Il ritorno di Richard Gadd combacia con un altro ritratto agghiacciante e complesso dell’adolescenza e dell’età adulta, in una miniserie che mira ad esplorare le contraddizioni dell’uomo alfa
Torna dal 24 aprile il nuovo progetto di Richard Gadd, Half Man, serie di 6 episodi disponibile su HBO e HBO Max. Frutto di una collaborazione tra BBC One e la nota tv via cavo americana, il dramedy esistenziale è sempre scritto e interpretato, seppur qui in una parte minore, da Gadd, mentre alla regia della serie troviamo Alexandra Brodski e Eshref Reybrouck. I protagonisti assoluti di Half Man sono Mitchell Robertson e Stuart Campbell affiancati da Jamie Bell e dallo stesso Richard Gadd.
Il TRAILER – Half Man
Half Man, un uomo e mezzo
Abbracciando un lasso temporale che va dagli anni ’80 fino ad oggi, la storia segue le vicende di Niall (Jamie Bell) e Ruben (Richard Gadd) dal matrimonio del primo al rapporto tossico tra i due in fase adolescenziale (Mitchell Robertson e Stuart Campbell).
Il post Baby Reindeer in uno sguardo spietato e critico sul patriarcato
La prima miniserie di Gadd per Netflix, ormai diventata cult, Baby Reindeer, usava il tema dello stalking di una mitomane innamorata ossessivamente di un comico, per esplorare altri temi cari al suo creatore. Due su tutti, abuso e tossicità maschile. Ecco, in Half Man, la nuova serie per HBO di Richard Gadd, la tendenza dello showrunner per l’uomo alfa e il patriarcato più venale e sprezzate, prende forma in un’altra ossessione ben evidente. Il post Baby Reindeer è una serie nuova rispetto a quella di Netflix, ma che comunque “gioca” con specchi e riflessi maschili molto cari all’ormai ex stand-up comedian diventato raffinato interprete di conflittualità maschili. Per il suo nuovo progetto, Gadd sceglie due prototipi maschili, che più diversi non potrebbero essere, senza riuscire a fare a meno l’uno dell’altro.
Niall e Ruben: il maschio tossico secondo Richard Gadd
Niall e Ruben si rincorrono dagli anni ’80 fino ai giorni nostri in un rapporto morboso, tossico, e incredibilmente embrionale. Gadd, assieme ad un convincente Campbell, interpretano le due versioni patriarcali di Ruben, il maschio alfa per eccellenza; omofobo, in perenne stato di ebbrezza e materialista allo stato puro. Dall’altra parte Niall è un personaggio facile da scrivere; indeciso, fragile, timido, impacciato, oscillante tra la propria omosessualità e l’eteromania di Ruben. Con Half Man Richard Gadd sembra aver alzato l’asticella anche questa volta, delineando un ritratto crudo non solo dell’adolescenza ma in primis delle fragilità maschili. Nei primi episodi, difatti, assistiamo a continui flash forward di apertura e di chiusura sui protagonisti adulti, un espediente per introdurre la lunga linea del passato che riguarderà le loro versioni adolescenziali.
Niall e Ruben non sono fratelli, ma amici nati un po’ per caso a causa della relazione tra le loro madri, e Gadd in tale dinamica e approccio sembra volerci mostrare proprio un viaggio formativo. Come questa unione amicale diventi ossessione e reciproco conforto. Perché se Ruben vede nel personaggio più fragile un soldato da plasmare a sua immagine e somiglianza, Niall (come si evince dal secondo episodio) non riesce a non richiamarlo continuamente nel suo mondo. Magari pentendosi subito dopo, ma condizionato da una fisiologica ed emotiva voglia di appartenersi. Due immagini opposte e unite del maschilismo contemporaneo.
Una serie sul mondo maschile ma che deve stare attenta a non esagerare
Dopo il successo e il grande clamore attorno a Baby Reindeer, era inevitabile aspettarsi da Gadd una miniserie altrettanto disturbante sulla fragilità maschile. Half Man, nei suoi primi episodi, si dimostra capace di scavare nelle contraddizioni di tale mondo, e raccontarlo senza scorciatoie o attenuanti. Ma se da una parte la serie HBO descrive molto attentamente l’uomo alfa, dall’altra corre il serio rischio di trasformare il disagio maschile in una continua e retorica forma di autoassoluzione. Richard Gadd ha dalla sua un notevole talento nel non ricercare quasi mai soluzioni o redenzioni facili per i suoi personaggi. Niall e Ruben sono estensioni di maschi e uomini ben lontani dall’essere inquadrati come personalità fraintese. Sono invece caratterizzazioni complicate, egoiste, sfaccettate, e a tratti, come nel caso di Ruben, perfino disturbanti.
Due amici nei loro specchi disturbanti
La forza delle serie di Richard Gadd sta proprio qui, nel creare storie che obbligano lo spettatore a specchiarsi e a mettere in discussione propri aspetti caratteriali. Half Man dovrà essere capace di mantenere questo approccio netto e fortemente realista, evitando vittimizzazioni maschili rispetto ai quali il dualismo Niall/Ruben potrebbe prestarsi. Perché cosa resta di un uomo quando i ruoli che lo definiscono smettono di funzionare? Una domanda potente e rischiosa che probabilmente ricorrerà per tutta quanta la serie, evitando una celebrazione involontaria nell’autocommiserazione maschile.
Half Man ha tutto per fare bene ed essere uno dei migliori prodotti seriali di questa annata. Richard Gadd delinea ancora una volta un affresco pieno di ombre e crisi della rappresentazione maschile. Una miniserie che potrebbe anche essere importante nel contesto sociale in cui viviamo, ma solo se Half Man riuscirà a comprendere Niall e Ruben senza giustificarli.