Buckskin della regista Mars Verrone è stato presentato al 29° CinemAmbiente a Torino, nella sua ultima giornata di Festival. Il cortometraggio sperimentale, in concorso, ripercorre tramite fotografie d’archivio e ricordi familiari le tappe più importanti dell’esistenza di Carroll B. Williams, soprannominato Buckskin (“pelle di daino”).
Fu il primo afroamericano a conseguire un dottorato in Scienze forestali ed Entomologia, e a essere assunto dal Servizio Forestale degli Stati Uniti.
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Buckskin | La foresta grande protagonista
La foresta prende forma, vita e spazio in Buckskin attraverso ricordi, dialoghi, interrogazioni, che Williams, ormai anziano e sulla via della dipartita terrena, pone a se stesso e al mondo.
Gli alberi, gli insetti, il sole e le piante possiedono un linguaggio antico e autentico, attraverso il quale costruiscono connessioni, in completa armonia. È proprio nella foresta che Carroll, uomo nero tra bianchi, ha trovato rifugio e insieme ha circoscritto il proprio luogo di appartenenza e di lavoro, studiando le relazioni tra insetti e ambiente circostante.
La foresta è per il protagonista è un’antichissima banca dati, la memoria del mondo, a cui gli esseri umani si possono rivolgere per ritrovare il proprio senso di sé. Soprattutto quando questo vacilla, nella confusione e nel rumore del mondo esterno.

Buckskin, Verrone (2026)
Lo sguardo di Verrone sull’oggi, la differenza tra umani e natura
Lo sguardo di Verrone vuole soffermarsi su un’immaginaria ma quanto mai reale linea divisoria tracciata tra umanità e ambiente, attraverso le parole di Carroll. Se la natura da millenni lavora, vive, respira collettivamente, per gli esseri umani ciò non è ancora un dato acquisito.
L’umanità non ha decisamente imparato una verità fondamentale: tutti i popoli sono parte di un unico organismo, che dovrebbe vivere in pace, in ascolto l’uno dell’altro, e in completa armonia. I confini che abbiamo tracciato disegnano un presente nel quale siamo disuniti e feriti; perciò deboli, accecati dalla sete di predominio economico e culturale.
Carroll ha bisogno di mantenere il proprio sguardo sulla foresta per osservare il mondo che lo circonda e tentare comprendere i meccanismi che lo animano. Il cortometraggio di Mars Verrone in questo senso interroga il presente, ne mostra le crepe, e infine lo redarguisce: se noi umani non impareremo a prenderci cura del prossimo e sceglieremo di proseguire sulla via della violenza, della guerra e dello sfruttamento delle risorse, quale domani consegneremo alle nuove generazioni?