Connect with us

Latest News

CinemAmbiente: i vincitori della 29esima edizione del festival

La kermesse torinese chiude i battenti assegnando i premi ai documentari che smontano il greenwashing globale.

Pubblicato

il

29º Festival CinemAmbiente

C’è un’ostinazione quasi eroica nel modo in cui il cinema documentaristico continua a fare il lavoro che la politica e i grandi media evitano accuratamente di fare: raccontare la realtà per quella che è, numeri e fatti alla mano, senza i belletti del greenwashing aziendale o delle passerelle istituzionali. L’ultimo bilancio di questa resistenza culturale arriva da Torino, dove si è conclusa la 29esima edizione di CinemAmbiente, la storica rassegna cinematografica che da quasi tre decenni monitora lo stato di salute o per meglio dire, di agonia del nostro pianeta.

Mentre i governi firmano protocolli d’intesa che puntualmente disattendono il giorno successivo, la giuria internazionale del festival guidato dal direttore Gaetano Capizzi ha estratto dal cilindro della selezione ufficiale un palmarès che suona come un atto d’accusa geometrico e spietato contro il capitalismo predatorio e l’indifferenza collettiva. Qui non si filosofeggia sui massimi sistemi: si mostrano i corpi del reato.

I verdetti della giuria: i documentari sul banco degli imputati

Il premio principale per il Miglior Documentario Internazionale è andato a un’opera che fotografa magistralmente l’ipocrisia delle transizioni ecologiche calate dall’alto. Il regista Jean-Robert Viallet mette a nudo le contraddizioni della macchina industriale globale, dimostrando come il tentativo di curare la dipendenza dai combustibili fossili stia generando nuove forme di colonialismo estrattivo nei Paesi in via di sviluppo. La cinepresa si sposta dai laboratori europei alle miniere a cielo aperto, dove la manodopera locale subisce gli effetti collaterali del benessere occidentale.

Sul fronte del cinema di casa nostra, la sezione competitiva nazionale ha visto il trionfo di Elena Giogli con un lavoro d’inchiesta d’altri tempi. Il documentario scava nelle pieghe della provincia italiana, portando alla luce i comitati di cittadini nati per difendere il proprio territorio dall’assalto dei colossi delle biomasse e delle discariche abusive. La regista adotta una narrazione asciutta, priva di patetismi, lasciando che siano i documenti e le testimonianze dirette dei protagonisti a comporre il quadro di un’illegalità diffusa e spesso tollerata dalle amministrazioni locali.

Il verdetto del pubblico e la sfida del futuro

L’aspetto politicamente più rilevante della manifestazione torinese è, come sempre, la risposta del pubblico che ha affollato le sale del Cinema Massimo. In tempi di totale disaffezione per la fruizione collettiva, la richiesta di un cinema di pura informazione e denuncia dimostra che esiste una fetta di cittadinanza che non si accontenta delle verità precotte dei telegiornali generalisti.

Resta da capire se i segnali d’allarme lanciati dai registi premiati a Torino rimarranno confinati nel circuito festivaliero o se riusciranno a penetrare nei palazzi del potere romano ed europeo. Nell’attesa che la politica si svegli dal suo torpore interessato, il festival ha fatto la sua parte, consegnando agli spettatori gli strumenti critici per non farsi raggirare.

Un festival geometrico e spietato che trasforma l’audiovisivo nell’aula di tribunale dove processare i crimini ecologici del nostro tempo.