paolo Baldi.
Ci sarà una terza edizione del Calascio Film Fest?
Questo progetto purtroppo sta terminando perché il Rocca Calascio Luce d’Abruzzo raggiunge la sua conclusione quest’anno, però ha posto le basi perché si potesse creare tanto dalle relazioni tra persone, attività ed eventi. E poi ci auguriamo che, conoscendo il posto, magari si possano mettere dei piccoli semi perché possano nascere altre cose nei prossimi anni.
Ci saranno sicuramente attività anche collaterali al festival perché ci sono degli accordi di convenzione e delle attività durante l’anno (come l’anno scorso la cui edizione del festival si è tenuta a settembre). Ci sono state per esempio delle attività a dicembre e gennaio, come la mostra omaggio a Ladyhawke nel quarantennale e la proiezione del film, in collaborazione con altre realtà che hanno messo a disposizione dei costumi originali, delle fotografie inedite dei reperti da set e degli oggetti di scena. Quest’anno stiamo organizzando un concerto (l’anno scorso ce ne sono stati due, uno di apertura e uno di chiusura).
Ottavia Ricci: il progetto alla base di Calascio Film Fest 2026
L’ultima parola alla dottoressa Ottavia Ricci, responsabile del progetto alla base della nascita del festival, che ha spiegato meglio i dettagli tecnici dietro la realizzazione della kermesse e di altri eventi collaterali.
Tutto questo, però, nasce all’interno di un progetto. Cosa ci puoi dire di questo progetto?
Il festival del cinema rientra all’interno del progetto PNRR Borghi linea A, per cui questo comune ha ricevuto un finanziamento di 20 milioni di euro, così come altri 19 comuni, uno per regione. Per ricevere questo finanziamento il ministro della cultura ha scritto delle linee guida inviate poi alle regioni, le quali, a seconda delle loro necessità, hanno fatto dei bandi. La cosa molto importante è che comunque questi comuni hanno risposto a dei bandi che chiedevano loro di che cosa avevano bisogno per rigenerarsi.

I temi del bando erano proprio sul tema della rigenerazione culturale, sociale ed economica. Perché lo sottolineo? Perché per la prima volta la rivoluzione è stata che il ministro della cultura non facesse un bando per restaurare, ma per creare lo sviluppo sociale ed economico attraverso la cultura.
E questa è una vera e propria rivoluzione perché in Italia la cultura è sempre stata il museo, la staticità. Per questi piccoli comuni, invece, ha creato un laboratorio diffuso nel paese. Perché oltre a questi 21 comuni ce ne sono altri 294 che hanno risposto alla linea B che era invece un bando da 1.600.000. Calascio ha la sua rocca che fa circa 80.000 visitatori l’anno. Il progetto principale è il recupero e il restauro della Rocca e anche la messa in sicurezza e la gestione di tutti i flussi. Tutti gli interventi culturali sono finalizzati a spalmare sull’anno questi flussi.
Tutto questo come si lega al festival?
Il Calascio Film Fest casca a giugno che è un periodo dove qui non c’è ancora il pienone che ci piò essere nei mesi estivi centrali (anche se in realtà quest’anno, rispetto ai precedenti, i flussi sono aumentati). E poi ci sono quattro scuole: una di musica che è la prima in Italia che fa composizione per il cinema; una di tessitura che ha finito il suo master adesso e ne farà un altro la settimana successiva sull’uso dei telai; una di turismo che, insieme all’Università di Teramo, conferisce un attestato di esperto della montagna e una della pastorizia che risponde all’esigenza del territorio.
All’interno del progetto stiamo facendo un albergo, un ostello, un rifugio e un campeggio, per avere l’opportunità di ospitare dentro un altro spazio che non sia per forza una chiesa, tutta una serie di convegni. Quindi ci sarà una sala multimediale, per esempio. Insomma è un progetto che ha un filo rosso che collega tutto quello che stiamo facendo, dove niente è lasciato al caso. L’obiettivo è di fare di Calascio un modello di sviluppo per il perfezionamento nella formazione e per questo abbiamo iniziato adesso con queste scuole, ma niente ci vieta di fare altre scuole di perfezionamento.
La cosa importante è che noi vorremmo far capire che questi sono i luoghi del futuro, perché c’è tanta opportunità di fare, di inventarsi, di creare e soprattutto di contrapporsi probabilmente a questo iper progresso che toglierà tanti posti di lavoro. Qui, invece, c’è bisogno di gente che sappia fare.
Per quanto riguarda il programma del cinema, l’abbiamo chiamato cine-rigenerazione proprio per tenerlo unito a questo tema di Calascio e dei piccoli comuni, per cui tutti i film hanno quella goccia di rigenerazione e di proiezione verso il futuro.
Sono Veronica e qui puoi trovare altri miei articoli