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Figari international short film festival

‘Beyond Silence’ quando il silenzio non è una scelta

Marnie Blok firma un cortometraggio asciutto e potente che trasforma la fragilità della comunicazione in una straordinaria forza narrativa

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beyond silence

In concorso al Figari Film Festival 2026, Beyond Silence è un cortometraggio olandese diretto da Marnie Blok. L’opera, che ha già intrapreso un percorso festivaliero di grande rilievo, è stata tra gli altri presentata con successo e premiata al Tribeca Festival, al Savannah Film Festival e al Palm Springs International ShortFest.

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Un doloroso kammerspiel

Poco più di quindici minuti ambientati quasi interamente nell’ufficio di una consulente accademica. Eva (Henrianne Jansen) entra nello studio di Sandrine (Tamar van den Dop), accompagnata dalla sorella Anna (Sigrid ten Napel). Eva è sorda e comunica attraverso la lingua dei segni; per questo ha bisogno dell’aiuto della sorella come interprete.

Non si tratta di una visita di cortesia. Eva ha deciso di andare oltre il silenzio (Beyond Silence) e di chiedere aiuto dopo aver subito per oltre un anno gli abusi del proprio relatore di dottorato. Fino a quel momento non era riuscita a denunciare quanto accaduto, schiacciata dal peso della paura, del senso di impotenza e delle inevitabili conseguenze personali e professionali.

Non ci sono preamboli, né deviazioni narrative. Il racconto procede con determinazione, ricostruendo i fatti, le omissioni, le esitazioni e il trauma che continua a condizionare la vita della protagonista. La regia di Blok sfrutta magistralmente l’unità di spazio. La stanza diventa un luogo di confronto, ma anche una sorta di campo di battaglia emotivo. La macchina da presa si avvicina ai volti per catturare ogni minima incrinatura e poi si allontana, lasciando emergere la distanza che separa i personaggi dalle loro possibilità di comprensione reciproca. Scrivania, finestra, pareti e porta assumono progressivamente un valore simbolico, trasformandosi in confini fisici e psicologici.

Silenzio o denuncia after the hunt?

Negli ultimi anni il cinema ha affrontato spesso il tema delle molestie e degli abusi di potere, mostrando quanto sia difficile per una vittima trovare la forza di parlare. Vergogna, paura di non essere creduti, isolamento e sensi di colpa diventano ostacoli enormi. Come ricorda una celebre frase attribuita a Edmund Burke,

«Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino ad agire».

È una riflessione che sembra attraversare silenziosamente tutto il cortometraggio.

Beyond Silence aggiunge però un elemento ulteriore e decisivo. La protagonista vive infatti una condizione di fragilità comunicativa che amplifica il trauma. Eva non deve soltanto trovare il coraggio di denunciare; deve anche affrontare la costante sensazione di non essere compresa pienamente da chi la circonda. La sua esperienza evidenzia come l’emarginazione possa nascere non solo dalla violenza subita, ma anche dalle difficoltà di comunicazione che la separano dal resto della società.

La lingua dei segni diventa così il vero cuore narrativo dell’opera. La necessità di attendere la traduzione costringe gli spettatori a sperimentare, seppur in minima parte, una condizione di sospensione e di distanza. I gesti, gli sguardi e le pause assumono un’intensità straordinaria. Il dolore emerge attraverso movimenti trattenuti e racconti che sembrano spezzarsi prima ancora di trovare una forma verbale compiuta. Paradossalmente, è proprio questo filtro a rendere la sofferenza ancora più tangibile.

Beyond Silence si offre come una denuncia lucida delle responsabilità individuali e istituzionali che permettono a certe dinamiche di perpetuarsi. Un cortometraggio che colpisce per la sua capacità di trasformare il silenzio in testimonianza e la fragilità in un potente atto di resistenza. 

Beyond Silence

  • Anno: 2024
  • Durata: 17'
  • Genere: Dramma intimo
  • Nazionalita: Paesi BAssi
  • Regia: Marnie Blok