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ShorTS International Film Festival Maremetraggio

‘O’ Cunto d’Angelica’: un canto di dolore e memoria

Un ponte poetico tra la canzone napoletana, la storia brasiliana e il cinema d'avanguardia

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O' Cunto d'Angelica

Un’icona, di stile e di coraggio, e una visionaria: una donna, Zuzu Angel, che ha segnato, nel vestire, se stessa e gli altri, nel ribellarsi, agli stereotipi e al potere, la storia. E anche il modo di raccontarla, come accade in O’ Cunto d’Angelica, il cortometraggio diretto da Antonello Matarazzo e in concorso a ShorTS International Film Festival nella sezione Italia In Shorts, dedicata ad alcune delle voci più interessanti del panorama nazionale, capace di lasciare tracce, suggestioni e domande. E in grado di raccontare la vitalità e la varietà del cinema breve italiano contemporaneo, tra visioni poetiche, racconti surreali, sperimentazioni narrative e nuove prospettive sul reale.

Prospettive e visioni evidenti, appunto, anche nell’opera del regista e artista campano, che riprende il titolo dall’omonima canzone di Maria Pia De Vito e Chico Buarque, le cui voci, come materia sonora, e i cui volti accompagnano le immagini e un racconto, personale e insieme pubblico, di dolore, morte, ma, anche, di resistenza. 

Una storia di lotta

È proprio un racconto, un “cunto”, quello in cui conduce la canzone di De Vito e Buarque, riadattamento del brano del 1977, “Angelica”, scritta dallo stesso Buarque insieme a Miltinho, e dedicata a Zuleika Angel, nota nel mondo della moda brasiliana come Zuzu Angel e, nella storia, come simbolo di resistenza e protesta verso il regime dittatoriale brasiliano. Sfilate tinte di nero, angeli e colombe come gli esseri umani portati via dai poteri forti, hanno riempito le passerelle di Zuzu Angel, in un’accusa pubblica, feroce e diretta, contro il regime e gli orrori perpetrati da esso nei confronti di oppositori, giovani e studenti. E di cui la stessa Angel, scomparsa tragicamente il 14 aprile 1976 in un incidente stradale organizzato dagli agenti della repressione dopo aver patito la morte del figlio torturato e ucciso, e aver lottato per far giustizia in suo nome, ha fatto le spese. 

O' Cunto d'Angelica

Il suono della resistenza

Attraverso e lungo questo dolore, e questa storia, si muove il canto napoletano di De Vito e Quarque, e il racconto visivo di Matarazzo, in un cortometraggio che diviene, tra passato e presente, un monito, di dolore, ma anche di coraggio e ribellione. E lo è in una forma che, contaminando più linguaggi, unisce parola, musica, immagine in movimento e videoarte, mettendo in scena, appunto, un “cunto”, nel senso più ancestrale del termine, che diviene evocazione di un passato, insieme storico e senza tempo. Le voci dei due artisti accompagnano e in qualche modo sembrano dare vita alle fotografie, ai video e al materiale d’archivio che Matarazzo, integrando vari media, avvicina, fonde e fa convergere l’uno nell’altro, tra le sfilate di moda, le azioni di protesta, e i volti di chi, in nome di quel dissenso, ha perso la vita.

Un racconto in cui basta il suono delicato e intimo, intriso della sofferenza e del lamento vissuto da Zuzu Angel, a ricrearne l’immagine, l’immaginario e la storia, tagliata, incollata e raccontata attraverso tecniche di morphing e marping. E nell’equivocità e, insieme, nella complementarietà di immagine fissa e movimento, tratto distintivo del regista, che permettono lui, e allo spettatore, di analizzare ed esplorare gli aspetti antropologici e più introspettivi e profondi di un vissuto. E in cui raccontare diviene un mezzo non solo per dimenticare, per esorcizzare il dolore o la fine, di un’opera professionale e di vita, ma anche per ricordare e tramandare. In un “punto” che può divenire, e diviene, un atto di resistenza culturale. 

O’ Cunto d’Angelica

  • Anno: 2025
  • Durata: 5'
  • Regia: Antonello Matarazzo