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‘Remake’ di Ross McElwee: una vita che rinasce, sette anni dopo

Un film sull’assenza che celebra la presenza, in apertura del festival UnArchive

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'Remake': il documentario intimo di Ross McElwee in apertura del festival UnArchive sul riuso creativo di immagini d’archivio

UnArchive Found Footage Fest 2026 apre con Remake di Ross McElwee per Best of Fest, la sezione con lavori da festival mondiali dedicati al cinema di riuso. Il film del regista statunitense è infatti vincitore del ReFrame Award all’IDFA 2025.

Remake: il documentario famigliare di McElwee

Ross McElwee ha sempre filmato la propria vita per capirla e utilizzato la famiglia come lente privilegiata attraverso cui guardare il mondo. Tra i documentari personali per cui è celebrato il regista, Remake è il compimento naturale della sua pratica e poetica e insieme il suo momento più vulnerabile.

Quando Adrian, il figlio, muore improvvisamente nell’inverno del 2016, McElwee non sa se farà mai un altro film. Ci vorranno sette anni perché torni a guardare le riprese di vita famigliare fatte e poi quelle che Adrian aveva girato lui stesso. Da bambino, Adrian amava essere filmato e il padre amava filmarlo in un processo, un rito, che li univa. Una liturgia domestica che con gli anni si è complicata, fino a minacciare di essere interrotta. Ma anche Adrian, negli anni, aveva cominciato a sua volta a filmare. Dapprima si avventura in sporadici episodi del quotidiano o video musicali, poi con l’intenzione più puntuale di raccontare in un documentario la sofferenza delle dipendenze.

La memoria delle immagini

Man mano che il film procede, le immagini filmate dal padre e quelle del figlio si intrecciano e alternano. Eppure Remake non sembra veicolo per un’elaborazione del lutto ma anzi una celebrazione della vita, un tentativo di abitare la presenza e non la perdita. C’è un’amica di vecchia data del regista che nel corso del film sta perdendo la memoria. Una perdita lenta e silenziosa che non assomiglia alla morte ma la anticipa in modo forse più crudele, perché mentre si è ancora vivi.

E c’è ancora una scena che funziona come una rivelazione: durante una retrospettiva a lui dedicata, McElwee si ritrova in cabina di proiezione proprio mentre sullo schermo vengono proiettati i suoi giuramenti di matrimonio con quella che è ormai la sua ex moglie. Vorrebbe fermare tutto, annunciare che le cose non stanno più così. Per la prima volta nella sua opera riconosce nella realtà filmata un’immagine che ha smesso di corrispondere al mondo, una verità diventata finzione con il passare del tempo.

Il cinema è il luogo

È il cinema, il loro cinema, fatto di dialoghi davanti all’obiettivo e confessioni che solo la presenza di una camera rendeva possibili, a diventare il territorio in cui i due si cercano, scontrano e sempre ritrovano. Quando Ross è ricoverato in ospedale per un delicato intervento, Adrian gli recapita nascostamente una videocamera, convinto che possa aiutarlo a guarire più velocemente. Dietro al figlio che restituisce al padre il suo strumento vitale non si cela soltanto un segno d’affetto, ma la prova definitiva che Adrian aveva capito, forse meglio di chiunque, che per quell’uomo filmare e vivere erano la medesima cosa. E forse era lo stesso anche per lui.

In tal senso, Remake, che è di fatto un film di entrambi, è la risposta del padre sette anni dopo. Ripercorrendo e cucendo insieme le immagini di entrambi, McElwee restituisce al figlio il gesto e costruisce, ancora una volta, lo spazio in cui continuare a esistere, insieme.

Remake

  • Anno: 2025
  • Durata: 114’
  • Distribuzione: Cinetic Media
  • Genere: documentario
  • Nazionalita: Stati Uniti
  • Regia: Ross McElwee