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ShorTS International Film Festival Maremetraggio

‘La pista d’oro’: tra rovine, silenzi e ricordi

Un'opera di grande delicatezza, Viren Beltramo trasforma un circuito abbandonato in un luogo sospeso tra memoria e tempo. Allo ShorTS International Film Festival di Trieste

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La Pista d’Oro di Viren Beltramo: un cortometraggio che trasforma una pista dimenticata in un archivio emotivo di memoria e ricordi

Ci sono luoghi che, una volta abbandonati, smettono di assolvere alla funzione per la quale erano stati costruiti, ma continuano a custodire le vite che li hanno attraversati. La pista d’oro di Viren Beltramo  parte proprio da questa suggestione, trasformando un circuito dismesso di go-kart in un luogo della memoria, dove presente e passato finiscono per sovrapporsi.

Presentato in concorso alla ventisettesima edizione dello ShorTS International Film festival Maremetraggio di Trieste, il cortometraggio ha come protagonista assoluta la celebre pista romana che gli dà il titolo. Un luogo che tra gli anni Sessanta e Ottanta era considerato un fiore all’occhiello dell’automobilismo italiano, arrivando ad ospitare due campionati del mondo. Chiuso dal 2002, oggi sopravvive come un luogo sospeso tra ricordo e rovine.

La Pista d’Oro di Viren Beltramo: un cortometraggio che trasforma una pista dimenticata in un archivio emotivo di memoria e ricordi

La pista d’oro: il circuito come archivio della memoria

Sono proprio gli spazi desolati dell’impianto il fulcro del cortometraggio di Viren Beltramo. La regista evita qualsiasi approccio nostalgico o didascalico, ma osserva con discrezione lasciando che siano le geometrie della pista, le reti metalliche, le tribune vuote e gli ambienti in rovina a raccontarne il passato. La regia mantiene inizialmente la protagonista ai margini dell’inquadratura, riservando il centro del campo all’architettura del circuito. Anche il paesaggio sonoro contribuisce a questa sensazione: nell’aria riecheggia soltanto lo scricchiolio di oggetti calpestati al passaggio della ragazza protagonista. È come se il luogo continuasse a parlare attraverso i suoi resti.

Dopo un iniziale distacco, l’inquadratura si stringe sulla protagonista (interpretata da Anna Favella) nel momento in cui recupera un casco e si siede su un vecchio go-kart. Da questo momento il film sposta il proprio sguardo dall’osservazione dello spazio per immergersi in una dimensione più intima e mentale. Un raccordo visivo, infatti, ci conduce a un’altra donna, anziana, nell’atto di ripetere lo stesso gesto a bordo di un go-kart adagiato dentro un garage. L’atmosfera cupa e fredda lascia spazio, ora, a dei toni caldi e granulosi, e il presente si mescola con i ricordi.

La Pista d’Oro di Viren Beltramo: un cortometraggio che trasforma una pista dimenticata in un archivio emotivo di memoria e ricordi

Il tempo custodito dai luoghi

Più che raccontare la storia di un circuito automobilistico o di una pilota, La pista d’oro interroga la capacità dei luoghi di trattenere ciò che il tempo sembra aver cancellato. Beltramo filma lo spazio come un archivio emotivo, lasciando che siano il suono, gli oggetti e le assenze a costruire il racconto. Ne nasce un’opera di grande delicatezza, che affida alla forza evocativa delle immagini il compito di dimostrare come anche un luogo abbandonato possa continuare, ostinatamente, a fare rumore.

La pista d'oro

  • Anno: 2026
  • Durata: 4'
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Viren Beltramo